Home I lettori ci scrivono Covid e socialità, l’emergenza non può protrarsi sine die

Covid e socialità, l’emergenza non può protrarsi sine die

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Apprendo che il CTS si è espresso a favore della conferma delle attuali misure di profilassi anche per il prossimo anno. Ciò significa: “ancora distanziamento”, il che significa: “ancora Dad”, dal momento che nulla si è fatto per reperire nuovi spazi o per diminuire il rapporto studenti/professori. Non mi devo dilungare sui danni della didattica a distanza, sia pure integrata, perché lo stesso CTS si è già più volte pronunciato al riguardo. È noto che la malattia Covid 19 colpisce il giovani in modo lieve. Né sembra che la diffusione delle famigerate varianti abbia mutato il quadro della letalità generale. È altrettanto noto che i ragazzi possono contagiare gli anziani e i fragili.

Adesso, però, c’è un fatto nuovo: i nonni sono stati vaccinati. Problema risolto dunque. O dobbiamo forse credere che i vaccini siano inefficaci? Ma ci viene ripetuto ossessivamente il contrario! “Gli studenti non sono ancora vaccinati! Alcuni professori non sono ancora vaccinati” – obietta qualcuno. Ma il diritto allo studio non può essere subordinato all’accettazione di un trattamento terapeutico preventivo che, nella fascia di età relativa alla popolazione scolastica (ma non solo), ancora può destare legittime perplessità in ordine alla sicurezza.

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Più in generale, quanto sta accadendo in Israele e in Gran Brertagna sembra dimostrare che i vaccini proteggono dalla malattia ma non impediscono il contagio e la trasmissione, sicché, quand’anche tutti gli studenti e i professori fossero vaccinati, sarebbe comunque possibile avere dei casi di positività. E allora? Vogliamo continuare con la Dad fino a zero contagi? Ma perché non si può convivere con questo virus e con questa malattia come conviviamo da sempre con virus e malattie altrettanto se non più pericolose?

Tanto più che l’Ema ha annunciato che a ottobre avremo a disposizione cinque terapie, grazie alle quale la letalità della Covid dovrebbe diventare come quella di un’influenza. Dobbiamo capire che le decisioni non le prendono gli Scienziati (del resto questi ultimi non rappresentano una totalità coesa e portatrice di una verità inconfutabile): le decisioni le prende la Politica. E la Politica, in un regime democratico, non assolutizza nessuna istanza, bensì media tra le varie istanze. Da quasi due anni il diritto all’istruzione è stato sacrificato al diritto alla salute.

È chiaro che le istanze degli studenti, dei genitori e dei professori sono state sacrificate in nome della preservazione della vita. Questo può andar bene in uno stato di emergenza, ma l’emergenza non può protrarsi sine die. Tornare alla normalità (autentica) significa capire che la VITA, come spiega Giorgio Agamben, non è il mero bios, cioè la nuda vita: essa è zoé, ossia il complesso delle relazioni umane, affettive, culturali e  sociali, insomma quelle relazioni che non si possono coltivare davanti a uno schermo, inchiodati alla propria postazione solitaria. Summum crede nefas propter vitam vivendi perdere causas, diceva Giovenale. 

Lorenzo Bergerard