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Conservatori, le spese di manutenzione sono a carico del Miur

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A finanziare la manutenzione dei Conservatori debbono essere gli uffici preposti del Miur e non gli enti locali. A sostenerlo è la Cassazione che, per la prima volta, con la sentenza 19287 depositata il 12 settembre dalla Terza sezione civile, ha affrontato questo argomento ‘economico’ relativo agli istituti pubblici di alta formazione musicale.

Secondo la Suprema Corte le spese ordinarie e straordinarie per la gestione dei Conservatori statali sono a carico del Ministero dell’istruzione e non delle Province. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della Provincia di Sassari alla quale era stato accollato il costo di tre anni di gestione dal 2000 al 2002 del Conservatorio cittadino ‘Luigi Canepa’ con condanna – emessa dalla Corte di Appello di Cagliari nel novembre del 2010 – a pagare a tale istituto 46.261 euro a titolo di rimborso delle spese di manutenzione, funzionamento amministrativo e utenze della scuola. Le spese erano state anticipate dal Conservatorio sassarese con propri fondi.

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“La nuova disciplina – scrive la Cassazione dando ragione ai giudici di primo grado e alla Provincia di Sassari – delinea un sistema in cui i conservatori ed altri istituti artistici vengono allineati alle università in considerazione dell’alta formazione che essi forniscono nel settore musicale e con la possibilità di rilasciare diplomi di livello universitario”.

Con la riforma del 1999, spiega la Cassazione, è stata quindi “istituita una particolare autonomia di tali istituti che hanno personalità giuridica, autonomia di statuto, di didattica scientifica, amministrativa e contabile, e viene previsto un trasferimento di fondi dal Ministero dell’Università ai conservatori ed agli istituti d’arte”.

Sulla base di tale normativa, “è indubbio – concludono i supremi giudici – che i Conservatori devono farsi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici in cui è fissata la loro sede, nell’ambito delle risorse trasferite dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca”.