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Aggiornato il 18.11.2025
alle 16:08

Contratto scuola, si ripartirà a breve con quello del 25/27? Valditara e Zangrillo ci credono e parlano di più di 400 euro di aumenti nel giro di poco tempo

L’ipotesi di contratto nazionale del comparto scuola, università e ricerca è stato appena siglato ma già di pensa alla prossima tornata, relativa al triennio 2025/27.
Il presidente dell’Aran Naddeo ha già fatto sapere che per le Funzioni centrali è tutto pronto e a dicembre si potrebbe persino aprire il tavolo contrattuale.
Meno immediata potrebbe essere l’apertura delle trattative per la scuola e non a caso la segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci ha chiesto al Ministro di attivarsi al più presto per fare in modo che venga emanato l’atto di indirizzo.
Per parte sua il ministro Valditara ha già evidenziato che mai prima d’ora c’era stata così tanta attenzione nei confronti del personale della scuola e sta parlando di cifre importanti, 416 euro di aumento nel giro di poco tempo (la somma, però comprende anche l’importo previsto il triennio 2025/27).

Cisl Scuola si dice comunque fiduciosa perché già in chiusura del contratto 2022/24 le parti hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per fare in modo che il negoziato si apra al più presto.
Non solo, ma “è peraltro di queste ore – aggiunge Barbacci – una dichiarazione del ministro della Funzione Pubblica Zangrillo che si è detto intenzionato a rinnovare tutti i contratti pubblici entro il 2026”.
Obiettivo che appare un po’ difficile da raggiungere ma non impossibile, anche se molto dipenderà dai risultati che il Governo intenderà ottenere.

Se la trattativa dovesse limitarsi agli aspetti economici ci si potrebbe anche aspettare una conclusione relativamente rapida tenuto conto del fatto che i soldi sono già stati previsti e stanziati.
Ben diversamente potrebbero andare le cose se il Governo volesse intervenire su questioni più strutturali, come da tempo immemorabile si dichiara.

Se per esempio si volesse affrontare la questione storica della progressione di carriera e della introduzione di meccanismi più o meno “premiali” da riservare ad alcune categorie del personale (collaboratori del ds per esempio) si aprirebbe un contenzioso difficile da affrontare.
E così pure accadrebbe se l’Amministrazione volesse rivedere le norme del codice disciplinare del personale docente.
Peraltro non si capisce per quale motivo il Governo dovrebbe avviare un faticolo “braccio di ferro” con i sindacati (e con la stessa categoria) proprio nell’ultimo anno del proprio mandato: tutti sanno che misure non propriamente popolari si possono “tentare” a inizio legislatura ma non certamente quando ci si avvicina al voto.
Se si sta alla logica, viene da pensare che il prossimo contratto potrebbe concludersi entro la prima metà del 2027 e dovrebbe riguardare solamente la parte economica.
Ma questi sono ragionamenti “a tavolino”, la politica è altra cosa e gli imprevisti vanno messi nel conto.

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