Home Precari Da precario a docente di ruolo: un caso emblematico

Da precario a docente di ruolo: un caso emblematico

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La nostra intervista a un gruppo di insegnanti di Conversazione in lingua straniera (Spagnolo), classe di concorso BC02, con almeno una decina di anni di servizio, da precari, nella Scuola Italiana ed abilitati PAS nel 2014. La loro storia è speculare a quella di molti altri colleghi e monta la loro protesta

Qual è la vostra storia?

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La nostra storia è del tutto sovrapponibile a quella di molti colleghi che, recentemente, hanno partecipato al concorso del 2016, superando tutte le prove e risultando quindi fra gli “abili” all’agognata immissione in ruolo.
La legge 107/2015 stabilisce che le cattedre per le immissioni in ruolo vadano assegnate per una metà attraverso scorrimento delle GAE (graduatorie ad esaurimento) e per l’altra attraverso il meccanismo del concorso, privilegiando “il merito”.
Nella nostra classe di concorso BC02, in Sicilia, le GAE sono esaurite già da tempo; una ragione in più per moltiplicare gli sforzi, dimenticare le amarezze, affrontare i sacrifici, anche economici, legati alla distanza dalle sedi concorsuali (nel nostro caso Cassino e Frosinone, un migliaio di chilometri da casa, da farsi sei volte, tre per andare e tre per tornare), chiedere supporto ai nostri figli ed ai nostri mariti e mogli.
Ma il nostro sforzo più grande è quello di cercare di vincere l’indignazione, trasformandola in speranza.

Qual è il motivo della vostra indignazione?


Nel 2016 l’USR Sicilia pubblica l’elenco delle cattedre disponibili ed autorizzate dal MIUR per le eventuali mobilità delle fasi B e C, sono 11, delle quali 3 assegnate per dette mobilità, mentre 8 rimangono disponibili.
A conferma di questi numeri, per l’anno 2016, e prima della fine del concorso, il MIUR (decreto ministeriale 669/2016, recepito attraverso la nota protocollo MIUR n. 25272) pubblica il contingente di cattedre disponibili, e in Sicilia per contratti a tempo indeterminato, nella classe BC02, sono 8.
La riforma della ”Buona Scuola” però è molto ambiziosa e vuole eliminare i precari, non solo assegnando le cattedre disponibili nell’immediato, ma addirittura costituendo una graduatoria di merito, attraverso il concorso (si cerca l’eccellenza) da utilizzare per assegnare le cattedre che, si prevede, si possano rendere disponibili nei futuri tre anni.
Come descrivere quindi, se non con indignazione, la reazione di noi tutti quando leggiamo che il concorso mette a bando solo 3 cattedre in Sicilia? Perché 3, quando solo per il 2016, senza contare le ulteriori previsioni per il triennio, il MIUR pubblica un contingente di 8? Chi ed in che modo ha stabilito questo?

Che cosa è accaduto quando è stata pubblicata la graduatoria del concorso?


Quando, il giorno 8 Settembre 2016, appare sul sito del USR Lazio (responsabile del concorso) la “graduatoria”, l’indignazione diventa un misto di rabbia e frustrazione.
La graduatoria degli idonei, di coloro i quali hanno sostenuto e superato la prova scritta, la prova pratica e poi l’orale, non c’è, sostituita da un elenco dei presunti primi tre.
Nessun diritto di conoscere il punteggio assegnato dalla commissione ai titoli che costituiscono i sacrifici di una vita, nessuna possibilità di capire se è stato commesso un errore di valutazione o anche solo conoscere quale posizione si occupi.
Nulla, non esistiamo, siamo invisibili. Questa è la trasparenza della pubblica amministrazione?

 

Perchè poi l’ingiustizia si è trasformata in una beffa atroce?


Senza nemmeno che l’USR Sicilia pubblicasse l’elenco dei vincitori e/o degli idonei (giorno 22 settembre 2016 pubblica solo l’elenco dei 3 vincitori), giorno 10 settembre 2016 l’USP di Siracusa convoca, con meno di 16 ore di preavviso, dalla posizione 1 alla 8 della graduatoria del concorso per l’assegnazione di 3 cattedre disponibili, esplicitando che i posti indicati potranno subire variazioni a seguito di accertamenti sulle effettive disponibilità.
Eccola servita la beffa. Nessuno, infatti, sa chi sono gli idonei dal quarto all’ottavo, dato che non c’è la graduatoria. Ci rechiamo a Siracusa, meta dell’ultimo viaggio della speranza.
Siamo tutti in strada (anche colleghi di altre classi di concorso convocate allo stesso modo), sotto gli Uffici dell’ex Provveditorato, non ci viene permesso accedere.
Vengono invitati a salire i 3 in graduatoria pubblicata giorno 8 dal USR Lazio, mentre agli altri viene chiesto di attendere in strada.
Ai 3 “eletti” viene offerta la possibilità di scegliere fra le 8 cattedre disponibili; tutti e tre scelgono le cattedre messe a disposizione dal USP di Catania (erano 4 in totale, una in più dei posti messi a bando nel concorso per l’intera regione e per i prossimi tre anni). Perché scelgono tutti Catania? Due sono di Catania e uno di Siracusa (ove non ci sono cattedre disponibili).
Qualche ora più tardi, una solerte e risoluta impiegata ci comunica, a voce e senza farci entrare, “Per oggi è tutto”, nessuna spiegazione, nulla.
In fondo noi siamo gli invisibili, quasi ce ne eravamo dimenticati.
Ci chiediamo: se i posti messi a concorso sono 3, perché i vincitori hanno scelto su 8 ambiti?
E le altre 5 cattedre messe a disposizione? Si perdono? Stante alle Legge 107/2015, l’immissione in ruolo avviene per il 50% da GAE e 50% da concorso.
Quindi, GAE esaurita, graduatoria del concorso esaurita, nessuno ha diritto ad essere immesso in ruolo fino al prossimo concorso, stante che alle GAE non si accede più.

