Con l’avvio del nuovo anno scolastico, iscrivere i propri figli a scuola si conferma un’impresa economica sempre più complessa per le famiglie italiane. Secondo stime attendibili, nel 2026 l’acquisto del materiale didattico subirà un rincaro fino al 4%, mentre per i libri di testo si prevede una crescita della spesa dell’1,8%. A lanciare l’allarme è Giuseppe D’Aprile, Segretario generale della UIL Scuola, che invoca interventi strutturali e urgenti per contrastare il cosiddetto “caro libri”.
La denuncia del sindacato arriva a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della relazione della Commissione europea sugli investimenti nell’insegnamento, rilasciata il 1° settembre. I dati confermano una storica debolezza del nostro sistema: l’Italia destina all’istruzione circa l’8% della propria spesa pubblica complessiva, a fronte di una media europea che si attesta al 9,7%.
Mentre in diversi Stati membri dell’Unione Europea – in particolare nei Paesi nordici – le scuole pubbliche riescono a farsi carico dei libri di testo e di parte dei materiali, o si affidano diffusamente al comodato d’uso, in Italia il peso economico continua a gravare quasi interamente sulle spalle dei genitori.
Per superare questa emergenza, la UIL Scuola suggerisce di guardare alle buone pratiche già attive sul territorio nazionale, proponendo l’estensione del sistema applicato in Trentino. Nella provincia autonoma, infatti, le tutele sono strutturate per fasce d’età:
Secondo D’Aprile, lo Stato dovrebbe finanziare direttamente le scuole per permettere l’acquisto dei testi, la loro distribuzione in comodato e il loro successivo recupero e riutilizzo negli anni a venire.
Un altro punto cruciale della battaglia della UIL Scuola riguarda il fenomeno delle nuove edizioni dei manuali scolastici. Troppo spesso le case editrici introducono modifiche marginali che rendono di fatto inutilizzabili i libri dell’anno precedente, bloccando il mercato dell’usato.
“Quando gli aggiornamenti non sono sostanziali, non si può costringere una famiglia ad acquistare un nuovo libro“, dichiara fermamente D’Aprile, chiedendo regole precise che favoriscano il riuso e proteggano i bilanci familiari da spese superflue.
Attualmente, le scuole decidono l’adozione dei testi a giugno per l’anno scolastico successivo. Per il sindacato, tuttavia, la politica non può muoversi con scadenze annuali. È necessaria una pianificazione finanziaria a lungo termine, con un raggio temporale almeno triennale o quinquennale (pari alla durata di un intero ciclo scolastico).
Solo attraverso un’analisi accurata dei bisogni delle famiglie e la personalizzazione degli aiuti sarà possibile garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di partenza. L’obiettivo, conclude il Segretario della UIL Scuola, è compiere finalmente il passo decisivo: “Passare dall’uguaglianza formale a quella sostanziale“.