Continuano ad arrivare terribili notizie relative alla strage di Crans-Montana, località sciistica svizzera dove, durante la notte di San Silvestro, un incendio in un locale dove si stava svolgendo una festa ha causato la morte di più di quaranta persone, perlopiù adolescenti.
Purtroppo, ci sono le prime vittime italiane: sarebbe stata trovata morta una sedicenne di Milano, il cui padre è stato chiamato stamattina, 3 gennaio, per identificarne il corpo, come riporta Il Corriere della Sera. Ecco le sue parole in merito alla ragazza: “La più straordinaria che abbia mai calcato la Terra. Non lo dico perché non c’è più. Eccelleva in tutto ciò che faceva, sia a scuola sia nello sport. Era un’ottima ginnasta artistica, sciava in modo impeccabile, amava la natura e parlava inglese come una madrelingua. Aveva una curiosità pazzesca e una disciplina naturale, mai ostentata. Era una ragazza seria ma mai rigida, curiosa, capace di appassionarsi. Non studiava per dovere, ma per capire: aveva la media dell’otto e mezzo. Anche lì era amata. Non passava inosservata: lasciava sempre qualcosa di buono dietro di sé”.
“A Chiara, vittima del drammatico incendio di Crans-Montana, un saluto commosso”, queste le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, scritte su X.
Rimangono, ricorda La Repubblica, quattro ragazzi italiani dispersi: Emanuele Galeppini, originario di Rapallo, Giovanni Tamburi, di Bologna, Riccardo Minghetti, 16enne romano, Achille Barosi, 16enne milanese.
I compagni di classe del liceo scientifico pubblico che frequenta Tamburi, insieme al suo prof di religione hanno organizzato un momento di preghiera. Sta pregando per lui anche l’arcivescovo Matteo Zuppi.
“Noi siamo speranzosi. Ho ancora il suo volto impresso. Lo avevo incrociato nei corridoi proprio prima di Natale”, ha detto la dirigente del liceo frequentato da Minghetti.
Non mancano le polemiche che la tragedia ha scatenato. Anche stavolta, per alcuni la colpa è della scuola. C’è chi osserva che a scuola si dovrebbe insegnare di più la sicurezza. C’è di più: sui social e non solo, c’è chi ha colpevolizzato direttamente i ragazzi, le vittime: “figli di papà”, “ragazzini viziati”, “pensavano solo a bere e a divertirsi”, “inermi perché impegnati a riprendere tutto con il telefono”. Come se la tragedia fosse la conseguenza naturale di un modo superficiale di vivere.
Ad intervenire è stato, sulla sua pagina Facebook, il docente e scrittore Enrico Galiano. Ecco il contenuto del suo post:
“Ma io dico, come fate?
Come fate a ergervi sempre a giudici di questo e di quello, a sapere sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Come fate a dare tutti quei buoni consigli, a scagliarvi con tutta quella rabbia contro ogni cattivo esempio.
Come fate a esibire improvvise competenze, per cui un giorno siete economisti l’altro esperti di geopolitica e oggi fini periti e architetti.
Come fate?
Come fate a esservi dimenticati di cosa vuol dire avere diciott’anni.
Come fate ad avere rimosso tutta quell’incoscienza, quella totale assenza di senso del pericolo, quella fame di vita che ti fa ignorare qualsiasi possibilità di morte?
Come fate?
Come ci può stare, dentro di voi, tutto quel fiume di livore contro i più giovani, che cosa vi hanno fatto, che colpa possono mai avere.
Come ci può essere così tanto vuoto dentro un cuore, per dimenticarsi che in questo stesso momento genitori – esattamente come voi – sono distrutti, e lo saranno per sempre.
Come fate?
Come fate a non fare silenzio, ora che silenzio è l’unica cosa che si può fare?
Come fate a non declinarlo almeno in parola di conforto, ora che lo sconforto ha tolto tutte le parole?
Me lo dite, come fate?”.