Sono molti i docenti precari che hanno fatto ricorso per ottenere i 500 euro della Carta Docente negli scorsi anni. Uno di loro, insegnante di sostegno 34enne del torinese, ha avuto tre sentenze favorevoli in merito, la prima nel 2023, ma ancora deve riscuotere tutti i soldi che gli spettano.
Come riporta La Stampa, il docente ha dichiarato: “La prima sentenza l’ho vinta nel 2023 e i soldi mi sono arrivati due mesi fa. Intanto, ho speso cinquemila euro per formarmi e uscire dal precariato. Non avessi vinto lo capirei, ma avendo una sentenza a mio favore aspettare tre anni mi sembra antipatico”.
Ecco come li avrebbe spesi: “Nella mia formazione. In questi anni ho conseguito la specializzazione in sostegno, che costa più di tremila euro. Un titolo che non tutti hanno ma che è fondamentale. Poi, per aprirmi altre possibilità di assunzione, ho conseguito l’abilitazione per insegnare arte alle scuole medie. Altri 1.796 euro”.
“Quando mi si è rotto il computer e mi serviva ogni giorno in classe, l’ho dovuto ricomprare di tasca mia. Sono tutti costi che avrei potuto sostenere con la Carta. Lavorando con i ragazzi ci sono tante attività da fare e questo voucher è spendibile solo per alcuni determinati articoli, non per tutto”, ha aggiunto.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è intervenuto qualche giorno fa per fare chiarezza sul caso della Carta del docente e sulle spese legali legate al contenzioso, respingendo con decisione le ricostruzioni circolate nei giorni scorsi. Al centro della polemica, un articolo pubblicato da Il Manifesto che parlava di un presunto rischio di danno erariale e di costi legali fino a 1,5 miliardi di euro.
Secondo il MIM, tale cifra “è del tutto priva di fondamento”. La nota diffusa il 16 maggio sottolinea come il contenzioso in materia di Carta del docente e precariato non sia riconducibile all’attuale esecutivo, ma affondi le radici in un impianto normativo risalente a governi precedenti. In particolare, viene richiamata la legge del 2015 che aveva limitato il beneficio economico ai soli docenti di ruolo, escludendo i precari e generando così una disparità che ha alimentato migliaia di ricorsi.
Il Ministero rivendica invece l’azione correttiva intrapresa negli ultimi anni. Con uno stanziamento aggiuntivo di 281 milioni di euro, la Carta del docente è stata estesa anche agli insegnanti a tempo determinato. Una misura che, secondo il MIM, ha portato la platea complessiva dei beneficiari a oltre un milione di docenti nell’anno scolastico 2025-2026, con un incremento di 253.000 unità rispetto al passato.
L’intervento avrebbe avuto un effetto diretto anche sul piano giudiziario: “In questo modo è stato definitivamente eliminato il contenzioso”, si legge nella nota, grazie alla prevenzione di nuovi ricorsi e al riconoscimento generalizzato del diritto alla formazione.