Ma laddove il concorso del 2016 non sia ancora concluso, l’immissione in ruolo avverrà al 100% da GAE. Allora, se la GAE è esaurita, perché non immettere in ruolo tutti da concorso? Anche perché il contingente è stato autorizzato dal MIUR avendo le risorse necessarie come da DM 669/2016.

 

Che cosa chiedete adesso?


Che vengano pubblicate la graduatorie complete, per la trasparenza di un concorso pubblico;
Che il nostro status di “idoneo”, ci consenta di essere inseriti nella graduatoria di merito (abolendo il tetto del 10%) ed essere così immessi in ruolo, come è accaduto per i concorsi precedenti;
Che per le classi di concorso ove siano esaurite le GAE, il canale per l’immissione in ruolo diventi la graduatoria di merito (vincitori ed idonei);
Che la nostra “idoneità” ci consenta anche di passare alla prima fascia delle graduatorie di istituto;
Che vengano stabilizzati subito i docenti che abbiano superato ad oggi il limite dei 36 mesi di contratti a tempo determinato, come stabilito dall’Unione Europea. (O forse lo Stato pretende obbligare i datori di lavoro privati a stabilizzare i precari con più di 36 mesi ma non intende rispettare la stessa norma quando il datore di lavoro è lui?).
“Buona scuola”?
Facciamo così, cominciamo a fare la “Scuola Giusta”.Di sicuro sarà anche Buona. E migliore di questa, senz’altro.

 

