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Concorso straordinario per titoli: si può fare, ecco perché

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Quando l’attuale Ministro dell’istruzione era un semplice membro del movimento 5 stelle nonché sindacalista Anief asseriva che “è assurdo assumere personale, formarlo, tenerlo per 36 mesi, licenziarlo per poi assumerlo di nuovo, in barba a qualsiasi concetto di continuità didattica”.
Una volta entrata nella commissione cultura, il Ministro ha invece lavorato per l’istituzione di un concorso che va nella direzione contraria a quanto da lei stessa affermato agli albori della sua carriera politica. Il Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, con la legge 159/2019, istituisce un concorso per soli 24mila posti, a fronte di almeno 150mila precari attualmente in servizio nella scuola pubblica italiana, basato su un test a crocette, 80 quesiti in 80 minuti. A nulla sono serviti i moniti provenienti dalle parti sindacali che a novembre scorso indicono lo stato di agitazione, la ministra continua dritta per la sua strada e non concerta con i sindacati. I precari si organizzano, costituiscono comitati e coordinamenti e riescono, con l’aiuto di alcuni sindacati di base, ad indire uno sciopero che il 14 febbraio 2020 vede la partecipazione di 20mila docenti. Un dato importante se comparato ai dati degli scioperi del comparto scuola degli ultimi anni.

Il 24 febbraio scoppia la pandemia da COVID19, i DPCM bloccano i concorsi in presenza e il 10 aprile il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione dà parere NON favorevole alla legge 159/2019. Nulla da fare, il ministro chiede e ottiene pieni poteri, tanto è vero che il 28 aprile vengono pubblicati i bandi del concorso straordinario nella gazzetta ufficiale. Nel frattempo, parte della maggioranza di governo e le forze di opposizione si contrappongono all’espletamento di un concorso in piena pandemia.  Concorso che non garantirebbe comunque il regolare inizio dell’anno scolastico 2020/21, sia per la lungaggine delle procedure burocratiche sia perché a settembre l’organico necessario si aggirerà attorno alle 200mila unità mentre lo pseudo concorso (una vera e propria ruota della fortuna) riguarderebbe solamente 24mila unità. Per assurdo, i docenti precari bocciati al concorso tornerebbero nuovamente in cattedra in nome e per conto dello Stato.

Una breve spiegazione ci sembra dovuta. I docenti precari hanno un titolo di studio idoneo all’insegnamento certificato dallo Stato e sono inseriti in una graduatoria per titoli e servizio (la famosa terza fascia). Inoltre, durante gli anni di precariato (talvolta più di 10) i docenti hanno partecipato a corsi di formazione e/o specializzazione e a tutte le attività inerenti all’esercizio della loro professione adempiendo agli stessi doveri dei docenti di ruolo ma senza godere degli stessi diritti.

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Le forze governative (tranne parte dei 5 stelle) e di opposizione insieme alle parti sindacali e sociali, audite in Senato il 22 aprile, richiedono a gran voce un corso concorso per garantire continuità didattica, per permettere il regolare avvio dell’anno scolastico 2020/21 e per frenare l’abuso di precariato.

La Ministra Azzolina in una trasmissione pilotata andata in onda il 2 maggio scaglia un monito verso tutti coloro che la contrastano: “Chi dice che si possono fare concorsi per titoli mente spudoratamente”.

L’articolo 97 della Costituzione Italiana prevede che nella PA si acceda con pubblico concorso senza spiegarne le modalità.

Il D.P.R. n 487, 9 maggio 1994 prevede l’assunzione nella pubblica amministrazione tramite corso concorso.

La Direttiva 3/2018 dello Stato italiano che ha come scopo quello di reclutare  i candidati migliori in relazione alle esigenze delle amministrazioni, annovera tra le prove concorsuali sia il concorso pubblico per titoli che il corso-concorso, ed aggiunge anche che le “prove concorsuali eccessivamente scolastiche o nozionistiche non consentono di valutare al meglio le attitudini del  candidato”

Aggiungiamo inoltre che l’Italia è stata più volte sanzionata per non aver rispettato la normativa europea 70/1999 per la reiterazione dei contratti a tempo determinato, secondo la normativa europea.

Concludiamo con una rassicurazione per chi dice che bandendo un “concorso per titoli e servizio si crea un pericoloso precedente nella scuola”. Niente di nuovo sotto il sole. Già in altre occasioni di emergenza, anche se non tanto gravi come quella che stiamo vivendo, lo Stato ha bandito concorsi con queste caratteristiche. Ricordiamo in particolare il D. L. 10 luglio 1989 n. 249,  articolo 2, comma 1: L’accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, dei licei artistici e degli istituti d’arte ha luogo mediante concorso per titoli e esami e mediante concorsi per soli titoli; a ciascun tipo di concorsi è assegnato annualmente il 50 per cento dei posti destinati alle procedure concorsuali”. A ben vedere, i vincitori di questo concorso, immessi in ruolo nel 1990, sono arrivati al trentaseiesimo anno di servizio nella scuola pubblica senza che nessuno si sia mai lamentato di un operato poco professionale e di conoscenze/competenze limitate da parte loro. Nemmeno una lettera da parte di genitori preoccupati. Nemmeno un livoroso sfogo senatoriale. Niente. Esattamente come per i vincitori del concorso NON selettivo del 2018.

CNPS – Coordinamento Nazionale Precari Scuola

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