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Classi pollaio: uno slogan che stravolge la realtà

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Da più parti si chiede di ridurre gli allievi per classe come soluzione risolutiva per eliminare le cosiddette “classi pollaio” di 27/30 allievi per classe. Molti avanzano questa proposta per facilitare il distanziamento ed aumentare l’organico dei docenti.
Alcuni esperti, però, hanno il coraggio di segnalare l’inefficacia della semplice riduzione del numero degli allievi per classe. Roberto Ricci, ad esempio, responsabile nazionale INVALSI in audizione alla Camera torna sui dati presentati il 14 luglio e fornisce alcuni chiarimenti anche sul tema delle classi pollaio: “Non spetta a me dire quale soglia faccia di una classe una classe pollaio, ma tutti i dati ci dimostrano che non è rilevabile una relazione diretta tra la dimensione media della classe e gli apprendimenti, quando questa classe è sotto i 25 o 26 studenti, e, nel caso italiano, la quasi totalità delle classi si trova sotto questa soglia”. E precisa: “ non c’è dimostrazione empirica di correlazione tra dimensione della classe ed esiti degli apprendimenti…. ma le esperienze migliori (best practices) del nord Europa ci mostrano che è fondamentale per gli studenti fragili avere docenti aggiuntivi e attività aggiuntive”. Una strategia fondamentale sarebbe quindi “anziché avere classi più piccole, avere risorse docenti in più per aiutare gli studenti in difficoltà, soprattutto nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale”.

  • L’esistenza delle classi pollaio sembra, poi, contraddire molti dei dati statistici pubblicati per cui: “La media di allievi per classe è simile in Italia come nei Paesi OCSE di 20/21 allievi; … Ogni cento allievi in Italia vi sono 9,1 docenti, contro la media dei Paesi OCSE di 7,5 insegnanti ogni cento allievi”.
    Quindi la semplice riduzione delle cassi pollaio risulta essere una soluzione solo in apparenza logica e coerente, in quanto non si fa carico delle cause organizzative e procedurali che ne sono la causa.
    Le classi pollaio sono causate, soprattutto, dal concentrarsi delle iscrizioni degli allievi dalle scuole di periferia a quelle dei centri abitati più popolosi. Iscrizioni indotte dalla chiusura di scuole in località minori e soprattutto favorite dal carosello di insegnanti e di supplenti che infierisce su quelle scuole. I trasferimenti annuali provocano eccessiva discontinuità educativa nelle classi di provincia, in quanto i titolari tentano ogni anno di accedere a sedi meno disagiate e più vicine alle proprie residenze. Il processo di dequalificazione di quelle scuole induce gli stessi genitori a preferire l’iscrizione in istituti con maggior stabilità del personale e ritenuti più qualificati, nonostante che siano lontani da casa e costringano gli studenti a molte ore di pendolarismo quotidiano.
    Questo fenomeno di concentrazione e assembramento nelle classi viene favorito dalle stesse scuole: dagli insegnanti per garantirsi posti a disposizione per trasferimenti più comodi e dagli stessi dirigenti, il cui stipendio è in relazione al numero degli studenti iscritti.
  • Il tutto nonostante che le normative ministeriali ogni anno diano disposizioni per contenere questi comportamenti, deleteri sia per il funzionamento che per la qualità complessiva del servizio scolastico, sia nei centri che nelle periferie.

Si stabilisce con chiarezza che: “le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica, definito in base alle risorse di organico, al numero e alla capienza delle aule, … attraverso ogni utile forma di razionalizzazione e di indirizzo a livello territoriale. .. È compito del dirigente scolastico individuare il numero massimo di iscrizioni che potranno essere accolte, in ragione delle risorse di organico nonché del numero e della capienza delle aule disponibili. Pertanto, poiché potrebbero presentarsi richieste di iscrizione in eccedenza, la scuola procede preliminarmente alla definizione dei criteri di precedenza nell’ammissione mediante delibera del Consiglio di istituto da rendere pubblica prima dell’ acquisizione delle iscrizioni (Nota 18902.07-11-2018).
Se gli istituti si attenessero puntualmente alle norme vi sarebbero meno “classi pollaio” nelle città e meno classi di periferia con numeri di allievi al minimo consentito. “Invece sono state “distrutte” tante scuole di provincia “a chilometro zero” e quelle di città hanno perso la loro specifica identità, rimanendo senza mensa, senza laboratori, senza aula magna e qualcuna anche senza palestra”.
Le attuali “classi pollaio” vanno certamente ridotte, ma non con soluzioni improvvisate e demagogiche, ma esigendo anzitutto l’osservanza delle normative vigenti e sanzionando i comportamenti che ne sono la causa e che continuerebbero a provocare disfunzioni organizzative e dequalificazione dei risultati formativi negli allievi.

Giuseppe Richiedei