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Il provvedimento ha quindi lo scopo di offrire una particolare tutela a soggetti deboli, vulnerabili e indifesi, quali sono appunto i bambini piccolissimi, che frequentano gli asili nido e le scuole dell’infanzia, e le persone con disabilità e gli anziani. 
  L’articolo 2 delega il Governo a legiferare in materia di formazione del personale degli asili nido, delle scuole dell’infanzia, delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e disabili. 
  In particolare, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo per la definizione delle modalità di valutazione attitudinale per l’accesso alle professioni educative e di cura del personale, nel rispetto di alcuni criteri direttivi, che prevedono, tra l’altro, che per gli operatori socio-sanitari, infermieri e gli altri soggetti che operano con mansioni di assistenza diretta presso strutture socio-sanitarie, nonché per il personale docente e non docente degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, i requisiti richiesti debbano integrare l’idoneità professionale con una valutazione attitudinale; che la sussistenza dei requisiti di idoneità sia verificata al momento dell’assunzione e successivamente con cadenza periodica; che incontri periodici e regolari con équipe di esperti siano previsti per monitorare precocemente le eventuali criticità e individuare le possibili soluzioni; che vengano svolti colloqui individuali o incontri collettivi tra famiglie e operatori o educatori, finalizzati a potenziare l’alleanza educativa-accuditiva come principale strumento per migliorare il benessere delle persone destinatarie di interventi educativi o di cura; che siano previsti adeguati percorsi di sostegno e ricollocamento del personale dichiarato non idoneo. 
  Per prevenire maltrattamenti e abusi, anche di natura psicologica, l’articolo 3 prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di concerto con le organizzazioni sindacali interessate, emani apposite linee guida per stabilire le modalità di accesso nelle strutture socio-sanitarie per garantire, ove possibile, le visite agli ospiti nell’intero arco della giornata. In questo modo, in sostanza, vogliamo promuovere il progressivo ampliamento degli orari di accesso alle strutture socio-sanitarie in modo tale che la prevenzione e il contrasto dei reati nei confronti di soggetti particolarmente vulnerabili si realizzi attraverso il controllo sociale e il maggiore coinvolgimento dei familiari dei soggetti che si trovano in una condizione di particolare vulnerabilità per età o per condizione personale. 
  Per rispondere alle finalità del testo, l’articolo 4 dà la possibilità ad asili nido, scuole dell’infanzia e strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità di installare sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso le cui immagini sono cifrate al momento dell’acquisizione all’interno delle telecamere stesse attraverso un sistema a doppia chiave asimmetrica. L’accesso alle registrazioni dei sistemi è vietato, salvo quanto stabilito dal libro V, titoli IV e V del codice di procedura penale in caso di notizia di reato. 
  Il testo richiama esplicitamente gli articoli del codice di procedura penale che regolano l’attività di iniziativa della polizia giudiziaria e l’attività del pubblico ministero. In sostanza, le immagini si potranno utilizzare solo qualora il pubblico ministero ne ravvisi la necessità, procedendo d’ufficio o su denuncia, ordinandone l’acquisizione e la visione. La presenza dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso deve essere segnalata ai soggetti che accedono nella zona videosorvegliata. 
  Nelle strutture sociosanitarie e socioassistenziali è altresì richiamato il necessario rispetto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge 3 marzo 2009, n. 18, e il previo consenso degli interessati o, se minorenni o incapaci, dei loro tutori. 
  Al Garante per la protezione dei dati personali, con proprio provvedimento da adottare entro sessanta giorni dalla data diPag. 37entrata in vigore della legge, è affidata la definizione delle prescrizioni da osservare in relazione all’installazione dei sistemi di videosorveglianza e al trattamento dei dati personali effettuato mediante i medesimi sistemi. 
  Abbiamo anche voluto specificare chiaramente che nelle strutture in questione è vietato l’utilizzo di webcam. Questo per sgomberare il campo dai dubbi e dalle perplessità di chi ha ipotizzato che la proposta di inserire telecamere in asili nido, case di riposo e strutture che ospitano disabili potesse in qualche modo istituire una sorta di grande fratello e rappresentare una forma di controllo da parte dei genitori o dei datori di lavoro nei confronti di chi opera in queste strutture, a stretto contatto con bambini, anziani e disabili. 
  Si tratta di perplessità infondate, che non riflettono certo lo spirito originario di questo testo. Ho personalmente presentato e depositato la proposta di legge per l’introduzione delle telecamere in queste strutture nel lontano 2008. Fino ad oggi il testo della mia proposta era rimasto nei cassetti della Camera. Solo la scorsa primavera, in seguito a svariati casi di denuncia di maltrattamenti a danno di soggetti alla totale mercé di chi si prende cura di loro, le Commissioni hanno iniziato a discutere la mia proposta. 
