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Condensato in 50 obiettivi il “Fioroni-pensiero”

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E’ contenuto in 24 pagine di testo e in 50 analitici allegati il “Fioroni-pensiero” in cui vengono indicati gli obiettivi che l’Amministrazione scolastica intende perseguire nei prossimi mesi per aggiustare con il cacciavite la riforma Moratti.
Si tratta della “Direttiva generale sull’azione amministrativa e sulla gestione per l’anno 2006” che, emanata il 25 luglio scorso, integra e modifica il precedente provvedimento adottato il 30 gennaio dal ministro Moratti.
Il provvedimento è già stato registrato il 1° agosto dalla Corte dei Conti ed è ormai atto vincolante.
Di due obiettivi specifici (prosecuzione delle iniziative a supporto dei processi di valutazione del sistema scolastico e sostegno alle scuole nell’adozione degli strumenti di valutazione individuale dell’alunno) abbiamo già dato conto in apposite notizie.
Ma in effetti la Direttiva indica un gran numero di obiettivi da raggiungere che fanno esplicito riferimento, alle volte anche in modo letterale, al programma politico illustrato a fine giugno in Parlamento dal ministro Fioroni.
Rispetto alla direttiva Moratti ci sono modifiche evidenti soprattutto per quanto concerne la messa a regime della Riforma del I ciclo di istruzione, in altri casi i cambiamenti sono di natura quasi solamente linguistica.
Resta per esempio l’obiettivo di proseguire con la sperimentazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale previsti dall’Accordo-Quadro fra Stato e Regione del 19 giugno 2003 (anche se è stata aggiunta l’espressione “favorendo lo sviluppo di reti di servizio sul territorio, a partire dal biennio dell’istruzione secondaria superiore”).
Resta alla lettera (ma è stato eliminato dal testo il riferimento al decreto n. 77/2005) l’obiettivo di dare attuazione, con le flessibilità e gli adeguamenti necessari, all’alternanza scuola-lavoro (si continua anzi a parlare di “progettare e attuare percorsi formativi in alternanza, riservati agli studenti di ogni ordine di istruzione compresi nella fascia di età 15-18 anni”).
L’obbligo scolastico a 16 anni diventa nella direttiva uno “scenario di prospettiva” e se ne parla in termini molto ampi per dire che si tratta di “creare le condizioni e predisporre gli interventi per innalzare di due anni l’obbligo di istruzione, come condizione di consolidamento ed arricchimento delle competenze di base, di contenimento della dispersione e degli abbandoni precoci”.
Per quanto riguarda poi le iniziative finalizzate alla riduzione del precariato si parla di “piano pluriennale che preveda la copertura dei posti vacanti e disponibili e attivazione di procedure concorsuali in grado di assorbire il turn-over”.
Precisa e puntuale invece la formulazione dell’obiettivo A30: “procedere all’assunzione in ruolo del terzo contingente di 3.060 insegnanti di religione cattolica, sì da pervenire ad una definitiva stabilizzazione di tale categoria di docenti”.
Nessun accenno viene fatto alla revisione delle Indicazioni Nazionali per il I ciclo di Istruzione chiesta a viva voce non solo dai movimenti di base, ma anche dalle stesse organizzazioni sindacali che, pur conoscendo la direttiva già dalla data della sua registrazione da parte della Corte dei Conti, almeno fino ad ora non si sono pronunciate. Ma c’è da credere che alla ripresa dei lavori dopo Ferragosto le prese di posizione non mancheranno.