Anche per il contratto nazionale scuola appena concluso ritorna il “vecchio” problema della mancanza di firma di uno o più sindacati.
Questa volta a non firmare l’ipotesi di contratto è la Flc-Cgil, ma in precedenza c’erano stati altri casi.
Nell’ultima tornata era stata la Uil Scuola a non firmare, con la conseguenza che il sindacato venne estromesso dalla contrattazione integrativa successiva.
In precedenza c’era stato anche il caso dello Snals che però sottoscrisse poi il contratto definitivo senza perdere quindi il diritto a partecipare alla contrattazione di secondo livello.
Nel corso degli anni, anzi dei decenni, ci sono state situazioni che hanno segnato la storia della contrattazione.
Il caso più clamoroso si verificò a fine anni ’90 in occasione del Contratto del 1999 che, all’articolo 29 (Trattamento economico connesso allo sviluppo della professione docente) prevedeva la possibilità di riconoscere un aumento stipendiale di 6milioni di lire annue ai docenti che avessero superato una sorta di “concorso interno”: si trattava del famoso “concorsone” voluto dal ministro Berlinguer e condiviso da tutte le organizzazioni sindacali che firmarono l’accordo. Solo la Gilda non firmò e quando fu il momento di passare ai fatti, e cioè di dare avvio alla procedura, il mondo della scuola rispose con uno degli scioperi più massicci di sempre. Proclamata dalla Gilda e dal sindacalismo di base, lo sciopero costrinse persino alle dimissioni del ministro Berlinguer.
Un altro caso si ebbe nel 1988, ma all’epoca non si parlava ancora di veri e propri contratti (questo istituto giuridico nasce agli inizi degli anni ’90 con l’entrata in vigore del decreto 29/1993 e con la nascita dell’Aran). In quella circostanza (si trattava di un contratto anche piuttosto vantaggioso sul piano economico) la Cgil Scuola non firmò l’ipotesi di accordo ma decise di dare il proprio assenso solo a fine luglio, pochi giorni prima che il Governo tramutasse in legge l’accordo siglato a inizio giugno.