Da alunno Nai (Neo Arrivato in Italia) a docente nelle scuole del nostro Paese. È la storia di Abdou M. Diouf, insegnante di matematica e scienze in una secondaria di primo grado in provincia di Piacenza, raccolta per la Repubblica da Silvia Bencivelli, giornalista e conduttrice televisiva.
Una storia di crescita e integrazione tra i banchi, che si inserisce nel dibattito di fuoco scatenato dalla proposta della premier Giorgia Meloni – che come precisato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara arriverà in consiglio dei Ministri in settimana, sotto forma di decreto legge – di porre un tetto al numero di studenti stranieri che non parlano italiano nelle scuole del Belpaese.
“Io sono stato esattamente un Nai! Un bambino che non parlava l’italiano“, ha detto Diouf al quotidiano. “Sono arrivato ad Arezzo a cinque anni, ho fatto lì elementari, medie e superiori. Poi mi sono laureato in biologia molecolare a Firenze, ho preso due master (facevo anche il pallavolista professionista), dopodiché ho avuto un assegno di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità“.
Da lì, il ragazzo ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. “Ho fatto il divulgatore scientifico e ho scritto due romanzi. Poi il concorso, ed eccomi qui”. Una nuova avventura, iniziata con una sana follia. “Mi sono presentato senza mezz’ora di supplenza alle spalle, solo con i punti della laurea. Ma avevo studiato e ho vinto il posto di ruolo. Il primo settembre ho preso servizio”.
Adesso, per la prima volta, Diouf ha davanti degli alunni, con cui mettere alla prova la sua vocazione di insegnante. “I bambini ci mettono pochissimo a imparare un’altra lingua”, riflette a proposito del dibattito in corso. “Adesso sento dire che i genitori dovrebbero imparare l’italiano per aiutare i figli a inserirsi. Ma io l’italiano l’ho imparato da me, parlando coi miei amici e con mia sorella”.
L’importante è non perdere i legami con il passato e non rinunciare alle proprie origini. “I miei hanno continuato a parlare wolof in casa”, ha concluso Diouf, “e di questo li ringrazio ogni giorno perché non ho perso la mia lingua madre“. Su Tecnica della scuola è in corso un sondaggio sul tetto al numero di studenti stranieri che non parlano italiano nelle scuole, a cui i lettori possono rispondere per comunicare a loro opinione sul caso.