Home Attualità Covid-19 e mascherine: cos’è l’effetto di popolazione? Lo spiega Rezza

Covid-19 e mascherine: cos’è l’effetto di popolazione? Lo spiega Rezza [VIDEO]

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Durante la conferenza stampa settimanale sull’analisi dei dati del Monitoraggio delle Regioni e della situazione epidemiologica con il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro (in collegamento), il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza, si è parlato di mascherine. Cos’è l’effetto di popolazione? Lo spiega Gianni Rezza, intervistato sull’efficacia delle mascherine. In poche parole è la possibilità che un uso generalizzato della mascherina (uso di popolazione) abbia effetti generalizzati (effetti di popolazione). Se tutti la portassimo ridurremmo il rischio di contagio in modo importante. Ma entriamo nel dettaglio delle dichiarazioni degli esperti.

Rezza, che si dichiara un forte sostenitore delle mascherine, chiarisce che sebbene le mascherine FFp2 siano più efficienti nei confronti del virus per ridurre il rischio di infezione, è anche vero che ormai un’abbondante letteratura sul tema ci informa che anche le mascherine chirurgiche e le mascherine di comunità proteggono non solo gli altri, ma anche chi le indossa, riducendo la gravità dei sintomi.

Quanto meno ci si è esposti, in pratica, quanto più è probabile che la sintomatologia del virus sia più blanda.

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Inoltre, come dicevamo, il Direttore Generale della prevenzione ci spiega che: “Se tutti portano la mascherina, riducendo il rischio che una persona contagi le altre e allo stesso tempo aumentando la protezione individuale, questo uso di popolazione della mascherina ha un effetto di popolazione molto forte sul contenimento del rischio di contagio, si stima attorno al 70-80% (di riduzione del rischio di contagio) l’effetto di popolazione dell’uso di mascherine chirurgiche o di comunità.”

Dunque usiamola, usiamola bene, usiamola tutti, è la raccomandazione che ci arriva dagli esperti del Ministero della Salute in fatto di mascherina.

Mascherine FFp2

Quanto alle mascherine di tipo FFp2, Rezza suggerisce: “Sono professionali e vanno innanzitutto destinate gli operatori sanitari e a chi ne ha veramente bisogno.” Oltretutto, sottolinea l’esperto, c’è da considerare che “L’uso prolungato della mascherina FFp2 è più faticoso.” Quindi, ancora una volta, gli scienziati confermano l’ok alle mascherine chirurgiche e di comunità.

Decelerazione della curva

Su altri argomenti l’intervento del Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli.

“Iniziale ma chiara decelerazione della curva”, dice Locatelli, “per 4 giorni consecutivi si registra un calo di accessi nelle terapie intensive (nel flusso di dati dall’8 novembre a oggi). Il sistema con la diversificazione delle misure basata sulle fasce di rischio sta riuscendo a gestire una situazione che rimane critica ma rispetto alla quale riusciamo a vedere la decelerazione. Che sia motivante affinché le persone mantengano un comportamento corretto,” ci esorta.

Escalation o de-escalation?

Sul tema della curva parla anche Gianni Rezza, che spiega: “C’è una tendenza alla diminuzione della trasmissione del virus, probabilmente dovuta alle misure. L’Rt tendenzialmente è un po’ diminuito (oggi è attorno all’1,4) sebbene in alcune regioni continui ad aumentare. Ma dobbiamo portarlo sotto l’1 per avere degli effetti importanti.”

Dunque buone notizie, ma non al punto da abbassare la guardia. Prudenza massima. E chiarisce la questione delle fasce di rischio per le regioni, specificando che ogni territorio assegnato a una certa fascia di rischio, deve mantenere le misure di quella fascia minimo 15 giorni solo nel caso della decrescita dei contagi – de-escalation – ; nel caso della crescita – escalation – anche a distanza di pochi giorni si potranno inasprire le misure trasferendo un territorio entro una fascia di rischio maggiore, perché il principio è agire in fretta quando la situazione si aggrava e agire con prudenza quando la situazione sembra schiarirsi.

Le sue affermazioni: “Bisogna che gli indicatori si stabilizzino una volta che una regione raggiunge una zona. Prima di un’eventuale de-escalation occorrono due settimane minimo; per un’eventuale escalation anche meno, perché il principio è agire subito.”

Conclusioni

Anche il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro dice la sua, e osserva: “L’Rt durante i primi di ottobre è andato crescendo, mentre oggi c’è una decelerazione, ma non c’è ancora un calo della curva, dunque non si allenti l’attenzione.”

Il messaggio è chiaro da parte di tutti e tre. Distanziamento, mascherina, igiene delle mani. E ancora: rispetto delle regole e prudenza.

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