  Ma mi preme sottolineare che l’intento che fin dall’inizio mi ha spinto a presentarla è stato esclusivamente quello di dare alle forze dell’ordine uno strumento prezioso e immediatamente utilizzabile nelle indagini che si svolgono su ipotesi di reato a danno di bambini, anziani e disabili ospitati nelle strutture che ho elencato, affinché, in caso di accertamento degli abusi, questi soggetti fossero immediatamente – e non solo dopo mesi – sottratti a operatori o educatori senza scrupoli. 
  Il testo unificato delle proposte prevede, inoltre, che si applichino le sanzioni di cui al titolo III della parte terza del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di violazione delle disposizioni stabilite dal provvedimento del Garante.
  Giova ricordare che attualmente il trattamento dei dati personali effettuato mediante l’uso di sistemi di videosorveglianza non trova nel codice della privacy una regolamentazione specifica. L’articolo 134 del decreto legislativo n. 196 del 2003 si limita, infatti, a chiedere al Garante per la protezione dei dati personali di farsi promotore di codici di deontologia e di buona condotta. 
  In assenza di previsioni legislative, il Garante ha dunque emanato una serie di provvedimenti generali, l’ultimo dei quali in data 8 aprile 2010, per delineare le modalità del trattamento di dati personali acquisiti tramite strumenti elettronici di rilevamento di immagini. In primo luogo, il Garante ha riconosciuto la liceità della videosorveglianza, purché ciò non determini un’ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali degli interessati. Il Garante detta, quindi, prescrizioni per quanto riguarda l’informativa – gli interessati devono essere sempre informati che stanno per accedere in una zona videosorvegliata –, la designazione degli incaricati del trattamento e la durata della conservazione delle immagini. 
  Il testo prevede, infine, all’articolo 5 la trasmissione al Parlamento di una relazione del Governo sull’attuazione della legge, in cui si dà conto anche dei dati rilevati dai Ministeri competenti sull’andamento dei reati commessi in danno dei soggetti in questione e dei relativi procedimenti giudiziari. 
  Per quanto riguarda l’iter parlamentare del testo in discussione, le Commissioni riunite I e XI sono giunte all’approvazione di un testo unificato delle proposte di legge presentate da diversi gruppi parlamentari a seguito di un’ampia istruttoria legislativa nell’ambito della quale si sono svolte una serie di audizioni di esperti del settore, delle parti sociali, delle associazioni interessate nonché del Garante per la privacy e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza.Pag. 38
  Sul testo unificato si sono espresse le Commissioni cultura e affari sociali, che hanno approvato un parere favorevole con alcune condizioni. I rilievi da loro formulati sono stati accolti dalle Commissioni di merito, le quali hanno proceduto all’esame degli emendamenti nelle sedute del 12 e 13 ottobre scorsi. Infatti, al fine di recepire i rilievi espressi nei pareri di cui sopra, nonché quelli della Commissione giustizia e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, io e il collega del PD Boccuzzi, che ringrazio per il lavoro svolto e per lo spirito di collaborazione, abbiamo elaborato una serie di proposte emendative che sono state approvate dalle Commissioni con altri emendamenti di iniziativa parlamentare. 
  Possiamo, quindi, tranquillamente sostenere che si è trattato di un lavoro attento, ampio e approfondito da parte delle Commissioni in sede referente, che si è arricchito anche grazie ad utili contributi informativi nel corso dell’istruttoria legislativa. 
  Concedetemi un unico appunto: al momento, per la realizzazione delle disposizioni del testo unificato delle proposte di legge in discussione è stata prevista la clausola della neutralità finanziaria, che, tradotto, significa che non c’è uno stanziamento di risorse a supporto della formazione del personale per le verifiche attitudinali per l’installazione degli impianti di videosorveglianza. Per questo auspico che il testo, da questo punto di vista, nei prossimi giorni possa cambiare e si stanzino le risorse necessarie a far sì che questa proposta, una volta legge, sia concretamente efficace. Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo ai nostri anziani, lo dobbiamo ai nostri cari affetti da disabilità. 
  Per concludere, quindi, mi auguro, che tutte le forze politiche presenti in Parlamento possano entrare nel merito del testo, che nei prossimi giorni verrà votato in Aula, superando gli steccati ideologici ed esprimendo un voto favorevole, convinto e unanime a questo provvedimento, che, da un lato, delega il Governo a legiferare nella direzione di valorizzare il più possibile l’aspetto della formazione del personale come elemento indispensabile per la prevenzione di abusi e maltrattamenti a danno di soggetti vulnerabili (bambini, anziani, disabili) e che, dall’altro, offre uno strumento deterrente a loro tutela che ad oggi non esiste, cioè la possibilità, da parte di asili nido, scuole materne, case di riposo e strutture socio-assistenziali per disabili pubbliche e private, di dotarsi di sistemi di telecamere criptate a circuito chiuso in grado di poter dare un aiuto prezioso e immediato alle indagini che si svolgono su fattispecie di reato davvero odiose e inaccettabili, tanto più perché a danno di soggetti totalmente indifesi.

