Il Governo farebbe bene ad avviare “una nuova politica espansiva dei redditi, fondata su metodo, equità e concertazione. La prima leva è il rinnovo dei contratti collettivi: parliamo di circa 2,5 milioni di lavoratori del settore privato e di tutto il pubblico, scuola compresa”. A dirlo è stata la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, riferendosi quindi anche al rinnovo del contratto collettivo 2022/2024 di Istruzione, Università e Ricerca per il quale si prevedono aumenti medi di circa 140 euro lordi (di cui circa la metà già in busta paga da diverso tempo grazie all’indennità di vacanza contrattuale maggiorata per legge un paio d’anni fa) e che, tra gli altri, la Flc-Cgil ritiene non certo sufficienti.
Intervistata da Avvenire, la sindacalista ha rivendicato un immediato “nuovo Patto sociale, come avvenne negli anni Novanta, con un programma e obiettivi condivisi. Lo abbiamo chiesto con forza al nostro congresso di luglio, dove la premier Meloni ha manifestato apertura al dialogo sociale. Bisogna passare ai fatti: un primo passo è la celere apertura di un confronto sui contenuti della legge di Bilancio”.
Secondo la sindacalista Confederale va quindi “stabilito il diritto di tutti i lavoratori a un salario di produttività, volto a redistribuire stabilmente a livello aziendale o territoriale gli aumenti di valore aggiunto dei risultati ottenuti anno su anno. Allo stesso tempo bisogna intervenire su prezzi e tariffe, contrastare la speculazione, alleggerire la pressione fiscale sui redditi medi e popolari, evitando che si allarghi il divario tra costo della vita e salari. Pensionati e lavoratori sono stati i più colpiti dall’inflazione. Per questo occorrono detrazioni più alte fino a 60mila euro, riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 al 32%, una fiscalità che premi la produttività, tassando di più le grandi rendite“.
Fumarola ha quindi auspicato l’avvio di “un piano nazionale industriale, che va varato entro l’autunno, partendo da un forte investimento nel capitale umano“.
A proposito dell’uscita dal lavoro sempre più vicina ai 70 anni, per via dell’innalzamento dell’aspettativa di vita di italiani accertata dall’Istat, Fumarola ha detto che “le pensioni si cambiano solo con il sindacato“, visto che “è tempo di un sistema più equo e flessibile”.
La strada del dialogo sociale, infine, secondo la numero uno della Cisl è necessaria soprattutto “per evitare di vedersi imporre il cambiamento dall’esterno o di doverlo gestire solo in termini di gestione delle ricadute sociali relative”.