Ogni tanto si parla dell’annosa questione: crocifissi a scuola sì o no? Il dibattito è esploso in questi giorni a Firenze, dopo che è stata presentata una mozione dal consigliere Luca Santarelli avente ad oggetto “Crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado”.
L’obiettivo della mozione? Inserire crocifissi e presepi negli istituti scolastici di ogni ordine e grado per evitare di cancellare i simboli della nostra identità. La nona Commissione consiliare del Comune di Firenze ha però bocciato l’iniziativa.
La decisione, approvata a maggioranza, pone al primo posto il principio fondamentale dell’autonomia scolastica, sancito dal DPR 275/1999 e tutelato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Cassazione. “Imporre o promuovere dall’alto scelte simboliche invade questa autonomia e rischia di ledere la libertà di coscienza di studenti, famiglie e personale scolastico”, aggiungono.
La Presidente Barbieri sottolinea: “L’intervento comunale non può sostituirsi alle scelte pedagogiche delle scuole, che devono riflettere la complessità della nostra società multiculturale. Le tradizioni cristiane, crocifisso e presepe inclusi, rappresentano un patrimonio storico-artistico inestimabile e possono essere valorizzati come occasioni di apprendimento culturale, ma solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità, senza privilegiare una confessione religiosa”.
“Questa bocciatura non è un attacco alle tradizioni, ma una difesa della neutralità dello Stato laico e del ruolo educativo delle scuole come spazi di dialogo e integrazione. L’Amministrazione comunale continuerà a sostenere le istituzioni scolastiche finanziariamente e culturalmente, promuovendo progetti didattici aperti a tutte le identità culturali del nostro territorio”, concludono.
“A volte non ci troviamo sempre d’accordo con Giorgia e Matteo su alcune questioni, ma quando si vuole essere accoglienti lo si è quando si ha il coraggio di dire chi si è. Togliere i crocifissi dalle scuole significa sottomettersi ad altri che poi ci imporranno la loro regola. Più si è identitari e più si può dialogare con gli altri”. Queste parole sono state pronunciate da Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, qualche giorno prima di Natale sul palco di Atreju, per ricordare che su certi temi, come la presenza del simbolo della religione cristiana nelle classi scolastiche, la cui introduzione si deve ad un regio decreto del 1924, non c’è alcun pensiero divergente. Anzi.
Quella di mantenere o togliere i crocifissi dalle aule scolastiche è una diatriba annosa e divisiva, che ogni tanto torna in auge. Senza però alcun passo avanti, né risposte decisive o, meglio ancora, di tipo legislativo e in grado di fornire adeguate soluzioni per dirimere la questione.
Un anno e mezzo fa, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni europee, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni disse apertamente che “non possiamo rimanere in silenzio di fronte a chi, nelle nostre scuole e nelle nostre Università, insegna l’odio verso la nostra civiltà. Non accettiamo lezioni da chi invoca la chiusura delle scuole per il Ramadan mentre chiede di togliere il crocifisso dalle scuole”.
Sul finire del 2023, per rimanere all’attuale Governo, fece un certo scalpore la notizia della rimozione improvvisa, attuata dalla dirigente scolastica di una scuola del modenese, a Carpi, di tutti i crocifissi dalle aule della scuola da lei diretta: diversi docenti e genitori si dichiararono in disaccordo con la decisione, lamentandosi anche perché non sarebbero stati neanche informati.
In quell’occasione, anche il vicepremier Matteo Salvini disse la sua, sostenendo che “la priorità di questa ‘preside’” sarebbe stata quella di “strappare i Crocifissi da tutte le aule scolastiche. Professori e genitori increduli, io con loro”, sottolineò il leghista.