Ieri, 3 febbraio, si è concluso l’esame da parte della commissione Istruzione al Senato del disegno di legge n. 1735 relativo al consenso informato per le attività di educazione sessuale a scuola.
Come riporta il sito del Senato, il dibattito parlamentare sulle disposizioni in materia di consenso informato ha visto la netta contrapposizione tra il Governo e le opposizioni riguardo a diversi emendamenti, tutti infine respinti. La sottosegretaria Paola Frassinetti ha motivato il parere contrario dell’Esecutivo spiegando che molte proposte erano incoerenti con la ratio del disegno di legge o superflue, poiché i principi di pluralismo, autonomia didattica e i criteri di selezione degli esperti sono già garantiti dalle norme vigenti e dalle nuove Indicazioni nazionali. In particolare, è stata respinta la possibilità di estendere le attività sulla sessualità alle scuole dell’infanzia e primarie e l’introduzione della “Carriera alias”, ritenuta estranea alla materia in esame.
Le forze di opposizione (PD, M5S e IV) hanno espresso un voto contrario al provvedimento, sostenendo che l’introduzione del consenso informato mini l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento. I critici hanno sottolineato come il testo possa generare divisioni e disuguaglianze, lamentando la mancanza di percorsi alternativi per gli studenti i cui genitori neghino il consenso e il mancato riconoscimento della scuola come luogo per contrastare la violenza di genere. Al contrario, la maggioranza ha difeso la riforma, definendola un mezzo per restituire centralità alla famiglia nel patto educativo, senza per questo impedire lo svolgimento di iniziative su temi affettivi e sentimentali.
Al termine dell’esame, non essendo stati accolti emendamenti, la Commissione ha conferito al relatore il mandato di riferire favorevolmente all’Assemblea sul testo già approvato dalla Camera. Il provvedimento prosegue dunque il suo iter con l’obiettivo dichiarato dai sostenitori di valorizzare il ruolo dei genitori nelle scelte educative riguardanti temi sensibili come la sessualità, nonostante le preoccupazioni delle opposizioni circa una possibile frammentazione dell’offerta formativa.
“Ci sono norme che portano firme che dicono più di ogni valutazione politica. Questa porcheria sul consenso informato è firmata Sasso, probabile neo arruolato da Vannacci. Un provvedimento da fan della X mas”, questo il commento di Elisabetta Piccolotti, di Alleanza Verdi Sinistra.
Il ddl, come ricordato dal nostro giornale, stabilisce che l’educazione sessuale potrà essere proposta alle scuole medie e superiori solo agli studenti per cui sia stato espresso il consenso preventivo dei genitori. Restano escluse le scuole dell’infanzia e le elementari, “fatto salvo… quanto previsto dalle indicazioni nazionali“. Queste ultime, scrive ancora Repubblica, comprendono solo contenuti di base come anatomia, differenze biologiche, funzioni riproduttive e malattie sessualmente trasmissibili, mentre empatia e rispetto restano nell’ambito dell’educazione civica.
Il ddl è composto da tre articoli. All’articolo 1 viene stabilito che “le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni” e che tale consenso deve essere acquisito dopo aver messo a disposizione il materiale didattico previsto.
L’articolo 2 disciplina invece il coinvolgimento di esperti esterni: secondo quanto riporta il quotidiano, esso sarà possibile solo previa deliberazione del collegio dei docenti e approvazione del consiglio d’istituto. I criteri di selezione, si legge ancora nel testo, dovranno basarsi su titoli, esperienza e coerenza con finalità educative e livello di maturazione degli studenti.
Infine, l’articolo 3 del ddl specifica che “dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica“. Con queste modifiche, si chiude il primo passaggio parlamentare di un provvedimento destinato a incidere sull’organizzazione delle attività educative nelle scuole italiane.