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore per la XI Commissione, deputato Antonio Boccuzzi.

  ANTONIO BOCCUZZIRelatore per la XI Commissione. Grazie, Presidente. Il provvedimento che giunge oggi all’esame dell’Assemblea, al termine dell’esame da parte delle Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, è il frutto di una progressiva messa a fuoco degli interventi da mettere in campo per prevenire e contrastare le violenze consumate nei confronti delle persone vulnerabili nell’ambito degli spazi dedicati alla loro educazione e cura. 
  Esiste nell’opinione pubblica e nei mezzi di comunicazione di massa una diffusa e legittima preoccupazione per gli episodi di violenza che si sono verificati in tali strutture, specialmente per la particolare condizione di vulnerabilità delle vittime. 
  Si tratta, a dire il vero, di un fenomeno i cui contorni non sono esattamente delimitabili. Le audizioni svolte dalle Commissioni, e in particolare quelle del vicedirettore generale della pubblica sicurezza e del Capo di Stato maggiore del Comando generale dell’Arma dei carabinieri, infatti, hanno fornito importanti indicazioni circa la ricorrenza degli episodi e le attività svolte dalle forze di polizia per contrastare il fenomeno. Manca, però, un quadroPag. 39completo ed esauriente degli episodi di violenza e di maltrattamento che si verificano nelle strutture educative e di cura e assistenza. 
  A questo riguardo, è importante che l’articolo 4 della proposta di legge al nostro esame prevede la trasmissione annuale di una relazione al Parlamento che dia conto specificamente anche dei dati rilevati dal Ministero della giustizia e dal Ministero dell’interno circa l’andamento dei reati commessi in danno dei minori e delle persone ospitate nelle strutture assistenziali e socioassistenziali, nonché dei relativi procedimenti giudiziari. In questo modo, in un prossimo futuro, si potrà valutare anche l’adeguatezza delle disposizioni introdotte rispetto al fenomeno che esse intendono prevenire e contrastare, così da apportare, se necessario, correttivi e integrazioni. 
  Come accennavo, il testo che abbiamo elaborato è frutto di una progressiva messa a fuoco dei diversi profili coinvolti nella prevenzione e nel contrasto degli episodi di violenza. Gli interessi, chiamati in causa dal provvedimento che oggi discutiamo in Assemblea, sono infatti molteplici e spesso contrastanti. Da un lato, chiaramente, vi è l’esigenza primaria, sentita da tutti noi, di proteggere le persone in condizioni di maggiore fragilità e vulnerabilità da abusi e atti violenti. I bambini, ma spesso anche gli anziani e le persone con particolari disabilità, infatti, non solo non sono in grado di difendersi adeguatamente, ma incontrano anche maggiori difficoltà nel rappresentare ai propri cari e, quindi, alle autorità di polizia le violenze e i soprusi di cui sono stati vittime. 
  Per contro, non bisogna trascurare che proprio la vulnerabilità delle persone che vogliamo tutelare comporta anche la necessità di prestare particolare attenzione a preservare la loro dignità, evitando intrusioni indebite nella loro sfera più intima attraverso il ricorso a modalità troppo pervasive di controllo e di sorveglianza. 
  Per altro verso, occorre considerare che interventi nell’ambito degli ambienti educativi per la prima infanzia e nelle strutture dedicate all’assistenza e alla cura delle persone più anziane con disabilità incidono inevitabilmente sui rapporti di fiducia e di affidamento che devono supportare l’inserimento in tali strutture. Occorre, infatti, che siano rispettati, da un lato, il patto di corresponsabilità educativa tra le famiglie e le istituzioni scolastiche e, dall’altro, l’alleanza terapeutica che è alla base delle relazioni tra le strutture sanitarie e gli assistiti. Penso anche all’esigenza che nei servizi educativi per l’infanzia debbano preservarsi la spontaneità e la fiducia che caratterizzano i rapporti tra i bambini e le educatrici e gli educatori. 
  Con riferimento alla possibile installazione di sistemi di videosorveglianza vengono in rilievo, poi, le questioni relative al controllo a distanza dei lavoratori da parte del datore di lavoro, oggetto di disciplina nell’ambito dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, recentemente modificata dal decreto legislativo n. 151 del 2015, in attuazione delle deleghe del cosiddetto Jobs Act
  Il compito delle Commissioni è stato quindi quello di ricercare un punto di equilibrio soddisfacente tra tutti questi interessi, in molti casi, come ho detto, in conflitto tra di loro. Da questo punto di vista ritengo che il metodo di lavoro che abbiamo seguito ci abbia aiutato a raggiungere un buon risultato, che spero possa essere perfezionato e portato a termine nel corso dell’esame in Assemblea. Considerata la trasversalità delle misure previste, molto opportunamente le Commissioni cultura e affari sociali hanno ritenuto di esprimersi per due volte in sede consultiva, prima, sul testo base adottato dalle Commissioni e, poi, sul testo risultante dall’esame degli emendamenti. 
  In questo modo le Commissioni che, in prima battuta, hanno condizionato il loro parere favorevole a numerose modifiche, hanno supportato la nostra attività di relatori, consentendoci di mettere a punto le necessarie correzioni al testo. 
  Le modifiche introdotte sono state quindi condivise dalle Commissioni Cultura e Affari sociali, che hanno espresso parere favorevole sul nuovo testo elaborato.Pag. 40Passando rapidamente in rassegna i contenuti del provvedimento, voglio sottolineare che il testo all’esame dell’Assemblea si muove sostanzialmente lungo tre direttrici di intervento: in primo luogo, l’articolo 2 reca una delega al Governo in materia di formazione del personale degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e di strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità che, per quanto attiene ai servizi educativi per l’infanzia, si affianca alla più ampia e comprensiva delega contenuta nella legge sulla «buona scuola», relativa all’educazione nella fascia da zero a sei anni di età. In particolare, con la delega si vuole assicurare che le verifiche relative all’idoneità professionale siano integrate da una valutazione attitudinale, effettuata al momento dell’assunzione e successivamente con cadenza periodica anche in relazione al logoramento psicofisico connesso allo svolgimento di mansioni che richiedono la prestazione di assistenza continuativa a soggetti in condizioni di vulnerabilità. 
