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Concorso docenti, on line i compiti dei bocciati: nessuno strafalcione, serviva solo più tempo

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I docenti abilitati che non hanno superato il concorso 2016 non ci stanno a fare la figura dei “somari” e decidono di controbattere alle critiche pubblicando i compiti dei bocciati.

L’iniziativa è del Coordinamento Nazionale TFA e vuole dimostrare all’opinione pubblica che ai candidati sono stati presentati dal Miur dei quesiti di alta complessità, a cui rispondere in pochissimo tempo. Non, di certo, in appena 18 minuti ciascuno. E che non c’è traccia degli strafalcioni di cui tanto si è parlato in diversi mass-media.

Il coordinamento ha raccolti i compiti nella cartella dropbox “Bocciati a pieni voti”: alcuni di essi, fa sapere il CNT, saranno pubblicati anche sulla pagina Facebook “Coordinamento Nazionale TFA”. Associazione Coordinamento Nazionale Tfa #abilitatitfa #bocciatiapienivoti.

“Nelle ultime settimane – spiega il Coordinamento Nazionale TFA – abbiamo assistito ad una lunga serie di articoli derisori e dai toni eccessivi e spesso aggressivi nei confronti della classe docente italiana, costituita anche da persone già duramente selezionate a seguito di un serio iter concorsuale, il Tirocinio Formativo Attivo o TFA. Queste stesse persone sono oggi bollate come “somari” o accusate di analfabetismo da giornalisti che si sono informati poco sul tenore delle prove e sullo svolgimento del concorso”.

“In articoli piuttosto approssimativi – continua il coordinamento dei tieffini – si parla falsamente di prove a crocette e di domande sulle capitali europee. Il concorso invece chiedeva di svolgere otto quesiti in 150 minuti. I quesiti richiedevano una trattazione completa e si articolavano in più punti: si rendeva necessario operare una sintesi tra contenuti accademici di alto livello e riferimenti disciplinari adatti all’ordine e al grado della scuola richiesta, calandoli nella pratica didattica e ottemperando anche alle eventuali richieste bibliografiche e normative. Difficile? Per un insegnante abilitato certamente no”.

“Ma ci si dimentica che una prova così concepita ha anche bisogno del tempo adeguato. In soli diciotto minuti questa trattazione diventa confusa e convulsa. Stentiamo a credere che docenti già duramente selezionati abbiano scritto “cmq” o “xchè” come alcuni articoli vanno dicendo. Ad apparire come capro espiatorio o come coloro ‘che nessuno vorrebbe come insegnante dei propri figli’ non ci stiamo”, conclude il Coordinamento Nazionale TFA.

 

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