Home I lettori ci scrivono Cosa (non) fanno i dirigenti scolastici per far funzionare la didattica online?

Cosa (non) fanno i dirigenti scolastici per far funzionare la didattica online?

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A distanza di due settimane dall’interruzione delle lezioni, si iniziano a fare le prime valutazioni sulla scuola a distanza.

Il ministro Azzolina ha dato un buon voto ai professori, che stanno reggendo bene l’emergenza, pur essendo impreparati (all’inizio in molti lo erano), a gestire questa nuova modalità didattica.

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Il feedback, si sa, è importante, per orientare l’azione e migliorare i risultati. E ci fa piacere che il ministro lo abbia fatto con i docenti.

Tuttavia, vorrei fare qualche riflessione su un altro aspetto della Dad, che a mio avviso, si sta un po’ sottovalutando: il ruolo dei dirigenti scolastici.

Molti si chiedono, anche sulla propria pelle, che cosa stiano facendo i presidi per far funzionare davvero la didattica a distanza.  Che poi, non è semplice curiosità, intendiamoci, ma l’esigenza legittima di capire come mai tanti docenti, pur lavorando responsabilmente e comodamente da casa, non sono per niente soddisfatti della Dad, a dispetto delle dichiarazioni entusiastiche del ministro.

E’ bene fermarsi un attimo a riflettere, per fare un bilancio più realistico della situazione e per capire cosa fare in questo difficile momento, in cui la scuola rischia di chiudere i battenti a tempo indeterminato.

Passata la fase iniziale dell’emergenza, ora non si può più improvvisare, ma si deve guardare in faccia la realtà e affrontare il problema nei giusti termini.

Credendo nel valore del confronto come elemento di crescita dell’intera comunità educante, vorrei aggiungere un mio contributo alle testimonianze pubblicate in questi giorni dalle testate scolastiche. Mi ha colpito, in modo partire, l’articolo di Pasquale Almirante dal titolo “E se la scuola del Covid-19 è in mano a un dirigente insensato?”

Un aspetto, quello dei desaparecidos, che merita di essere approfondito. Finora l’attenzione della politica è stata puntata solo sui professori, che dal 4 marzo sono stati bombardati da circolari, ordini di servizio, raccomandazioni, articoli, consigli, richiami, e chi più ne ha più ne metta.

Ebbene, dalle statistiche ufficiali risulta che i docenti sono stati bravi, perché non hanno mai smesso di lavorare e hanno dato prova di grande senso di responsabilità. A dirlo è stato lo stesso ministero, che ha monitorato l’operato dei docenti, esprimendo apprezzamento per la professionalità dimostrata (anche) in questa occasione.

Un bel dieci, dunque ai professori. E con lode, soprattutto ai più anziani che nel giro di poche ore si sono dovuti attrezzare per colmare le proprie lacune informatiche, ingozzandosi di istruzioni per l’uso e tutorial su piattaforme, classi virtuali, videolezioni e teleconferenze.

Ma, ora, una domanda nasce spontanea. Quale voto il ministro Azzolina darebbe ai dirigenti scolastici, che definisce i “capitani delle navi”?

Lo ha fatto un monitoraggio anche su di loro? Forse no. Perché, se lo avesse fatto, probabilmente, avrebbe scoperto che in molte scuole (non in tutte fortunatamente!) accade proprio ciò che ha rappresentato Pasquale Almirante. Gli insegnanti navigano a vista, senza poter contare sul supporto di nessuno, senza ricevere indicazioni su cosa e come fare e, in certi casi, senza aver mai ricevuto una parola di incoraggiamento da parte dei capi desaparecidos.

Altro che supporto ai docenti e agli studenti!  Come se nel famoso DPCM che ha svuotato le aule, anziché esserci scritto “sospensione dell’attività didattica”, ci fosse scritto “sospensione dell’attività dirigenziale”.

Bisognerebbe chiarire che non funziona così la Dad. Nel decreto Conte, ad essere espressamente obbligati ad attivare la didattica a distanza non sono i docenti, bensì i dirigenti. Il che, naturalmente, non significa che i docenti sono in vacanza, mentre i dirigenti devono fare lezione agli alunni, per carità. Ma, non significa neppure l’esatto opposto, cioè che la didattica debba essere una preoccupazione solo degli insegnanti.  Eppure, stando al malumore che serpeggia in molti istituti e alle numerose segnalazioni pervenute ai sindacati, pare che diversi capitani (e pure di lungo corso) abbiano frainteso il senso del decreto.

