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Ciclone Brunetta, stavolta nel mirino dirigenti e permessi sindacali

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Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, torna all’attacco degli sprechi e dei fannulloni che si concentrerebbero ancora nelle pubbliche amministrazioni. Dopo la crociata sulle visite fiscali e la “tassa” sulla malattia, il ministro ha deciso di prendere di mira i 190 mila dirigenti pubblici: in questi giorni i loro curricula, gli stipendi, i numeri di telefono e gli indirizzi e-mail sono stati pubblicati su internet. Il motivo? Semplicemente quello di “permettere ai cittadini – sostiene Brunetta – di sapere chi sono, quanto sono bravi e quanto guadagnano”. Ma non solo: sempre in questi giorni è anche scattato l’obbligo di legge, la 69/2009, sempre per i responsabili delle amministrazioni statali, di rendere pubblici i loro tassi di assenza e di presenza.
L’operazione interessa 190 mila dirigenti, tra i quali circa 3.800 appartenenti al comparto ministeri, 15 mila a regioni ed enti locali, 137 mila alla Sanità e 10 mila alla scuola. I dati raccolti dovranno essere pubblicati online entro il mese di luglio e a settembre il ministero della Funzione pubblica pubblicherà quelli che hanno rispettato la legge e quelli che non l’hanno fatto. “Non è un’operazione di guardonismo e voyerismo – ha specificato Brunetta precisando che le modalità delle pubblicazioni sono state concordate con il Garante della Privacy – ma di valorizzazione del capitale umano che abbiamo. I cittadini devono poter sapere con chi hanno a che fare”.
Ma “l’operazione trasparenza” è più vasta di quanto si pensi: il ministro della Funzione pubblica ha predisposto la pubblicazione on line degli incarichi di consulenza e collaborazione dei comparti pubblici. Ad iniziare da Scuola e Università: i dati pubblicati sono quelli comunicati dalle singole amministrazioni all’Anagrafe delle Prestazioni e si riferiscono a quanto presente nella banca dati informatica alla data del 2 Luglio 2009. “Gli elenchi – spiegano dal ministero – suddivisi per comparto e settore di appartenenza dell’amministrazione dichiarante, riguardano gli incarichi affidati a consulenti e collaboratori esterni con la descrizione e la durata dell’incarico, l’importo previsto da corrispondere, nonché l’importo erogato nel periodo di riferimento a fronte di quell’incarico”. Ad oggi però un numero cospicuo di amministrazioni (poco meno del 50%) non avrebbe ancora conferito alcun incarico oppure non lo avrebbe trasmesso, nei tempi e con le modalità previste. Il ministro ha annunciato che una stima plausibile, comprensiva dei dati mancanti, quantificherebbe in circa mezzo milione le consulenze svolte ogni anno per un’amministrazione pubblica. Per un ammontare pari a circa 2.500.000.000 di euro.
E c’è dell’altro. Dopo aver dichiarato che a un anno di distanza dall’avvio dell’operazione anti-fannulloni, le assenze per malattia nella Pubblica amministrazione hanno registrato una riduzione media annua del 38%, pari a circa 14 milioni di giornate in più di lavoro per i cittadini, il ministro Brunetta ha annunciato la “causa” a cui si dedicherà a partire da settembre: la restituzione allo Stato da parte dei sindacati delle ore di permessi usufruiti rispetto a quelli realmente autorizzati dallo Stato. Il ministro avrebbe già quantificato la quota economica da restituire per il solo 2008: ben sei milioni di euro. Un calcolo sarebbe frutto di verifiche incrociate secondo le quali il monte annuo previsto dalla legge, pari a 475 mila ore, sarebbe stato sfondato per 300 mila ore. Il sindacato con il debito più alto sarebbe la Cgil con 1,7 milioni, poi la Cisl che supera gli 1,2 milioni, al terzo posto la Rdb 1,2 milioni, poi la Uil con un milione. Una spesa altissima che per i sindacati, dopo il dimezzamento in due anni del numero di distacchi, rappresenterebbe una vera mazzata.