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CESP-La X Giornata Nazionale del “Mondo che non c’è”: nell’inferno c’è ancora speranza

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Con il seminario del 3 luglio, si è conclusa la X Giornata Nazionale del Mondo che non c’è, con la quale il CESP e la Rete delle scuole ristrette, nel decimo anniversario della partecipazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto, hanno dato il via alle iniziative per diffondere i laboratori formativi e interattivi, finalizzati al recupero e risocializzazione dei detenuti verso (e oltre) il fine pena. Le due giornate sono iniziate il 2 luglio, quando la Casa di reclusione di Maiano-Spoleto ha accolto i partecipanti (oltre 700 persone) allo spettacolo della Compagnia #SIneNOmine“Senza Titolo. Manifesto del carcere Futurista” (regia di Giorgio Flamini), con i detenuti attori, cantanti, scenografi, costumisti. Nello spettacolo, tre celle si aprivano e si chiudevano, nel flusso continuo dei detenuti attori, mentre altri sedevano su enormi sedie nere, a rappresentare tribunali, forche e troni disciplinari. Così, agli echi del Manifesto futurista, ispirato dall’assedio di Adrianopoli (guerra bulgaro-turca), si sono uniti quelli di un nuovo Manifesto del carcere futurista, ispirato dall’assedio del Carcere, durante la guerra quotidiana dei detenuti per la sopravvivenza. Un manifesto di cultura, nuove prospettive, utopie che, a partire dal luogo simbolo dell’imperante distopia, come sottolineato nel coinvolgente monologo finale, ha delineato la strada verso un auspicabile futuro, ove il teatro sia “un patto tra chi è dentro e chi è fuori” e sia capace di trasformare la persona, grazie alla bellezza che “resiste anche dove tutto sembra spento”

Il 3 luglio il programma è continuato con il seminario Cultura & Carcere “Dell’Inferno e delle Utopie nel mondo della liquidità”, coordinato da Anna Grazia Stammati, Presidente CESP: una giornata densa di riflessioni e confronti sullo spazio del carcere nella società e su quale ne potrebbe essere il futuro, ove, partendo dalle analisi del sociologo Zygmunt Bauman, si sono confrontati due Modelli di Sorveglianza: quella di Bentham, consegnataci da Foucault, con il Panopticon, simbolo del carcere “solido”, fabbrica di lavoro disciplinato, e quella americana (il carcere di sicurezza del Pelican Bay, così come l’analizza Bauman), simbolo della Sorveglianza “liquida” e del carcere del nulla, futuro verso il quale rischiamo di proiettarci. Tutti i relatori (Bernardina Di Mario, Francesca PalmaGloria Manzelli, Tommaso Bori, Fabio Gianfilippi, Vincenza Pellegrino, Donatella Jank, Mario Serio, Francesco Damiano Pujia) hanno fornito un quadro preoccupante della situazione penitenziaria e richiamato l’importanza di continuare a dare forma a uno sviluppo “culturale” in carcere. Il Presidente della Corte Costituzionale e già Ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, ha sottolineato come il carcere si sia ulteriormente deteriorato e al sovraffollamento si unisca il disinteresse per una inumana situazione.  Così, prevale l’inerzia e la situazione si aggrava di anno in anno.

La mattinata è stata attraversata dagli intensi interventi di ex detenuti, che continuano a colloquiare con il CESP e la Rete, dei quali si sentono parte: hanno raccontato la vera situazione nelle carceri, ma anche cosa attende i detenuti quando rientrano nei propri territori, in cui degrado e disoccupazione non permettono un reale reinserimento. È stata letta un’intensa e forte lettera di due detenuti, indirizzata al Festival Dei Due Mondi: “La cultura rendi sicuri, il carcere senza cultura è solo punizione”, richiamante la necessità dell’applicazione dell’accesso al patrimonio culturale della società, perché “In un Paese dove il dibattito sulla sicurezza si gioca spesso tra manganelli e telecamere, parlare di cultura in carcere, può sembrare un’eresia, eppure è tra le mura più dure dello Stato che la cultura dimostra tutta la sua forza rivoluzionaria, quella di trasformare, di restituire, di prevenire. La vera sicurezza penitenziaria, nasce dall’educazione, non dall’isolamento”.

Nel pomeriggio si sono svolte due tavole rotonde: una, coordinata da Luisa Marquardt (Bibliografia e Biblioteconomia dell’Università Roma Tre) sulla costituzione di una rete tra le biblioteche nelle carceri umbre (il progetto è già in essere in vari istituti penitenziari del Piemonte, della Toscana e del Lazio), alla presenza di Olimpia Bartolucci, Patrizia Lùperi, Teresa Consoli, Paolo Maddonni, Mattia Genovesi, Sabrina Galanti, Donatella Jank, Roberto Sasso, Gaia Rossetti, Franca Nesta, di ex detenuti operatori di biblioteca; l’altra, coordinata da Giovanni Mercurio (ICS-ETS) su Misure Alternative, art.21 e semilibertà, alla presenza di Gianvittorio Pula, Bruno Mellano, Francesco Gambino, di detenuti in art 21 ed ex detenuti che hanno avuto accesso alle Misure alternative. È emersa la volontà di intervenire nelle carceri attraverso le progettualità che il CESP- Rete delle scuole ristrette ha messo in campo in questi anni e con  la costruzione di reti regionali per le biblioteche in carcere, per far acquisire ai ristretti le capacità che permettano loro, una volta fuori, di trovare lavoro nelle biblioteche (pubbliche o private) o nei musei e nei luoghi d’arte.

Anna Grazia Stammati presidente CESP

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