Continuano a giungere parole di dissenso verso l’ipotesi della didattica a distanza, da adottare a seguito di un ulteriore crisi energetica derivante dalla guerra in corso in Iran: dopo il no categorico espresso dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara (“non è una misura contemplata nel piano del governo”, quindi almeno per il momento le scuole resteranno aperte), mercoledì 8 aprile è arrivato anche il pieno dissenso del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
“Non c’è allo studio nessun piano sul razionamento di carburante, né sulla chiusura di scuole, uffici, fabbriche e negozi”, ha detto il numero uno del Carroccio durante una conferenza stampa tenuta nella sede della Stampa Estera proprio sul tema del caro energia.
Salvini – che ha escluso il razionamento di carburante, “in questo momento non voglio neanche prenderlo in considerazione” – ha quindi confermato tutta la contrarietà del Governo verso il ricorso alla Dad, una modalità di didattica del resto già osteggiata, sei anni fa, in blocco dal Centro-Destra ai tempi della pandemia da Covid.
La possibilità della Dad è stata bocciata, nelle ultime ore, anche dal primo sindacato dei dirigenti scolastici: Cristina Costarelli: la presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio ha detto “che un eventuale ritorno alla didattica a distanza” è ad oggi “fuori da ogni fondamento. La situazione geopolitica internazionale è sicuramente complessa, c’è una crisi energetica importante, ma non vedo connessioni con questa esigenza della Dad che andrebbe a produrre un risparmio energetico limitatissimo“.
“Tra l’altro – ha aggiunto la ds dell’Anp – il ritorno alla Dad sarebbe per un periodo di scuola molto breve, perché ormai manca veramente poco alla fine, circa un mese. E soprattutto è necessario tenere in considerazione i danni che ne conseguirebbero a livello didattico“.
Insomma, sull’applicabilità immediata della Dad si conferma una sostanziale e generalizzata opposizione. Resta a questo punto solo da capire se anche a settembre, alla fine della prossima estate, con il ritorno del nuovo anno scolastico, le posizioni rimarranno immutate: dal Governo, infatti, qualora la guerra in Medio Oriente dovesse procrastinarsi e con essa la crisi energetica, sarebbero costretti ad applicare misure più consistenti.
Forse, a quel punto, la didattica a distanza comincerebbe perlomeno ad essere contemplata: tenere a casa per qualche settimana un milione di insegnanti e Ata, ma soprattutto sette-otto milioni di alunni, infatti, avrebbe sicuramente un impatto importante da un punto di vista dei consumi, non solo dei carburanti.
Con il prezzo da pagare che, però, ancora una volta si riverserebbe sugli alunni, a partire da quelli che hanno bisogno di relazionarsi e di socializzare di persona: non a caso, famiglie e pedagogisti spingono per fare di tutto perchè le lezioni in presenza, in classe, vengano mantenute sempre e comunque.