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Comparto scuola: contratto firmato

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Un milione di dipendenti della scuola ha finalmente il nuovo contratto economico: l’accordo è stato siglato nella tarda serata del 21 settembre e prevede aumenti a regime fra i 70 e i 150 euro mensili, a seconda dei diversi profili professionali e delle diverse fasce di anzianità. Le previsioni della vigilia sono state così rispettate.
 “Ci presenteremo al tavolo con la penna in mano, pronti a firmare non appena possibile” aveva dichiarato in apertura poche settimane fa il segretario nazionale di UilScuola Massimo Di Menna. “Sono ottimista, si chiuderà in tempi brevissimi” aveva detto pochi giorni fa al nostro giornale il segretario di Cgil-Flc Enrico Panini.
La rapidità con cui si è arrivati alla conclusione è legata a due fattori. Intanto c’è da considerare che la trattativa attuale non è altro che la concreta applicazione di quanto già previsto dall’accordo Governo-Sindacati del 27 maggio scorso (aumento retributivo pari al 5,01%, come per tutti gli altri dipendenti pubblici). In secondo luogo il contratto appena siglato ha carattere puramente economico anche se il Ministero aveva tentato fino all’ultimo di inserire fra i temi in discussione anche la questione della funzione tutoriale.
L’aumento più consistente è legato alla quota del 4,31% che l’accordo generale di maggio metteva a disposizione per tutto il pubblico impiego. Il restante 0,7% è legato alla approvazione della legge finanziaria del 2006, ma in realtà i risparmi di sistema degli anni 2003 e 2004 (380milioni di euro per i docenti e 33 per il personale ATA) consentiranno di fatto di “anticipare” le risorse corrispondenti.
“Siamo soddisfatti – dichiara il segretario nazionale di UilScuola Massimo Di Menna – in questo modo insegnanti e personale ATA potranno ricevere gli aumenti già entro il mese di dicembre” “Ma – prosegue Di Menna – deve essere chiaro fin da ora che non accetteremo che il Governo usi la legge finanziaria per mettere in discussione questo risultato”.
Il riferimento è alle voci delle ultime ore secondo le quali il Ministero del Tesoro starebbe pensando ad una norma che differisca di un anno o due gli aumenti dovuti ai dipendenti pubblici.

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