Infatti, dopo una prima circolare rivolta ai docenti, del tenore “armiamoci e partite”, molti  leader educativi si sono dileguati, senza preoccuparsi di organizzare il servizio secondi criteri di efficienza e di efficacia formativa, nel rispetto dei diritti e del buon senso. E, in certi casi, i docenti hanno visto svanire nel nulla pure tutta la pletora di incarichi aggiuntivi che ruotano attorno ai DS, quelli che di solito sono nominati (e pagati) per supportare l’organizzazione della didattica, collaboratori, referenti, funzioni strumentali e compagnia bella. Salvo aspettarci che ricompariranno, ad emergenza finita (cito Almirante), per sventolare il tricolore e  cantare l’inno nazionale.

Per fortuna, la ministra Azzolina è già intervenuta su alcuni punti importanti. Ha chiarito, per esempio, cosa è e cosa non è la Dad.

“Le attività di didattica a distanza- si legge nella circolare del MI- per essere tali, prevedono la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni(…) Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un  intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento”.

Il ministro ha puntualizzato, inoltre, che i dirigenti scolastici, ai sensi del Dlgs 165/2001 hanno autonomi poteri di direzione e coordinamento, e devono organizzare le attività secondo criteri di efficienza e di efficacia formativa. Ma, secondo me, avrebbe fatto bene anche a ricordare qual è il senso di questa norma. Cioè che i dirigenti, oltre a dire “armiamoci e partite”, hanno anche il dovere di guidare la comunità scolastica, di supportare i docenti, motivarli, coinvolgerli, indirizzarli, ascoltarli, di adottare misure idonee per tutelare la loro salute e per prevenire lo stress, al fine di garantire il benessere organizzativo. Come dicono, del resto, le decine di norme contrattuali e articoli di legge presenti nella normativa scolastica.

Ora, se il ministro facesse un monitoraggio della reale situazione delle scuole, scoprirebbe che in certi casi si verifica davvero ciò che racconta Almirante: “Le scuole sono in mano ad una dirigenza impreparata, insensata, inefficiente e inefficace, sia per gli alunni e sia per i professori”. I quali non hanno alcuna guida e sono abbandonati a se stessi. Per convincersi con dati alla mano, basterebbe far compilare un questionario di custmer satisfaction a quei docenti che, in totale isolamento, ce la stanno mettendo tutta per ricostruire un rapporto di insegnamento-apprendimento gravemente danneggiato dal coronavirus, stanno collegati per ore sulle piattaforme e con più classi contemporaneamente senza alcun un coordinamento, si fanno venire gli occhi rossi davanti al pc per interagire con gli alunni,  si fanno venire l’ansia per preparare lezioni a distanza su argomenti complessi, mentre i tg fanno a tutte le ore la conta dei contagiati e delle vittime.

E, spesso, senza sapere che pesci prendere su questioni che, invece, sono importanti in una scuola, come la rimodulazione dei programmi, le valutazioni, i ragazzi con Dsa, il recupero degli alunni con carenze pregresse che non si collegano mai, non si sa se perché privi di dotazione tecnologica o, semplicemente, perché non ne hanno voglia.

Cosa fare con questi ragazzi? Come convincerli a seguire, come colmare  loro le lacune? Come valutarli? Bisogna telefonare alle famiglie? Cosa si deve scrivere sul registro elettronico. E, soprattutto, questo problema se lo devono porre i docenti o i dirigenti scolastici?

Perché anche questo, ministro Azzolina, sta avvenendo in molte scuole. Anzi, in molte case, per meglio dire, specialmente quelle dove i docenti sono a loro volta genitori di scolari alle prese con tonnellate di compiti a distanza. E, perciò, talvolta sono costretti a sostituirsi ai maestri, dal momento che alcuni dirigenti, evidentemente, non hanno capito cos’è la Dad. Forse perché non leggono le circolari ministeriali!

Antonella Mongiardo