Da poche ore la piattaforma della Carta del docente è stata riattivata per tutti con i nuovi importi, che tengono conto anche dei 383 euro disponibili a partire dal 2025/26.
Le polemiche si specano.
A intervenire è adesso anche Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera e responsabile nazionale scuola del partito, che parla di “scelta sbagliata e penalizzante” arrivata dopo “mesi di ritardi e silenzi”.
Secondo la deputata dem, la riduzione dell’importo rappresenta un segnale negativo per il mondo della scuola. “Il governo annuncia finalmente la carta del docente, ma lo fa tagliando il bonus. È una decisione che scarica sui lavoratori della scuola il costo di una misura che andava invece rafforzata”, afferma.
Manzi riconosce come positiva l’estensione del beneficio anche ai docenti precari, una scelta che recepisce diverse pronunce della giustizia europea e nazionale. Tuttavia, sottolinea, l’allargamento della platea dei beneficiari senza un aumento delle risorse disponibili rischia di trasformarsi in un “gioco a somma zero”.
“Ampliare i destinatari senza incrementare i fondi significa semplicemente dividere i lavoratori invece di investire davvero nella scuola”, osserva la parlamentare.
A preoccupare è anche la tempistica. L’annuncio, arrivato a marzo con l’anno scolastico già ampiamente avviato, renderebbe più difficile per gli insegnanti pianificare attività di formazione e aggiornamento, che secondo Manzi dovrebbero essere una priorità per il sistema educativo.
Nel mirino anche le nuove spese ammesse con il bonus, tra cui gli abbonamenti ai trasporti. “Le misure di welfare per i lavoratori sono positive – afferma – ma inserirle nella carta docente, per di più ridotta nell’importo, rischia di snaturare le finalità formative della misura”.
Critiche analoghe arrivano anche dal sindacato di Gianna Fracassi. In una nota la FLC CGIL esprime “forte contrarietà” per le modalità con cui il ministero sta gestendo l’operazione, denunciando il rischio che l’estensione del beneficio ai precari venga finanziata riducendo il bonus per tutti i docenti.
Il sindacato, che rivendica di aver sostenuto nei tribunali la battaglia per l’estensione della carta ai precari, ritiene però “inaccettabile” che il diritto venga garantito riducendo le risorse complessive.
Secondo la FLC-CGIL l’estensione dovrebbe essere accompagnata da nuovi finanziamenti, non da una redistribuzione interna che penalizza il personale.
Tra le criticità segnalate anche le tempistiche. Comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, con l’anno scolastico già avanzato, viene definito “inefficace e improduttivo”.
Il sindacato chiede quindi di prevedere un periodo di spesa più ampio per evitare che il ritardo nell’attivazione impedisca ai docenti di utilizzare la carta entro la fine dell’anno scolastico.
La FLC-CGIL contesta inoltre il nuovo limite che consente l’acquisto di hardware e software – come pc, tablet e programmi informatici – una sola volta ogni quattro anni. Una restrizione che, secondo il sindacato, rischia di frenare l’innovazione didattica in un contesto tecnologico in continua evoluzione.
Ulteriori perplessità riguardano anche l’invio di 281 milioni di euro alle scuole per formazione e strumenti informatici, misura che per la FLC-CGIL rischia di tradursi in un ulteriore carico burocratico per gli istituti, costretti a gestire procedure legate ai fondi europei.
Infine, il sindacato sottolinea come resti irrisolta la questione dell’estensione della carta al personale ATA, promessa più volte dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ma ancora non attuata. Anche i nuovi finanziamenti alle scuole, osserva la FLC-CGIL, escludono questo personale, che però dovrà comunque occuparsi della gestione delle risorse.
Per il sindacato la formazione rappresenta “un diritto e un dovere contrattuale” che deve essere sostenuto con finanziamenti adeguati. Ridurre l’importo della carta, limitarne l’utilizzo e trasformarla in uno strumento di welfare, conclude la FLC-CGIL, invia “un segnale fortemente negativo nei confronti del personale e della scuola pubblica”.