“Ci sono due elementi fondamentali che dovrebbero essere ben presenti a tutti i membri di quest’aula: l’autonomia scolastica degli istituti e la libertà educativa. Questi princìpi consentono alle scuole di costruire percorsi e progetti nel rispetto degli studenti, delle famiglie e delle esigenze della comunità educante”. A dirlo, il 2 marzo, è stata l’assessora all’educazione del Comune di Firenze Benedetta Albanese rispondendo in Consiglio comunale ad una domanda di Guglielmo Mossuto (Lega) in relazione alla bocciatura di Palazzo Vecchio a una mozione di Noi Moderati per riportare il crocifisso nelle scuole (a Natale il presepe) e all’iniziativa di un dirigente scolastico che ha concesso una stanza dell’istituto da lui diretto a dei studenti musulmani.
L’obiettivo della mozione era quello di collocare crocifissi e presepi negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, con l’intento di evitare di cancellare i simboli della nostra identità: la nona Commissione consiliare del Comune di Firenze ha però bocciato l’iniziativa.
La decisione, approvata a maggioranza, ha posto al primo posto il principio fondamentale dell’autonomia scolastica, sancito dal DPR 275/1999 e tutelato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Cassazione: “Imporre o promuovere dall’alto scelte simboliche invade questa autonomia e rischia di ledere la libertà di coscienza di studenti, famiglie e personale scolastico”.
A distanza di alcuni giorni, l’assessora all’educazione del capoluogo toscano ha spiegato ulteriormente le ragioni della decisione.
“La scuola pubblica – ha aggiunto Albanese – non è il campo di battaglia delle ideologie o dei partiti. È un luogo che dobbiamo tutelare e rivendicare come spazio di rispetto, dialogo, costruzione civica e garanzia dei diritti”.
Da questa risposta è nata poi la lite che ha coinvolto in particolare Mossuto e l’assessora all’urbanistica Caterina Biti.
Nelle repliche Mossuto, rivolgendosi agli esponenti della maggioranza, ha affermato che “la Lega non è per la sottomissione, tutti questi islamici a cui voi vi chinate, poi non vi voteranno“. Affermazioni che hanno provocato la reazione dell’assessora Biti che ha parlato di frasi inammissibili.
Per via degli animi surriscaldati, ha scritto l’Ansa, sono dovuti intervenire gli agenti di polizia municipale anche perché Mossuto ha detto alla Biti: “Stai zitta”.
“Creare una contrapposizione tra il presepe, il crocifisso e l’aula dove poter pregare durante il Ramadan è una forzatura polemica che non aiuta il confronto pubblico né tantomeno le comunità scolastiche – ha commentato ancora Albanese – La laicità dello Stato non è ostilità verso la religione, al contrario, è una garanzia per tutti. Non c’è rispetto nello strumentalizzare simboli religiosi né nel distorcere il senso di un’iniziativa che peraltro non è inedita, come quella adottata dal Sassetti-Peruzzi”.
“In questo caso, un dirigente scolastico, in ascolto e in dialogo con i propri studenti, ha accolto una richiesta avanzata per un periodo limitato, fondata su un diritto costituzionalmente garantito: la libertà religiosa. È un gesto di buon senso e di attenzione verso la sua comunità scolastica”.
“Questa amministrazione e questa maggioranza – ha concluso Albanese – non mettono al centro slogan identitari, ma stanno dalla parte di chi fa politica garantendo, dentro la scuola pubblica, libertà e diritti per tutti”.
Sulla querelle è voluto intervenire, domenica 1° marzo, anche Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega: “Ognuno – ha detto il leader del Carroccio – è libero di credere nel Dio che vuole, a differenza che in Iran. Io sono cattolico ma non punisco chi non la pensa come me o non voglio obbligare nessuno a far niente contro voglia. Non mettere i crocifissi significa negare la nostra cultura“.
A proposito, anche, del a proposito della decisione di un dirigente scolastico di un istituto che ha messo a disposizione una stanza agli studenti musulmani per la preghiera del Ramadan, il numero uno leghista ha detto: “Non ascoltino Salvini, ma ascoltino Benedetto Croce, perché non possiamo non dirci cristiani. Questo va al di là della religione: negare il fatto che le nostre radici siano cristiane significa negare l’evidenza, negare la storia“, ha concluso Salvini parlando anche di situazione dovuta ad una “sciocca ideologia”.