Come si riconosce un ebreo? Era questo il senso di un surreale dialogo riportato nel film di Benigni, “La vita è bella” e che per strana avventura riappare alla televisione, ma in riferimento agli omosessuali, considerato che gli ebrei, dalle parti della Palestina, sono impegnati in tutt’altro lavoro e altri interrogativi con quegli imbarazzanti vicini che danno loro tanti problemi.
Ma tant’è.
Ospiti della trasmissione di Ingrid Muccitelli, sabato scorso a “Unomattina in famiglia”, Alessandro Cecchi Paone e Concita Borrelli, ex avvocata, giornalista, autrice televisiva, ai quali veniva chiesto, a seguito di un annuncio di un parrucchiere che cercava personale gay, come si riconosce una persona omosessuale: “Un parrucchiere gay ha davvero tutta questa manualità, sensibilità e charme rispetto a un parrucchiere etero? Ma il gay come si riconosce?”
E l’ospite donna rispondeva: “Nella moda e nella danza molti sono gay, io me ne accorgo, ho il radar… Basta un gesto, una parola, un ammiccamento della bocca, si vede…”
Cecchi Paone, cerca di intervenire, ma viene travolto dalle argomentazioni della interpellata, mentre sui social scatta il dibattito: ma siamo matti? Ma è uno scherzo? Si può parlare in questo modo dell’omosessualità in tv nel 2025?
E se Borrelli, l’ospite, cerca di difendersi, le accuse rotolano pure tremende, sia nei confronti della Rai, sia nei confronti della conduttrice che pone una domanda assai simile quella formulata nel film di Benigni sugli ebrei.
Infatti, appare fuori tempo e fuori luogo e comunque fuori da qualunque logica, persino televisiva e di ascolto, il motivo per il quale c’è bisogno di conoscere la differenza sostanziale, etica e culturale, delle persone gay rispetto a chi non lo è, tanto che c’è bisogno di individuarle, non già magari per starne lontani, ma per catalogarle, inserirle insomma in una qualche classificazione tassonomica. Tassonomia che è invece certamente facilissimo stilare con quelli di colore: dal nero al giallo, dal vermiglio al latteecaffè e così via.
Per questo “ordine” di persone, infatti, la domanda come riconoscerli neanche si pone perché si legge direttamente in volto. Lettura difettosa e mancante, al contrario, con gli omosessuali che sono del tutto simili agli altri ma che portano differenze nascoste, invisibili, taciute.
Il problema, rancoroso, riguarda allora i risvolti col pubblico televisivo che segue questi programmi e, di rimando, anche con la scuola, considerato che, se una tale domanda è possibile formularla in Tv, dove c’è il fior fiore della intellighenzia italiana, perché non formularla al prof, che ha superato un concorso, o anche fra ragazzi che la sanno più lunga ancora?
E magari dopo avere individuato e riconosciuto il gay, secondo i parametri illustrati in televisione, scoprire se le caratteristiche corrispondono coi postulati della esperta e non solo.
Ma pure implementare una sorta di caccia all’omosessuale, anche quello più nascosto, per cercarne le doti raccontate, dal momento che, lo si voglia o no, costoro sono diversi dal prototipo del maschio o della femmina standard e quindi soggetti al bullismo, alla baia, all’isolamento e all’ingiuria.
Per questo, quando questi bulletti vengono ripresi e puniti, si meravigliano delle reprimende, visto che hanno riconosciuto, fuor di dubbio, un gay, forse con strumenti perfino meglio di quelli descritti dall’ospite della Rai.