Dal 10 agosto sono stati resi visibili gli arretrati per tutti i docenti e Ata relativi al contratto scuola 2025/2027, giunti su NoiPa con un’emissione speciale. E gli aumenti? La cifra dello stipendio di questo mese è visibile da fine luglio. Dal 17 agosto risulta visibile il cedolino con gli aumenti e lo stipendio che li comprende è stato accreditato il 21 agosto, oggi.
Sono numerose, però, le segnalazioni in merito a aumenti miseri, in alcuni casi di alcune decine di euro. Accertato che il cedolino non sia errato, probabilmente ci sono alcune semplici motivi che spiegano importi così bassi.
Partiamo intanto da quello che molti si stanno chiedendo: perché lo stipendio non comprende gli arretrati? La spiegazione in questo caso è univoca: l’accredito dell’emissione speciale degli arretrati non è ancora avvenuto, e avrà luogo il prossimo 24 agosto.
Andiamo al dunque: molti docenti stanno confrontando il cedolino di agosto con quelli precedenti, ma il dato del netto potrebbe non coincidere con quello che ci si aspetterebbe leggendo le tabelle contrattuali. Il motivo è semplice: gli importi indicati dal contratto sono lordi e non rappresentano automaticamente l’aumento netto che ogni lavoratore vedrebbe in busta paga.
Le tabelle del CCNL riportano gli incrementi del trattamento tabellare lordo. Per esempio, per un docente della scuola secondaria di I grado con anzianità 0-8 anni, l’incremento tabellare previsto sarebbe di 83,23 euro lordi mensili dal 2026, destinati a salire a 119,24 euro dal 2027.
Non si tratterebbe però di 83,23 euro netti in più sullo stipendio: dal lordo devono essere sottratti i contributi e le imposte e il risultato potrebbe quindi variare in base alla situazione fiscale e contributiva del singolo docente.
Inoltre, gli incrementi delle diverse annualità non andrebbero sommati semplicemente tra loro, perché le cifre indicate nelle tabelle rappresentano l’incremento progressivamente rideterminato.
Un docente che confrontasse semplicemente il totale netto di luglio con quello di agosto potrebbe quindi trovare una differenza molto più contenuta, anche di pochi euro. Un aumento netto di 9 euro non significherebbe necessariamente che il nuovo contratto avrebbe previsto un aumento di soli 9 euro.
Nel cedolino possono infatti incidere contemporaneamente contributi previdenziali, IRPEF, addizionali, detrazioni, conguagli e altre variazioni. Inoltre, una parte degli incrementi era già stata anticipata attraverso le precedenti misure di adeguamento retributivo. Per capire quanto sia realmente aumentato lo stipendio sarebbe quindi più corretto confrontare le singole voci retributive dei due cedolini, piuttosto che limitarsi alla differenza tra i due netti.
Prendiamo un docente di scuola media con 0-8 anni di anzianità.
La tabella ARAN indica:
Sono importi per 13 mensilità.
Ma attenzione: 83,23 euro non sono 83,23 euro di aumento rispetto allo stipendio che il docente prendeva a luglio.
Il valore del 2026 è infatti la nuova misura complessiva dell’incremento tabellare rispetto alla situazione precedente, dopo il riassetto delle tranche. Una parte dell’incremento era già stata anticipata.
Troppe tasse? Secondo il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico sì. “Come sindacato proponiamo di introdurre delle manovre che avrebbero l’effetto immediato di ridurre la distanza dei compensi e dare ossigeno ad una categoria sempre più in difficoltà economica, a partire da coloro che operano in regime di precariato e nei primi nove anni di ruolo, durante i quali lo stipendio rimane a lungo fermo. Già un incremento stipendiale di 150 euro, come indennità integrativa speciale, il recupero dell’anno 2013 ai fini della carriera, soppresso 15 anni fa per via di un accordo scellerato con gli altri sindacati, e una minore tassazione sarebbero importanti per rimpinguare i compensi della categoria”.
Su quest’ultimo punto, la tassazione dello stipendio, Anief chiede quindi di passare da tre a sei aliquote, così da riuscire una volta per tutte a tutelare anche gli stipendi di chi lavora a scuola. “Se compensi e aumenti sono assorbiti dalle tasse – continua il sindacalista autonomo – allora è evidente che dobbiamo cambiare le aliquote fiscali. Con degli accorgimenti, avremmo almeno il 2% di stipendio in più. Il nostro Ufficio studi ha calcolato guadagni netti rilevanti, fino a 3 mila euro l’anno”.
Secondo Pacifico, “è ora di finirla di iper-tassare i compensi medio-bassi: con l’adozione massima del 23% di tasse per redditi fino a 40 mila euro, rispetto al 33% attuale. Inoltre, si dovrebbe applicare il 15% di tassazione sul salario accessorio e sullo straordinario, infine solo del 5% su tutti gli aumenti contrattuali. Una riduzione simile l’avevo chiesta al Governo l’anno scorso, durante il confronto a Palazzo Chigi sulla legge di bilancio 2026: adesso, senza interventi sulle aliquote fiscali, la situazione sta diventando sempre più difficile”, conclude il leader dell’Anief.
Nel sito dell’Aran è stato pubblicato il testo del CCNL 2025/2027. Al suo interno sono contenute le tabelle ufficiali con gli aumenti stipendiali per docenti e ATA.

“Alcuni aspetti normativi sono vecchi di quasi 20 anni quindi qualcosa va rivisto, ne va della qualità lavorativa, parliamo di diritti. Qualsiasi cambio nella parte normativa deve avere costo zero”, ha illustrato.
“Abbiamo introdotto nel contratto l’aspetto dell’IA. Quando si prevede la chiusura della parte normativa? Non sono in grado di dirlo, si procede abbastanza lentamente. Al prossimo incontro ci daranno la bozza con le eventuali proposte accolte. Prima del prossimo incontro, il prossimo 23 settembre, ci saranno tavoli intermedi. Non bisogna avere fretta, modificare errori è difficile”, ha chiarito Castellana.