Breaking News

Come sta cambiando la scuola

Da molto tempo assistiamo a una proliferazione di nuove metodologie, come se tutti i mali della scuola italiana potessero essere riferiti alla lezione frontale e alla staticità dei docenti. Vorrei invece proporre una riflessione diversa, basata sulla mia esperienza di insegnante di matematica della scuola secondaria vicina alla pensione.

Ho sempre insegnato la mia materia invitando i ragazzi ad affrontare i problemi ragionando sulle diverse possibili soluzioni, cercando la migliore in termini di efficacia, valutando come un unico metodo possa essere applicato a problemi di tipo diverso. Questo tipo di lezione partecipata, interattiva, ha sempre spronato i migliori e contemporaneamente accompagnato chi aveva maggiore difficoltà a scegliere la modalità da loro ritenuta più semplice, dandomi grandi soddisfazioni.

Il mio rammarico è questo: dopo il covid molti ragazzi che arrivano alle “medie” hanno scarsissime competenze (in molti casi è difficile anche la normale gestione di un quaderno e l’utilizzo degli strumenti) e un numero spropositato (sempre in aumento) di alunni ha disturbi specifici dell’apprendimento. Occorre schematizzare tutto, rallentare il ritmo e fare in modo che la maggior parte di loro riesca ad imparare un metodo.

Se voglio essere inclusiva, come è giusto che sia, devo semplificare molto, proporre strategie facili legate ad un’unica tipologia di problemi, rimandare ragionamenti più complessi, che manderebbero in confusione i più, a un tempo successivo che tra l’altro non ho.

Per concludere, io riterrei più proficuo avere qualche docente destinato ad aiutare i DSA/BES che non hanno diritto al sostegno, ma soprattutto investirei risorse per indagare a fondo le cause che portano un numero sempre maggiore di alunni ad avere disturbi dell’apprendimento.

Lettera firmata

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi