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Contratto Scuola 2025/27, aumenti subito in busta paga sono un vantaggio economico per docenti e Ata. Barbacci (Cisl): i contratti si firmano

“Metteremo un aumento contrattuale nella retribuzione in una condizione che non prevede i famosi e famigerati arretrati e quindi ci sarà evidentemente una disponibilità di un rinnovo contrattuale intorno al 6% che si somma a quello già passato e che ci può rilanciare anche una trattativa in tempo reale per il triennio 2028/30. Quindi è un impegno importante ci sono delle risorse significative, quasi 3 miliardi, che vogliamo vengano prima possibile reinvestite nei salari del personale della scuola”. A dirlo alla Tecnica della Scuola è stata Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola, nel corso del XIII Congresso Snals-Confsal.

L’argomento affrontato non poteva essere che l’accordo in via di sottoscrizione all’Aran per il rinnovo della parte economica del Contratto collettivo nazionale 2025/27, del quale hanno parlato anche il ministro Giuseppe Valditara e il presidente Aran Antonio Naddeo.

Si starebbe arrivando, con molta probabilità il 1° aprile prossimo, a un accordo su un contratto che per la scuola avrebbe un duplice vantaggio.
“Sì, è un passaggio importante, a cui teniamo molto – ha detto Barbacci -, la prima volta probabilmente nella storia della contrattazione pubblica e nella storia della scuola, nella quale possiamo anticipare delle risorse messe a disposizione dalle leggi di bilancio e consentire ai colleghi, quindi al personale della scuola, di avere degli aumenti contrattuali, diciamo quasi in anticipo rispetto alla vigenza del contratto. In passato abbiamo firmato i contratti nostro malgrado, sempre in ritardo di un anno di due. L’ultimo è stato firmato il 23 dicembre e riguardava il triennio scorso questa volta ci sono le condizioni per anticipare il rinnovo contrattuale dal punto di vista economico nel 2026, mettendo a sistema le risorse del triennio 2025/27”.

La sindacalista è d’accordo: “avere ottenuto subito l’incassare di questi soldi nella busta paga, quindi, comporta anche un vantaggio economico per gli insegnanti e il personale ATA”.

Sembra di capire che c’è una certa compattezza da parte di tutti i sindacati, cosa che non ci sarebbe al momento su alcuni aspetti normativi che dovrebbero seguire poi questa firma.
“Dal punto di vista economico – ha replicato Barbacci -, l’emergenza salariale prevede una unità di intenti e quindi se non si misura qui l’unità sindacale si rischia di essere davvero di essere poco credibili nei confronti della categoria. Quindi, io auspico davvero che ci sia la massima convergenza per portare a casa la parte economica. Mi pare che i primi segnali siano buoni”.

“Poi c’è la parte normativa, ci sono tanti aspetti tecnico giuridici contrattuali che devono essere trattati, perché noi facciamo gli interessi delle persone che rappresentiamo. Quindi non trovo particolari ostacoli ma vedo la necessità di una riflessione articolate di una negoziazione che può essere anche lunga”.

L’intento è comunque chiudere la normativa entro fine anno: “Auspico – ha ribadito la sindacalista – che ci sia un percorso che ci vede impegnati, ma entro l’anno 2026 bisognerà davvero chiudere il cerchio per la triennalità, sia dal punto di vista economico che normativo”.

Tutti compatti? “Stavolta io parlo per me e per coloro i quali hanno condiviso anche in passato i contratti, che si firmano, si negoziano, si litiga, si discute, ci si accapiglia ma alla fine bisogna trovare la quadra per chiuderli: questo è l’obiettivo di chi fa sindacato”.

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