Ci rivolgiamo a voi come ultima spiaggia, dopo mesi di porte chiuse, mail ignorate da sindacati ed enti di tutela, e un silenzio assordante che pesa sulle nostre vite. Siamo un gruppo di docenti che ha superato con impegno e dedizione il concorso ordinario IRC (Insegnamento Religione Cattolica), ma la nostra realtà oggi è quella di una categoria fantasma: per noi la graduatoria degli idonei non vincitori non solo non esiste, ma non è previsto che scorra.
Molti di noi hanno scoperto con sconcerto, solo a giochi fatti, che il bando non contemplava alcuno scorrimento. Ci viene tolta così ogni possibilità di immissione in ruolo, rendendo vani i sacrifici enormi fatti per prepararci. Chiediamo con forza interventi concreti che diano giustizia alla nostra professionalità:
Un altro nodo inaccettabile riguarda il peso dei titoli culturali. In alcune diocesi, i vincitori del concorso accedono al ruolo grazie ai titoli posseduti e non per i meriti dimostrati sul campo o nei punteggi di prove scritte e orali. Questo obbliga chi non ha altri titoli oltre a quello di accesso a rimettersi sui libri, investendo ulteriori soldi e tempo prezioso per pareggiare il divario, condannati a rischiare di restare sempre indietro nei prossimi concorsi a causa di tabelle di valutazione che penalizzano chi ha solo la formazione base.
A rendere tutto questo ancora più amaro è il cortocircuito formativo che viviamo. Molti di noi provengono dall’Istituto di Scienze Religiose con un percorso concluso con la Licenza. Pur volendo conseguire una seconda Licenza in Teologia, il sistema richiede il recupero di oltre dieci esami, imponendo un percorso di tre o quattro anni. È giusto tutto questo?
Siamo persone, non carne da macello. C’è chi vorrebbe costruirsi una famiglia e chi si prende cura di familiari con disabilità, situazioni in cui un simile precarietà e un simile carico di richieste continue diventano insostenibili. La società ci chiede stabilità e progetti di vita, ma la vita professionale di un’insegnante ci spinge nella direzione opposta.
Questa non vuole essere una sterile polemica, ma una testimonianza accorata e uno sfogo sincero. Chiediamo solo che la nostra voce venga ascoltata e che chi di dovere si accorga che dietro a queste carte ci sono vite umane.
I docenti idonei del concorso ordinario IRC