  Allo stesso tempo, il cammino professionale dei lavoratori dovrebbe essere accompagnato da percorsi di formazione continua, nonché da incontri periodici svolti nell’ambito del gruppo degli operatori per verificare tempestivamente l’emergere di eventuali criticità e individuare le possibili soluzioni innanzitutto all’interno del gruppo di lavoro. Il secondo filone di intervento invece è costituito dal rafforzamento del dialogo con le famiglie. In particolare, nell’ambito della delega, si prevede lo svolgimento di colloqui individuali o incontri collettivi tra famiglie e operatori o educatori, finalizzati a potenziare l’alleanza con le istituzioni educative assistenziali e ad assicurare il pieno coinvolgimento dei familiari nelle relazioni con il personale educativo e di cura, consolidando un clima di fiducia e di rispetto. 
  Nella stessa ottica, l’articolo 3 prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni e di concerto con i sindacati, emani linee guida sulle modalità di accesso nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per garantire, ove possibile, le visite agli ospiti lungo l’intero arco della giornata. 
  La terza direttrice infine è rappresentata dalla regolamentazione dell’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza nell’ambito delle strutture educative per la prima infanzia e nelle strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie per anziani e persone con disabilità. A questo proposito ritengo che l’introduzione di una disciplina legislativa possa considerarsi senz’altro un passo avanti, anche considerando che basta consultare un qualsiasi motore di ricerca Internet per verificare quanto sia diffusa e pubblicizzata la presenza di sistemi di videoregistrazione o anche di webcamspecialmente negli asili nido. Con questo provvedimento si vogliono fissare quindi regole chiare e limiti precisi per l’utilizzo della videosorveglianza, in modo da contemperare i diversi interessi in gioco. Non esiste nel nostro ordinamento una normativa generale che disciplini organicamente la videosorveglianza. Il Garante ha emanato il decalogo di regole sulla videosorveglianza il 29 novembre del 2000, che costituisce una sorta di vademecum per l’attivazione della videosorveglianza e due provvedimenti generali che hanno disciplinato dettagliatamente gli adempimenti, le garanzie e le cautele necessarie per il suo esercizio. In estrema sintesi, nel provvedimento in esame, si consente l’installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso con una specifica cifratura delle immagini, che garantisca la protezione dei dati acquisiti. Ha introdotto quindi un divieto generalizzato di accesso alle immagini acquisite che restano a disposizione della polizia giudiziaria e del pubblico ministero per le loro indagini, nei limiti previsti dal codice di procedura penale. Si prevede inoltre – come ha ricordato la collega Giammanco nella sua relazione – un espresso divieto dell’utilizzo di webcam, nel solco di quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali, che, con un provvedimento dell’8 maggio 2013, aveva affermato l’illiceità di un sistema di videosorveglianza tramite webcam in grado di consentirePag. 41ai genitori il controllo a distanza dei propri figli minori durante il periodo di permanenza in asilo. 
  Quanto alle garanzie procedimentali, segnalo che per procedere all’installazione di sistemi di videosorveglianza è necessario il raggiungimento di un accordo con le rappresentanze sindacali, un’autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, con una disciplina che ricalca sostanzialmente quella prevista dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, così come modificato in attuazione del Jobs Act. Non va trascurata però una fondamentale differenza nel caso di questo provvedimento. Le immagini registrate non rappresentano lo strumento per il controllo da parte del datore di lavoro dell’operato dei lavoratori, ma sono strettamente finalizzate ad accelerare e agevolare le indagini delle Forze di polizia e della magistratura inquirente. In questa ottica potrebbe essere utile precisare espressamente, nell’ambito dell’esame in Assemblea, che le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza non possono essere utilizzate con finalità di controllo delle attività dei lavoratori, se non nell’ambito della repressione dei reati in danno dei minori, degli anziani e delle persone con disabilità. Ferma la segnalazione della presenza di sistemi di videosorveglianza, il provvedimento prevede che, per quanto riguarda gli asili nido e le scuole dell’infanzia, con uno specifico decreto ministeriale si definiscano le modalità per assicurare il necessario coinvolgimento delle famiglie interessate nelle decisioni relative alla videosorveglianza. Per le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali si richiede, invece, il consenso degli interessati o, se minorenni o incapaci, dei loro tutori. Da ultimo, si rimette a un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali la definizione degli adempimenti e le prescrizioni da applicare in relazione all’installazione dei sistemi di videosorveglianza e al trattamento dei dati personali effettuato mediante i medesimi sistemi. 
  Questo, in sintesi, è il contenuto del provvedimento al nostro esame. Spero che la discussione in Assemblea possa contribuire a completare la definizione di un quadro di regole che rafforzi la tutela dei bambini, degli anziani e delle persone con disabilità nelle istituzioni a cui è affidata la loro educazione, assistenza e cura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo rinuncia ad intervenire. 
  È iscritta a parlare l’onorevole Malpezzi. Ne ha facoltà.

