Burnout Docenti: Sintomi, Cause e Come Gestire lo Stress a Scuola

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09.05.2026
Aggiornato alle 02:03

Sciopero generale il 18 maggio, possibili disagi nelle scuole. Usb: guerre e genocidio in Palestina riducono i salari, impoveriscono istruzione e sanità

Lunedì 18 maggio potrebbero esserci disservizi in vari comparti. Anche nella scuola. Il sindacato Usb ha infatti proclamato lo sciopero generale per l’intera giornata, “raccogliendo l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla“.

Le ragioni che hanno portato l’Unione sindacale di base allo sciopero sono diverse: “la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione”, hanno spiegato dalla Usb.

A preoccupare non poco il sindacato sono anche “le conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici”.

“La guerra – sostiene l’Usb – entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore (vanificando anche gli aumenti contrattuali, che anche nella scuola non hanno permesso di abbattere l’inflazione, la quale nel frattempo ha toccato livelli record n.d.r.), nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie”, considerando che anche gli sconti sulle accise si sono quasi del tutto esauriti.

Secondo i sindacalisti dell’Usb, “ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario”.

Inoltre, sostengono ancora dal sindacato di base, “a questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche“.

Con lo sciopero generale, Usb chiede al Governo italiano di “rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale”. Ma anche che le risorse “vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica, ricerca“.

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