BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
Aggiornato il 03.02.2026
alle 16:37

I COBAS denunciano: il secessionismo dell’Autonomia differenziata va avanti

Il nefasto progetto governativo di secessione dei ricchi, la ormai nota Legge Calderoli (n.86/2024) prosegue il suo corso inesorabilmente e impavidamente, aggirando qualsiasi vincolo legislativo, irridendo la Corte Costituzionale ed esprimendo disprezzo nei confronti di migliaia di cittadini che in pochissimi mesi hanno raccolto più di 1.300.000 firme per chiederne l’abrogazione. Il 18 e 19 novembre dell’anno appena trascorso, il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli (colui che 20 anni fa provocò assalti libici al Consolato Italiano per aver indossato una T-shirt con disegni offensivi e oltraggiosi all’Islam e che alcuni anni fa offese la ministra Kienge definendola “orango” e per questo condannato in primo grado a un anno e sei mesi per odio razziale) e i Presidenti delle Regioni Piemonte Lombardia, Veneto e Liguria hanno siglato quattro pre-intese per l’ applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione civile, Ordini professionali, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della Finanza pubblica in materia sanitaria (materie non-Lep).

Queste pre-intese violano da diversi punti di vista la sentenza 192 del 3 dicembre 2024 della Corte Costituzionale. Innanzitutto, le quattro intese sono praticamente identiche, quattro autentiche fotocopie, contravvenendo così ai principi della sentenza della Corte secondo la quale ogni accordo che preveda incremento di competenze da parte di una Regione debba essere riconducibile ad una specificità territoriale comprovata. ”Ogni richiesta (sent.192) va giustificata e motivata con precipuo riferimento alle caratteristiche della funzione e al contesto in cui avviene la devoluzione. La devoluzione non può riferirsi a materie o ambiti ma a specifiche funzioni”. Le pre-intese, invece, investono l’intera materia, sia nel caso della previdenza complementare che in quella integrativa. Il ministro Calderoli e i Presidenti delle Regioni coinvolte tentano di aggirare questo ostacolo, ”spacchettando“ le materie in singole funzioni che, poi, ricostituiscano il totale.

Infine, la Corte ha indicato chiaramente come qualunque percorso mirato ad attuare l’Autonomia differenziata debba seguire un determinato iter parlamentare. ”Spetta solo al Parlamento il compito di comporre la complessità del pluralismo istituzionale. La sede parlamentare consente un confronto trasparente con le forze di opposizione e permette di alimentare il dibattito nella sfera pubblica, soprattutto quando si discutono questioni che riguardano la vita di tutti i cittadini”. Insomma, la Corte ha ribadito il ruolo imprescindibile del Parlamento nella definizione dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni). In barba a tali raccomandazioni, il ministro ha presentato a maggio 2025, un Disegno di Legge – delega (DdL 1623) per la definizione dei LEP e quattro mesi più tardi ha introdotto surrettiziamente nelle Legge di Bilancio 2026 (art.123-128), i LEP relativi alle prestazioni nel settore sanitario, all’assistenza nel settore sociale, all’assistenza e all’autonomia e alla comunicazione personale per  gli studenti con disabilità. Chiarissimo l’obiettivo del ministro Calderoli: scardinare il Servizio Sanitario Nazionale per poi privatizzarlo progressivamente. Proprio dove più forte è l’esigenza di uguaglianza, il Governo spinge per creare maggiori disuguaglianze, rinnegando lo stesso principio del PNRR che aveva tra i suoi più importanti obiettivi il superamento dei divari territoriali.

Nella piattaforma COBAS per lo sciopero generale del 28 novembre scorso c’era anche il nostro netto rifiuto di questa sciagurata legge che nella Scuola si tradurrà in stipendi differenziati e nella disarticolazione del sistema formativo nazionale (vedi n.21 della rivista COBAS). Alla disgregazione della Repubblica democratica, del suo tessuto sociale e civile, ci siamo opposti fermamente, mobilitandoci il 19 dicembre come Comitati per il ritiro di ogni AD, con sit-in e presidi in 30 città davanti alle sedi delle Regioni. Abbiamo presentato ai Consigli Regionali un documento di condanna redatto nel corso dell’Assemblea nazionale della Rete NO AD del 9 dicembre, nonché una petizione con migliaia di firme in cui si chiede ai Consigli regionali di impegnarsi, con Atto di indirizzo, a non intraprendere alcun percorso diretto ad ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia legislativa e a non chiedere alcuna devoluzione di funzioni o poteri amministrativi o legislativi ai sensi dell’ art. 116 comma 3 della Costituzione.

La giornata di lotta del 19 dicembre ha visto un pieno coinvolgimento dei COBAS che si sono caratterizzati per impegno e profonda partecipazione. Attiveremo tavoli unitari per definire ulteriori piattaforme di lotta e per altre iniziative finalizzate a contrastare il nefasto disegno del ministro Calderoli. Dobbiamo fermare il patto scellerato ed eversivo tra i tre alleati di governo: ”Premierato” a Fratelli d’Italia, “Riforma della giustizia” a Forza Italia e “Autonomia differenziata” alla Lega. Abbiamo il dovere di smascherare Calderoli che ha espresso disprezzo nei confronti dei cittadini/e di tutto il Paese e nei confronti della Corte Costituzionale. Rilanciare la lotta contro l’AD significa difendere la Costituzione la scuola pubblica, l’unità del Paese e i diritti di tutti i cittadini/e.

Massimo Montella Esecutivo nazionale COBAS Scuola

pubbliredazionale

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate