Home Politica scolastica Così parlò la ministra Madia: capisco gli statali, ma…

Così parlò la ministra Madia: capisco gli statali, ma…

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Intanto la causa di tutte le perdite della sinistra, per Madia, secondo il luogo comune più accreditato, è stato l’antiberlusconismo e Renzi, l’unico vittorioso sul cavaliere, rivendica il primato della politica, nei confronti di “un sindacato” che è “un burocrate, una minoranza che blocca il cambiamento. Ma non ha mai negato il confronto a nessuno. Non si fa trascinare in mediazioni estenuanti”.

Renzi, dice la ministra, “vuole interloquire col sindacato” su due temi: “come tutelare il lavoro anche nelle fasi di non lavoro e come evitare divari retributivi eccessivi”; tuttavia, sostiene Madia “noi parliamo di confronto, non di concertazione: diteci la vostra idea, e se è buona la facciamo nostra” e i sindacati dovrebbero fare una riflessione su “cosa significa oggi rappresentare i più deboli”.

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Per quanto riguarda invece gli scioperi contro il blocco dei contratti del pubblico impiego, Marianna Madia la sa più lunga: “Ciascuno deve fare ciò che in coscienza crede sia giusto: se credono sia giusto scioperare, va bene così. Dopo l’incontro avuto con loro l’altro giorno, la leader Cisl Furlan ha detto “malgrado i bei modi non c’è nulla di concreto”. Io ricambio l’annotazione sui bei modi, anche lei è una persona gentile, ma non sono d’accordo sul resto: gli 80 euro vanno a un dipendente pubblico su 4, c’è l’impegno ad assumere vincitori di concorso e precari della scuola, ho garantito che non ci sarà nessun esubero” e senza ricollocazione lontano da casa.

“Ricollocheremo le persone vicino a dove già lavorano, senza abbassamenti di stipendio” e se poi gli statali vogliono proprio scioperare, la ministra capisce che i lavoratori della P.A.  “fanno una richiesta legittima, e auspico di poter sbloccare i loro contratti l’anno prossimo. Ma ora è giusto partire dalle emergenze: non credo ci sia un solo euro nella legge di stabilità che avrebbe dovuto essere altrove”. “E’ fondamentale fare le riforme e continuare una battaglia politica in Europa che ha portato Juncker a promettere 300 miliardi di investimenti. Dobbiamo continuare a dimostrare quello che cerchiamo di dimostrare da un anno: il primato della politica”.

Anche quella degli sprechi? “Abbiamo messo un tetto agli stipendi di chi guadagna di più, dato un sostegno ai redditi bassi, spostato il peso fiscale dal lavoro alle rendite…”.

Non ci pare tuttavia che la ministra abbia aggiunto novità rilevanti al dibattito politico-sindacale, né prospettato vie diverse a quelle più comunemente espresse.