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23.09.2026

Mattarella ministro dell’Istruzione, cosa diceva nelle circolari sugli studenti stranieri? – I TESTI

Anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi: sono passati più di 35 anni da quando il Capo dello Stato era ministro dell’Istruzione. La premier Giorgia Meloni ha deciso di dire la sua durante ‘Porta a Porta’, su Rai Uno, ospite di Bruno Vespa per replicare al Presidente della Repubblica che ad Amatrice, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico 2026/27, aveva inveito contro le “scuole ghetto”, perché “la scuola deve stabilire legami, aiutare a rendere più sicure le comunità, a unire e non a lacerare”.

Ma di quali circolari si tratta? Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989 con l’oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”. “L’immigrazione”, scriveva, rende necessario “da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse”.    

In quest’ottica “ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità”.

Agli istituti spetta valutare “specifiche esigenze e situazioni”, per trovare “le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe”.    

La seconda circolare è invece la 205 del 26 luglio del 1990. “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale” è il titolo. L’allora ministro richiamava poi proprio la circolare 301 dell’anno precedente, ribadendo: “l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”.    

Al riguardo, si legge ancora il documento “sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche”. Mattarella sottolineava inoltre la necessità, “per quanto possibile” di intensificare “le attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico”.

C’è da ricordare che, ovviamente, il contesto in cui ha operato l’attuale Capo dello Stato, alla guida del dicastero di Viale Trastevere dal 1989 al 1990, era completamente diverso.

Al centro sempre il tetto di alunni stranieri

Il centro del discorso è stato sempre il limite del 30% di alunni stranieri per classe, soglia che però riguarderebbe solo i nuovi arrivati che non parlano italiano, quindi non gli europei e nemmeno gli stranieri di seconda e terza generazione: una norma che, secondo le informazioni in possesso della Tecnica della Scuola, non dovrebbe tuttavia realizzarsi attraverso il decreto leggo ma con un assai più lungo e laborioso disegno di legge.

“Nel frattempo – precisa l’Ansa -, dalle opposizioni si rileva che c’è una netta differenza tra un testo di legge come quello proposto ora dall’Esecutivo e delle circolari, come quelle scritte dall’allora ministro dell’Istruzione, definite ‘includenti’ e fatte con l’obiettivo di facilitare l”integrazione”.

Le parole della premier

Meloni ha concentrato il suo intervento sull’esigenza espressa di “superare i ghetti”: secondo la presidente del Consiglio, un ghetto “è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua”.

Il Governo, pertanto, ha intenzione di arrivare a “una distribuzione più equa delle classi”, intervenendo, precisa Meloni, sui “ragazzi che non parlano la nostra lingua”. Si tratta di “buonsenso”, come nel caso del burqa, che va vietato a scuola, e anche nei luoghi pubblici come propone FdI, pure per una questione di “sicurezza”.

Quindi, Meloni ha dichiarato che “quando il presidente era ministro dell’istruzione redigeva circolari invitando a distribuire gli alunni stranieri”. Dopo avere citato le due circolari firmate da Mattarella, la premier ha chiosato: “Mi pare giusto andare avanti con questa misura”.

Meloni ha poi precisato, sempre sull’intervento del Capo dello Stato ad Amatrice: “non leggo le sue parole come una contestazione”.

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