Cinquant’anni di storia, di battaglie civili e di giornalismo militante. Dalla fondazione nel 1976 alle celebrazioni di oggi, Repubblica festeggia mezzo secolo tra memoria e futuro, accompagnata dagli auguri delle istituzioni, del mondo della cultura e dello spettacolo. A nome della Tecnica della Scuola rivolgiamo al quotidiano i migliori auguri, riconoscendone il ruolo fondamentale nel racconto della storia del Paese e nell’animare il dibattito pubblico sui grandi temi civili e sociali.
Il primo numero di Repubblica esce il 14 gennaio 1976, fondata da Eugenio Scalfari con Carlo Caracciolo. Il formato tabloid, l’assenza di cronaca locale e sport, la centralità della cultura al centro dello sfoglio segnano una rottura con la tradizione. “Un giornale indipendente, ma non neutrale”, scrive Scalfari, dichiarando una scelta di campo sui diritti civili, la laicità, l’uguaglianza. Dopo un avvio complesso, la svolta arriva nel 1978: il pubblico riformista riconosce nel quotidiano una voce autorevole. Da allora, firme storiche e nuove generazioni hanno costruito un’identità capace di innovarsi, fino allo sbarco pionieristico nel digitale.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato la mostra per i 50 anni a Testaccio, accompagnato dal direttore Mario Orfeo e dall’editore John Elkann. Tra prime pagine storiche e vignette, ha parlato di “inno al giornalismo civile”, lodando una narrazione che intreccia la storia d’Italia e del mondo. Colpito dalle pagine dedicate alle sue elezioni al Colle, ha ricordato il valore di una stampa libera e responsabile, capace di custodire memoria e costruire consapevolezza democratica.
Anche Papa Leone XIV ha inviato una lettera per il cinquantesimo. Nel messaggio al direttore e ai giornalisti ha sottolineato come la libertà di stampa sia “possibilità di confronto” orientata al bene comune. Il Pontefice ha invitato a proseguire nella ricerca della verità, con trasparenza e correttezza, superando i conflitti attraverso il dialogo. Un richiamo alla responsabilità del giornalismo nel favorire unità e pace, senza pregiudizi e nel rispetto delle diverse opinioni.
Dal mondo politico sono arrivati i messaggi di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Ignazio La Russa, che hanno riconosciuto al quotidiano un ruolo centrale nel confronto democratico, pur da posizioni differenti.
Tra gli intellettuali e artisti, hanno espresso il loro augurio il regista Marco Bellocchio, lo scrittore Antonio Scurati, l’attore e regista Carlo Verdone, lo scrittore Roberto Saviano e lo showman Fiorello.