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Aggiornato il 05.01.2026
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Crans-Montana, il prof del 16enne Giovanni Tamburi morto nel fuoco: un bel tipo, ora sta in Paradiso, strazio per genitori e amici di Bologna

“Io di Giovanni da uomo di fede sono sicuro sia in Paradiso ma per chi rimane, genitori, amici, c’è lo strazio. Per tutti è dolorosissima la morte ma per ragazzi di 16 anni… alcuni non riescono neanche a parlarne. Per loro soprattutto pregheremo. Il dramma è per chi rimane qui, farci compagni discreti per chi soffre per Giovanni”. A parlare è don Vincenzo Passarelli, docente di religione al liceo Righi, dove per due anni, in prima e seconda, è stato professore di Giovanni Tamburi, il 16enne bolognese morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana assieme ad altri cinque giovani italiani (almeno 11 sono invece i feriti).

Don Passarelli ha scritto al padre, in Svizzera, col quale aveva un contatto, per essergli vicino in questo momento di strazio. “Lui ha ringraziato per le preghiere”.

E un momento di preghiera è stato organizzato per la serata di domenica 4 gennaio nella chiesa di Sant’Isaia: ci saranno i compagni di scuola, gli amici e i docenti di Giovanni per un rosario insieme, prima della celebrazione della Messa.

Al rosario di potrebbe unirsi la madre del ragazzo, che in questi giorni da Bologna ha lanciato appelli per avere informazioni sulla sua sorte. E con lei, forse, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

Si svolgerà “un momento di raccoglimento a cui ha pensato una mia collega docente – ha detto il sacerdote all’Ansa – un modo per fare qualcosa e sentirsi vicini in un momento di grande dolore”.

L’ex prof di religione dello sfortunato ragazzo ha anche cercato di realizzare un profilo del giovane: “Giovanni era proprio un bel tipo. Sempre sorridente, ma in maniera intelligente. Molto educato, simpatico. Le mie lezioni sono per lo più dialoghi esistenziali, in cui cerco molto l’interazione. E quando Giovanni interveniva, non lo faceva sempre, lasciava sempre il segno. Le sue erano parole non scontate, originali”.

“Giovanni era sé stesso. Ero contento quando alzava la mano, perché insieme a qualche altro era quello che dava i contributi più originali”, ha concluso il sacerdote.

Anche Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha voluto dire la sua sulla tragedia di Crans-Montana: a margine della commemorazione del 35esimo anniversario dell’eccidio del Pilastro, il primo cittadino ha detto che “Bologna si stringe alla famiglia di Giovanni Tamburi, ho sentito la madre proprio ieri sera. In queste ore tanti amici del ragazzo e della scuola di Giovanni mi hanno scritto, siamo a disposizione, ovviamente, loro e della famiglia per un ricordo e per essere vicini il più possibile a questa comunità che è colpita da un dolore inimmaginabile”.

“Credo sia importante che in questo caso il Governo, col ministro Tajani che si è subito attivato e lo ringrazio, aiuti queste famiglie a comprendere le cause, e che davvero si faccia chiarezza e giustizia il prima possibile“, ha sottolineato Lepore.

Anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha espresso solidarietà alle famiglie dei ragazzi coinvolti nella strage svizzera di Capodanno: il titolare del Mim ha detto che “è doloroso leggere le cronache della strage di Crans-Montana, che ha coinvolto così tanti giovani. Oggi contiamo altre tre vittime italiane, studenti strappati alla vita in quella che doveva essere una serata di spensieratezza. A loro va il mio saluto commosso, ai loro cari il mio abbraccio e la mia vicinanza”.

Nel frattempo, le ricerche dei dispersi della strage di Crans-Montana si avvalgono anche dei social: dopo il tragico incendio, che ha provocato 40 morti e oltre 100 feriti, la rete è stata utilizzata da parenti e amici per cercare e condividere notizie. E su Instagram, riporta sempre  l’Ansa, è nata la pagina Cransmontana.avisderecherche che conta oltre 67 mila follower: una sorta di ‘bacheca’ digitale in cui compaiono foto e appelli per i giovanissimi che quella notte erano al Costellation.

I gestori dell’iniziativa intendono “raccogliere avvisi di persone scomparse” e cercare di garantire uno strumento utile a chi è impegnato sul campo.

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