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Come il Governo italiano cerca di cancellare il genocidio del popolo palestinese

Il ministro Valditara ha illustrato oggi il progetto di inclusione e diritto allo studio per gli studenti palestinesi arrivati in Italia, vantando l’investimento ad hoc di un milione e mezzo di euro e ipotizzando una partecipazione del governo nella eventuale ricostruzione delle scuole palestinesi, omettendo però che la ricostruzione complessiva di Gaza è stimata attorno a 70 miliardi di dollari (ovvero 64-67 miliardi di euro secondo le stime ONU).

Quello che Valditara non dice è che il governo italiano da più di due anni è complice del genocidio del popolo palestinese, che continua davanti agli occhi di noi tutti. L’Italia è il terzo maggiore fornitore di armi a Israele. Le relazioni commerciali tra Italia e Israele sono cresciute di oltre 100 milioni di euro tra il 2023 e il 2025. Una cooperazione economica che include beni, energia e servizi; quindi non solo armi. Lo Stato italiano dunque, da un lato collabora politicamente, economicamente e militarmente con uno Stato terrorista che non rispetta il diritto internazionale e che ha causato decine di migliaia di morti e milioni di profughi e rifugiati.

Dall’altro, il governo, nella persona del ministro Valditara, offre ora a una parte di quei rifugiati un sostegno minimo e caritatevole presentandolo come gesto umanitario senza mai denunciare le cause che hanno determinato la loro condizione di rifugiati. Gli studenti palestinesi e le loro famiglie vengono dati in pasto alla propaganda paternalistica di regime mentre, alla conferenza stampa del ministro, vengono annunciati in pompa magna fondi per corsi di lingua italiana e supporto psicologico. Di fronte a enormi interessi strategici questo micro interventismo non ha nulla di umanitario.

Ci chiediamo perché piuttosto il nostro Ministro dell’Istruzione non abbia condannato pubblicamente la demolizione degli edifici dell’UNRWA da parte delle forze israeliane a Gerusalemme Est. Non si tratta solo dell’ennesima rottura dell’ordine giuridico internazionale. L’UNRWA, in quanto agenzia dell’ONU che registra i rifugiati palestinesi, manteneva viva la questione del diritto al ritorno: finché esistono registri ufficiali dei rifugiati, esiste una memoria giuridica della Nakba, esiste un soggetto ONU che dice “questa popolazione non è sparita”. Dunque lo stesso governo italiano che tace di fronte alla demolizione della sede UNRWA, che continua a collaborare politicamente e militarmente con Israele, organizza un’operazione di School-washing per mostrare agli italiani quanto sia caritatevole.

La propaganda a cui assistiamo oggi è solo un pezzo di un disegno politico più grande che mira a chiudere la questione palestinese cancellando i registri dei rifugiati palestinesi a Gerusalemme e reprimendo, con i nuovi DDL sicurezza, qualsiasi forma di sostegno alla Palestina.

Rete docenti per la Palestina

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