Sono molti gli insegnanti che sono riusciti, dopo le operazioni di mobilità, a riavvicinarsi alla propria regione d’origine, di solito dal Nord verso il Sud. Questo è il caso di un docente 35enne che dalla Toscana ritornerà in Calabria, dove presterà servizio.
Come ha spiegato a Il Corriere della Sera, è arrivato 15 anni fa dalla Calabria, prima per studiare poi per insegnare alle elementari. Ora però ha deciso di tornare nella sua regione: ha chiesto e ottenuto il trasferimento a Cosenza.
“Qui con lo stipendio da insegnante non c’è verso di prospettare una vita dignitosa. Vivere in un appartamento condiviso, come faccio attualmente, non lo è; ma non lo è nemmeno arrivare a fatica a fine mese perché paghi per un bilocale dove non ti entra nemmeno la roba che possiedi. Almeno non lo è per me”, ha esordito.
Si tratta del classico trasferimento di un docente del Sud che si è spostato al Nord per lavorare e che ora vuole tornare nella sua terra. Ma a quanto pare non è solo questo il caso: “Molti lo fanno perché vogliono tornare dalla famiglia che avevano lasciato, ma conosco tanti colleghi che se ne sono andati perché non ce la facevano economicamente”.
“Un insegnante prende lo stesso stipendio, a Cosenza come a Firenze, ma il costo della vita è diverso. Già non attira tantissimo il mestiere. La scuola ha perso autorevolezza: una volta era un punto di riferimento per i cittadini, ora non lo so. Bisogna cambiare qualcosa nella scuola per tornare ad essere un riferimento per i cittadini. Ci vorrebbe un riconoscimento economico, ma anche più considerazione sociale”, ha concluso.
Il TgR Lombardia ha parlato della situazione che si registra a Milano. Secondo i dati della Cisl nel capoluogo lombardo e nella sua provincia si verificherà un vero e proprio esodo di insegnanti verso altri luoghi (specialmente al Sud).
A lasciare il territorio saranno infatti quasi mille insegnanti, uno su otto, il 12%. Un terzo riguarda la primaria (334), più di 200 le richieste per la secondaria di primo e secondo grado. Soddisfatta una domanda su cinque, visto che le richieste di trasferimento erano circa 5mila.
Un rischio che già lo Stato aveva intercettato qualche mese fa, immaginando aiuti come foresterie e supporti al personale fuori sede che però non hanno avuto alcun effetto. Qualche mese fa il ministro Valditara aveva annunciato l’intenzione di “dialogare con regioni e associazioni di categoria per individuare alloggi per il personale fuori sede. Spesso il personale non fa domanda perché il costo per l’alloggio è troppo alto. Perché non immaginare che nelle nuove scuole ci siano delle foresterie dove poter alloggiare questi insegnanti”.
Dieci miliardi in dieci anni per mettere a disposizione 100 mila case popolari o a prezzi calmierati. Il Piano Casa, presentato dal governo il 30 aprile, dovrebbe rispondere all’emergenza abitativa italiana, come riporta Il Corriere della Sera.
Il vicepremier e ministro, Matteo Salvini, dice che entro dodici mesi dovranno essere resi disponibili 60 mila alloggi popolari al momento inutilizzabili o inagibili.
Semplificazioni e percorsi burocratici più veloci in cambio di edilizia a prezzi calmierati. Un cardine del Piano Casa poggia sul ruolo dei privati nella realizzazione di alloggi e appartamenti (100 mila in 10 anni) a valori inferiori a quelli di mercato, rendendoli accessibili alle fasce di reddito medio basso. Anche qui sarà nominato un commissario. Il Piano, come ha più volte detto Meloni, dovrebbe venire incontro alle esigenze, soprattutto, di molti insegnanti.
Lo scorso febbraio Valditara ha anche lanciato una proposta: “Ho intenzione di intraprendere un censimento delle necessità del personale scolastico che lavora fuori sede e ho intenzione di dialogare con regioni e associazioni di categoria per individuare alloggi per il personale fuori sede. Spesso il personale non fa domanda perché il costo per l’alloggio è troppo alto. Perché non immaginare che nelle nuove scuole ci siano delle foresterie dove poter alloggiare questi insegnanti”.
“Sarebbe il caso che l’interesse pubblico tornasse ad essere un faro. Dobbiamo riflettere per trovare soluzioni. Creiamo subito un gruppo di lavoro”, ha aggiunto il ministro, che crede che si possa anche intervenire sulla proprietà delle scuole.