La Carta Docente, attesa da migliaia di insegnanti e rimasta inutilizzabile dallo scorso 31 agosto, da quest’anno di 383 euro, è stata finalmente attivata lo scorso 9 marzo. Le novità sono tante: l’estensione ai precari, l’ampliamento della tipologia di beni acquistabili (sono stati aggiunti i trasporti), l’acquisto limitato di hardware e software.
Ma c’è una cosa che ancora manca: il decreto interministeriale che dovrebbe regolare il tutto, da pubblicare, secondo le nuove regole, entro gennaio di ogni anno. Secondo le ultime informazioni in nostro possesso, il decreto doveva ricevere l’ultimo ok da parte del Mef. Ancora, però, non è stato pubblicato.
Mancano anche, al momento, indicazioni precise alle scuole per quanto riguarda i fondi che saranno erogati: si parla di 281 milioni, 11 milioni in più rispetto ai 270 di cui ha parlato lo scorso 5 febbraio tratti da fondi europei, “da destinare alla formazione e all’aggiornamento dei docenti e per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti”, questo quanto annunciato lo scorso 5 marzo dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
“Alle scuole saranno destinati i 270 milioni di euro di fondi europei, che acquisteranno i dispositivi o i testi per darli poi in comodato ai docenti. Per queste attività aggiuntive, il personale sarà pagato in più con i fondi europei“, aveva aggiunto.
I dubbi restano molti: come spenderanno le scuole questi soldi? L’acquisto dei dispositivi digitali da fornire in comodato d’uso seguirà la stessa logica della Carta Docente, per cui possono essere acquistati solo ogni quattro anni? Verranno ripartiti in base al numero degli insegnanti? E cosa succede se un docente preferisce comprare da sé un pc? I dispositivi in comodato d’uso vanno usati solo a scuola durante le ore di lezione? Ancora non è dato saperlo.
Nel corso della diretta della Tecnica Risponde Live del 9 marzo, l’esperto Antonio Antonazzo, della Gilda degli Insegnanti, ha detto: “Come funzionerà? Ancora non si sa. Immagino che le scuole avranno le possibilità di comprare dei pc. Si parla solo di docenti. Questi ultimi non possono gestire i propri soldi in maniera autonoma”.
Il numero uno dell’Anp, Antonello Giannelli, contattato da ilfattoquotidiano.it, ha detto: “Non sappiamo più di quanto abbiamo letto nel comunicato ufficiale del ministero. Non siamo stati coinvolti. Credo che ogni scuola si organizzerà secondo la propria autonomia. Penso che arriverà una nota o una circolare per chiarire al più presto ogni dettaglio. Immagino che i 281 milioni possano essere ripartiti in maniera proporzionale al numero dei docenti di ogni istituto”.
“Si libereranno dunque risorse importanti sulla carta docente che abbiamo deciso di destinare anche ad altri servizi”, aveva puntualizzato il ministro, “da quest’anno, infatti, saranno utilizzabili pure per le spese di trasporto, inclusi gli abbonamenti sui mezzi pubblici. L’idea di fondo è distinguere i costi della formazione — che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e gestiti dalle scuole — dai costi inerenti alla carta docente, che dovrà essere sempre più una carta di welfare, estesa in prospettiva anche al personale ATA. In questo senso, intendiamo completare il percorso già avviato con l’assicurazione sanitaria per tutto il personale, l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e in itinere, e una serie di scontistiche“.
Gli ultimi chiarimenti ufficiali, prima del 5 febbraio, risalivano al 29 ottobre scorso ed erano arrivati dalla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti. «Non ci sono ritardi o impedimenti nell’erogazione della Carta – ha spiegato –. L’estensione della platea dei destinatari richiede, per sua natura, una modifica delle tempistiche di attribuzione. È necessario attendere l’individuazione di tutti i beneficiari. La Carta potrà essere assegnata solo una volta definita la platea dei supplenti fino al termine delle attività didattiche, ovvero a partire dal mese di gennaio di ogni anno».
Il 28 ottobre, con l’approvazione definitiva alla Camera dei Deputati, il Decreto Scuola è diventato legge, il decreto 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026.
Al suo interno ci sono importanti novità sulla Carta del docente. Ecco cosa cambia, come avevamo anticipato.