Home Attualità Conte frena: la «Buona scuola» da rivedere

Conte frena: la «Buona scuola» da rivedere

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Alla Camera, recuperando il silenzio del Senato, il neo presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla di scuola: «Abbiamo ragionato con tanti stakeholders, interverremo sui nodi critici della legge 107».

Quali siano i nodi critici, secondo Conte, non è dato sapere, forse l’unico punto in cui si annuncia lo stop alla Buona Scuola è sulla chiamata diretta dei professori da parte dei presidi.

Per  il resto, rimangono dubbi e perplessità.

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Le certezze? Qualcosa si può prevedere

Di sicuro non verrà abolita l’Alternanza scuola-lavoro che è una richiesta delle aziende del Nord, grandi sostenitrici della Lega; di certo non si fermeranno i finanziamenti alla scuole private, anzi!, considerato ancora che il cosiddetto “modello Milano”, caro alle giunte regionali leghiste, è stato il cavallo di battaglia delle destre.

Trasferimenti

C’è poi il problema dei trasferimenti dei docenti che per la scuola primaria avvengono prevalentemente su singola scuola, e non su ambito. Una prevalenza nettissima, perché su un totale di 16.211 movimenti quelli su ambito sono solo 2.348, la maggior parte dei quali riguarda la mobilità interprovinciale: 1.605 i trasferiti su ambito, circa la metà dei movimenti in altra provincia.

Se per il 2017/18 la percentuale dei trasferiti su ambito era stata del 15,8%, quest’anno si scende al 14,5%, per cui la chiamata diretta «appare ormai del tutto residuale», mentre rimane sempre il nodo, su cui la Lega da sempre ha mugugnato, degli spostamenti da nord a sud.

Inoltre i trasferimenti fra province diverse sono il 19,6% del totale, un punto in più rispetto alla percentuale dello scorso anno.

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