  SIMONA FLAVIA MALPEZZI. Grazie, Presidente. Governo, colleghi, spesso anche un po’ per comodità comunicativa siamo soliti semplificare i contenuti delle diverse proposte di legge che discutiamo in quest’Aula e spesso poi queste semplificazioni diventano anche semplificazioni comunicative per la stampa, per cui sembra che oggi in Aula si discuta il provvedimento sulla videosorveglianza. A me fa molto piacere avere ascoltato dai relatori, invece, un’attenta e accurata descrizione di quelli che sono i contenuti di questa proposta di legge, che è una proposta di legge estremamente articolata, per quanto snella nel numero dei suoi articoli, ed è una proposta di legge, come è stato detto dai due relatori, che nasce da un testo unificato. Dire che una proposta di legge nasce da un testo unificato significa dire che è un testo estremamente elaborato, che è stato accolto e nato dall’ascolto, dalla condivisione e anche da una messa in comune di metodi e di sensibilità. 
  Ebbene, ciò è avvenuto in questo testo unificato: una mediazione, potremmo dire, continua, attuata non solo dalle due Commissioni a cui questa proposta di legge è stata affidata, cioè la Commissione affari costituzionali e la Commissione lavoro, ma anche – e qui ringrazio, in modo particolare, i relatori che davvero si sono presi a cuore la questione – anche dal lavoro fatto dalla Commissione affari sociali e dalla Commissione cultura, che non erano state interpellate direttamente dato che la proposta di legge non è stata assegnata loro ma che, in un certo senso, se ne sonoPag. 42sentite parte integrante, in quanto per materia e per sensibilità è una proposta di legge che indubbiamente tocca i temi che queste due Commissioni sono solite toccare. Io faccio parte proprio della VII Commissione, della Commissione cultura appunto, e devo dire che, oltre ad aver raccolto la richiesta di una sorta di, chiamiamolo così, parere preventivo, noi abbiamo espresso un parere con una serie di condizioni e i due relatori hanno accolto tutte le condizioni che erano state poste come un contributo aggiuntivo, proprio per mettere in evidenza quelle che non solo erano le sensibilità ma quelli che erano i valori che dovevano stare al centro di questa proposta di legge che, lo ribadisco così come lo hanno già ribadito i relatori nel loro intervento, non è semplicemente la proposta di legge sull’installazione delle videocamere all’interno dei luoghi che comportano la cura dei nostri bambini, dei nostri disabili o dei nostri anziani. 
  Da tutto questo lavoro, quindi lungo e attento, è nato questo testo che noi portiamo in Aula oggi. Un testo, come dicevo, con finalità indubbiamente più vaste, che porta anche – consentitemi di dirlo – alcune innovazioni che spesso passano un po’ in secondo piano, ma che sono davvero la chiave per comprendere quelle che sono le radici di questo provvedimento. Io userei due termini per poter cercare di dare una linea guida al percorso che è stato fatto: intanto il primo termine è «regolamentare». Non dobbiamo nasconderci dietro ad un dito e mi sembra che sia stato detto anche negli interventi precedenti: le videocamere e il sistema di videocamere in alcuni enti privati, che si occupano di accudimento, esiste di già ed esiste in maniera, potremmo dire, un po’ selvaggia, non normata, con la presenza, addirittura, di quelle webcam che interferiscono incredibilmente in quello che è soprattutto il rapporto educativo che per noi sta al centro dell’attività che si svolge all’interno degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. 
  Quindi, prima di tutto regolamentare, dire che cosa può funzionare e che cosa non può non funzionare e dire anche che le videocamere possono essere installate all’interno delle strutture ma con delle regole chiare e certe, così come è stato spiegato poco fa, anche con delle precisazioni date proprio dal Garante della privacy, e con delle linee guida che devono essere paletti chiari e certi, fonti di sicurezza per tutti. 
  Ma il secondo termine chiave all’interno di questo provvedimento è coinvolgere. Regolamentare da una parte e coinvolgere, perché il processo educativo o il processo di accudimento non è un processo a senso unico. Le famiglie si devono sentire coinvolte in tutte quelle che sono le scelte che la scuola o il centro che accoglie il proprio familiare disabile o anziano fa. Questo succede già: succede in tantissime scuole dell’infanzia, che basano proprio la loro scelta educativa in quello che è il cosiddetto patto di corresponsabilità con i genitori e che li deve vedere coinvolti anche nel caso di questa scelta, perché è il patto educativo che sta al centro di tutte le scelte. Noi non possiamo dire e far passare questo messaggio ai genitori: «Mandate in quell’asilo nido i vostri bambini, mandate in quella scuola dell’infanzia i vostri bambini: ci sono le videocamere e saranno più sicuri». No ! Quello è al massimo uno strumento ulteriore, uno strumento che può accelerare le verifiche in caso di segnalazioni, ma noi le dobbiamo prevenire, noi dobbiamo fare in modo di prevenire quei fenomeni e per prevenirli – e io sono contenta che questo provvedimento contenga una gran parte di questi elementi – noi abbiamo bisogno di intervenire in maniera chiara e certa sulla formazione. Questo lo diciamo nel provvedimento all’articolo 2; lo diciamo in quella che è la delega, che costituirà una parte importante sia per le case di riposo, sia per le case che accolgono disabili, sia per gli asili nido e le scuole dell’infanzia. 
  Come è stato detto poco fa, noi abbiamo già delle linee guida che saranno presto anche legge, già espresse all’interno di un testo di legge, che la è la legge n. 107 del 2015, cioè la legge sulla buona scuola. Sono quelle linee guida che andranno a costituire la delega sullo 0-6 e che prevedonoPag. 43davvero un’azione concreta sugli educatori, di condivisione, di lavori in équipe, di supervisione, di monitoraggio, di formazione continua, che è una cosa che i nostri lavoratori di quel settore e di quel comparto ci hanno sempre chiesto, perché la solitudine in cui troppe volte si sono trovati è una solitudine che ha portato anche a far sì che si verificassero dei disagi che sono inenarrabili. Noi interveniamo su quella parte lì; interveniamo per rasserenare e per garantire un clima di serenità all’interno della scuola, anche grazie – e lo ribadisco – ad un rapporto continuo e costante con le famiglie. 
  L’idoneità. Sono ancora idoneo a svolgere questo lavoro ? Sono idoneo a poterlo svolgere ? Mi è sempre piaciuto, ma c’è qualcuno che mi certifica il fatto che io sia idoneo a farlo ? Questo è un altro elemento che noi abbiamo messo a fuoco e se non sei più idoneo ci sarà uno strumento che ti consentirà di poter trovare una nuova ricollocazione. In questo provvedimento noi abbiamo il coraggio di parlare di burnout e abbiamo il coraggio di dire che è necessaria una ricollocazione chiara e definita del personale. Anche questo è un elemento aggiuntivo e se diciamo che tutto questo si sposa con quelle che sono le linee – le abbiamo sentite proprio recentemente – rispetto a quello che viene detto nella legge di bilancio, che possono esistere dei lavori che sono usuranti e che anche l’insegnamento alle fasce più basse d’età può essere considerato un lavoro usurante, allora questo è un altro elemento e un altro tassello che viene inserito in questo contesto. 
  Quindi, con questo provvedimento noi non vogliamo lasciare nessuno solo. Vogliamo dare garanzia alle famiglie, ricordando alle famiglie che l’affidamento alle strutture – e questo lo sanno – viene fatto perché loro si possano fidare: io mi affido perché mi fido, e questa fiducia sta alla base del rapporto educativo ed è centrale, lo garantisce e gli dà forza. Questo all’interno di questo provvedimento noi lo abbiamo ribadito più volte, utilizzando anche uno strumento ulteriore come quello di una regolamentazione delle videocamere che possono servire come strumento ulteriore, ma affiancato da quello – e lo ribadiamo con forza – che è l’elemento per noi cardine, quello di una formazione costante, continua, di équipe che si confrontano, di supervisioni, di famiglie che sono coinvolte, di insegnanti e di educatori che non vengono lasciati soli. Questo è il modello che noi portiamo in Aula e che riteniamo sia un modello che possa anche essere d’esempio per tutta una serie di realtà, che oggi forse si nascondono dietro un dito di una velata sicurezza, senza investire su ciò che crea sicurezza, quella fiducia data da una formazione e da una sicurezza, appunto, che di fronte si hanno dei professionisti di quel settore (Applausi).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare l’onorevole Calabria. Ne ha facoltà.

