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Aggiornato il 15.07.2025
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Docenti di religione, tanti contratti precari. Quando scatta il risarcimento? L’avvocato risponde – DIRETTA 17 luglio ore 16.00

Per l’appuntamento con “L’avvocato risponde”Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico insieme all’avvocato  Marcello Di Iorio, socio SIDELS, affrontano una questione di grande attualità per molti insegnanti: la reiterazione abusiva dei contratti a tempo determinato per i docenti di religione cattolica (IRC). Una prassi diffusa, ma che potrebbe configurarsi come illegittima secondo il diritto europeo.

L’appuntamento è per giovedì 17 luglio alle ore 16.00 ed è possibile seguirlo sui canali YouTube e Facebook della Tecnica della Scuola, con spazio alle domande del pubblico.

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Il punto centrale è che, in assenza di ragioni oggettive e di un sistema di stabilizzazione efficace, il rinnovo continuo dei contratti annuali si traduce in un abuso, sanzionabile con un risarcimento del danno. Questo però non viene riconosciuto in automatico: è necessario presentare ricorso al giudice del lavoro. Il diritto al risarcimento ha prescrizione decennale.

Chi può agire?

Tutti i docenti IRC a tempo determinato, inclusi coloro che saranno immessi in ruolo con il prossimo concorso, possono richiedere l’indennizzo per il periodo precedente all’immissione.

Cosa dice la normativa?

L’insegnamento della religione è garantito dalla Legge 121/1985, con incarichi conferiti d’intesa tra il dirigente scolastico e l’autorità ecclesiastica. La Legge 186/2003 distingue tra docenti di ruolo (il 70% dei posti) e non di ruolo (il restante 30%), lasciando questi ultimi in una condizione di instabilità. Ma secondo la Corte di Giustizia Europea, questa distinzione non costituisce una giustificazione valida per reiterare i contratti.

La sentenza del 13 gennaio 2022 (Causa C-282/2019) ha chiarito che la successione di contratti a termine, se usata per coprire esigenze permanenti e durevoli, è contraria al diritto UE. Inoltre, il mancato inserimento degli IRC nelle stabilizzazioni previste dalla legge 107/2015 rappresenta un’ulteriore anomalia.

Cosa prevede la giurisprudenza italiana?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18698/2022, ha escluso la possibilità di trasformazione automatica del contratto a tempo indeterminato nel pubblico impiego, ma ha confermato il diritto al risarcimento del danno, definito “eurounitario”.

Il Decreto Legge 131/2024, poi convertito nella Legge 166/2024, ha fissato le soglie del risarcimento: da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR, salvo prova di danno maggiore.

Come si calcola il risarcimento?

Il giudice valuta:

  • il numero di contratti stipulati in successione;
  • la durata complessiva del servizio;
  • la gravità dell’abuso.

Gli importi variano in base al grado di insegnamento (infanzia, primaria, secondaria) e alle specificità dei singoli casi. Per avviare il ricorso, è necessario essere in possesso dei contratti e della documentazione utile a dimostrare la continuità del servizio.

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