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Prima ora | notizie del 16 luglio

16.07.2026

Classico in crisi, un liceo si riorganizza: stop al sabato, lezioni di dibattito e meno corsi pomeridiani. Giusto adeguarsi ai tempi?

Il liceo classico è in crisi? Forse sì: a certificarlo i dati sulle iscrizioni 2026/2027, le cui procedure si sono concluse lo scorso 21 febbraio. A confermare il calo di iscritti al classico una elaborazione di Cisl Scuola sulle percentuali fornite dal Mim: a scegliere il classico sono stati 27.241 alunni; il liceo delle scienze umane 41.542, il linguistico 40.285, lo scientifico 68.940. Inutile dire che come al solito in questi casi qualcuno inizia a parlare di “inutilità” del liceo classico e di “crisi”.

Un liceo classico di Milano corre ai ripari. D’altronde le iscrizioni al liceo classico in Lombardia non sono mai andate così male: si parla di solo il 3,19%. Peggio fanno solo Emilia Romagna (2,83%) e Veneto (3%), come riporta Il Corriere della Sera.

La proposta

Il liceo ha lanciato una riorganizzazione, approvata dal consiglio d’istituto, che partirà dall’anno scolastico 2027-28 e sarà presentata agli open day in autunno. Il dirigente scolastico lo ha anticipato con una lettera dal titolo “Il nuovo tempo della scuola”. Resta un classico tradizionale ma con qualche novità.

La prima: addio al sabato, ma il lunedì pomeriggio, a partire dal triennio, i ragazzi resteranno a scuola fino alle 16 per lezioni di dibattito, retorica e public speaking, percorsi di scrittura, approfondimenti sull’uso critico e consapevole dell’intelligenza artificiale (Ia).

Il sabato libero? “Restituisce tempo prezioso per lo studio autonomo, la lettura, esperienze culturali, sport, amicizie”. Seconda innovazione: un percorso di approfondimento per ogni sezione. Una sarà dedicata alla geopolitica e alle relazioni internazionali. Altre diventeranno Cambridge, restano poi il percorso biomedico e quello matematico.

“L’immobilismo ci avrebbe penalizzato”

Ci sarà poi più spazio alla lettura integrale di alcune opere fondamentali. Diminuiscono i corsi pomeridiani (oggi sono ben 150), per un’offerta che dia “più profondità di sguardo, perché si desidera contribuire a formare giovani che sanno pensare: il pensiero è coltivato come la più alta forma di libertà. Studiare qui significa imparare a capire il mondo, non solo prendere voti o superare esami. E la persona ha bisogno di tempo per questo, non di essere sopraffatta da un’ansia insopportabile”, scrive il preside.

“L’anno prossimo partiremo con questo piano — conclude il preside —. Ci sarà sicuramente qualcosa da correggere, ma l’immobilismo ci avrebbe solo penalizzato”.

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