L’incontro dello scorso 5 marzo tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali del comparto “Istruzione e ricerca” ha riportato al centro del dibattito politico il tema del welfare professionale nella scuola. Sul tavolo, in particolare, la Carta del docente per il 2025/2026, estesa anche agli insegnanti con contratto di supplenza annuale e fino al termine delle attività didattiche.
Una novità significativa, che amplia la platea dei beneficiari e riconosce l’importanza della formazione continua anche per il personale precario, da anni parte integrante del sistema scolastico.
Nel corso del confronto, il Ministro ha annunciato ulteriori sviluppi: nuove risorse destinate alla formazione consentiranno anche al personale ATA di accedere a percorsi dedicati, finanziabili attraverso una specifica “carta servizi”.
Si tratta di un passo avanti verso un modello di scuola più inclusivo dal punto di vista professionale, dove tutte le componenti possano beneficiare di strumenti di aggiornamento e crescita.
L’Associazione Nazionale Presidi accoglie con favore questi segnali di attenzione verso il personale scolastico. Tuttavia, sottolinea una criticità ormai ricorrente: il rischio che i dirigenti scolastici restino esclusi ancora una volta da misure di welfare e formazione.
Una esclusione che appare difficilmente giustificabile, soprattutto alla luce delle crescenti responsabilità – civili, amministrative e penali – che gravano su chi guida le istituzioni scolastiche.
L’ANP richiama la necessità di un investimento sistemico nella formazione continua di tutto il personale, in linea con la cosiddetta Direttiva Zangrillo.
Secondo l’associazione, non è più rinviabile un approccio organico che includa tutte le figure professionali della scuola, senza eccezioni.
Tra le proposte avanzate, torna con forza quella dell’istituzione di una Carta dedicata ai dirigenti scolastici.
Se la formazione degli insegnanti rappresenta un pilastro della qualità del sistema educativo, lo stesso vale – sottolinea l’ANP – per chi è chiamato a governare le scuole. I dirigenti devono infatti confrontarsi quotidianamente con innovazioni normative, organizzative, tecnologiche e pedagogiche di elevata complessità.
Eppure, a differenza di docenti e, in prospettiva, personale ATA, non dispongono di alcuna risorsa dedicata alla propria formazione. La richiesta è quindi chiara: garantire anche alla leadership scolastica strumenti economici per percorsi di aggiornamento, studio e ricerca.
Un altro punto critico evidenziato riguarda l’accesso gratuito ai luoghi della cultura. Il decreto del Ministero dei Beni culturali n. 111/2016 riconosce questo diritto ai docenti, ma non ai dirigenti scolastici.
Il paradosso è evidente: sono proprio i dirigenti a rilasciare le attestazioni che consentono agli insegnanti di usufruire del beneficio, pur essendone esclusi.
Per l’ANP si tratta di una contraddizione che non tiene conto del ruolo del dirigente come promotore del rapporto tra scuola e patrimonio culturale.
Il tema di fondo resta quello dell’equità. Il welfare scolastico, per essere efficace, deve avere una dimensione inclusiva e riconoscere il valore di tutte le componenti professionali.
Escludere i dirigenti scolastici significa indebolire l’intero sistema: senza una leadership adeguatamente formata e sostenuta, non può esserci una scuola di qualità.