  ANNAGRAZIA CALABRIA. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, arriva all’attenzione di quest’Aula, su richiesta del gruppo di Forza Italia, che da mesi si impegna per la calendarizzazione del testo, un provvedimento che vuole offrire una risposta ai troppo frequenti episodi di violenza fisica e verbale che si consumano all’interno di asili, di scuole dell’infanzia e di strutture socio-assistenziali. 
  Quella di Forza Italia non è un’ordinaria battaglia politica. È un atto di responsabilità verso coloro i quali non hanno la possibilità di difendersi da soli, è la volontà di colmare un vuoto normativo grave, laddove molto spesso la prevenzione degli abusi è nulla e, a scoprire e denunciare i casi, sono le famiglie. Il legislatore non deve, non può, lasciare le famiglie da sole. Infatti, la violenza è ancora più ripugnante ed atroce se pensiamo che le vittime di tali episodi sono i soggetti più deboli e indifesi della nostra società. Mi riferisco ovviamente ai bambini, agli anziani, ai disabili, alle persone incapaci di denunciare soprusi e non in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze e alla propria autodifesa e, quindi, ancor più bisognosi di tutela. 
  I dati in nostro possesso ci parlano di un allarme sociale grave, di un’emergenza,Pag. 44per usare le parole del presidente dell’Osservatorio dei minori. Le cronache degli ultimi anni riportano un numero sempre maggiore di episodi di maltrattamenti, il cui solo pensiero ci riempie di dolore: bambini costretti a mangiare il proprio vomito, lasciati al buio, presi a gomitate, minacciati, anziani e disabili che subiscono violenze fisiche e psicologiche pesantissime, percosse continue, farmaci scaduti o irregolarmente conservati, alloggiati in un sottotetto, piuttosto che legati con lenzuola ai letti. 
  Ebbene, di fronte a queste immagini, il legislatore ha il dovere di intervenire e di porre in essere forme adeguate di tutela, non solo della sicurezza dei soggetti più deboli, ma anche della serenità delle famiglie che affidano i propri cari a strutture che dovrebbero garantirne la cura, il rispetto e la massima attenzione. In quest’ottica il sistema di videosorveglianza, che la proposta di legge intende favorire e di cui intende disciplinare l’utilizzo, con una specifica tecnologia e con determinate regole, può rappresentare un ottimo strumento per intervenire in modo efficace, qualora vi siano denunce o dubbi legate alle condizioni di permanenza all’interno di queste strutture, ponendosi, quindi, come dichiarato dalla finalità della proposta, come strumento di prevenzione e di contrasto di condotte di maltrattamento e di abuso in danni di minori, anziani e persone con disabilità. 
  Sappiamo, però, che il tema della videosorveglianza è una questione che deve necessariamente contemperare una serie di interessi. Lo stesso garante della privacy ha in diverse occasioni richiamato la necessità di un bilanciamento tra valori fondamentali, quali la tutela della personalità dei minori, la libertà di scelta dei metodi educativi e di insegnamento, nonché la tutela della riservatezza dei soggetti ripresi dai sistemi di telecamere. 
  Per rispondere al meglio a tali esigenze, il percorso della presente proposta di legge è stato approfondito e articolato, lungo e attento, come hanno giustamente ricordato quelli che sono intervenuti prima di me. Il provvedimento, infatti, è stato esaminato congiuntamente dalle Commissioni affari costituzionali e lavoro, che hanno proceduto ad una serie di audizioni, che hanno interessato tutti i mondi toccati dalla questione: associazione delle famiglie, sindacati dei lavoratori, forze dell’ordine, garante della privacy, garante per l’infanzia e per l’adolescenza. Le stesse Commissioni, anche grazie al grande lavoro bipartisan che è stato fatto da parte dei relatori – mi riferisco ovviamente al collega Boccuzzi e in particolare alla collega Giammanco, alla quale va il mio ringraziamento, relatrice per Forza Italia e prima firmataria della proposta di legge, che reca anche la mia firma, depositata sia nella scorsa legislatura che nell’attuale – hanno tenuto conto dei tanti pareri di merito delle altri Commissioni parimenti interessate al tema. Mi riferisco ovviamente alla Commissione giustizia ma, come ha ricordato bene la collega Malpezzi, in particolare alla Commissione affari sociali e alla Commissione cultura. 
  Tengo a sottolineare questo aspetto, il grande lavoro corale svolto, per offrire il polso della complessità di una questione che tocca una molteplicità di interessi e di esigenze, che il legislatore ha il dovere di individuare con attenzione e di contemperare con il giusto equilibrio. L’impiego dei sistemi di videosorveglianza potrebbe, infatti, essere considerato particolarmente intrusivo, se posto a controllo dell’operato dei lavoratori e, quindi, in questo caso, in contrasto con le norme che tutelano la riservatezza e i diritti degli stessi. Soprattutto nel caso delle scuole, tale intrusione appare ancora più delicata e deve essere utilizzata con estrema cautela, dal momento in cui potrebbe essere suscettibile di condizionare la spontaneità del rapporto con gli insegnanti, un rapporto che, nell’ambito del processo educativo, nell’asilo e nelle scuole dell’infanzia, è una delle fasi più importanti, che va a delineare l’intero percorso formativo della persona. 
  L’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza deve, quindi, risultare effettivamente necessario e proporzionato agli scopi che si intendono perseguire. Ad ogni modo il presupposto da cui è partita laPag. 45maggior parte delle proposte avanzate e presentate e in ogni caso le proposte presentate dal gruppo di Forza Italia – voglio ricordare per esempio la proposta di legge De Girolamo – è la tutela dell’interesse preminente del soggetto debole, che per sua natura è incline al sopruso – perché è più vulnerabile ovviamente –, senza per questo costituire affatto una minaccia per il lavoratore né tantomeno per la stabilità dell’alleanza educativa e curativa. La tecnologia di oggi consente di installare nelle varie strutture videocamere criptate, a circuito chiuso, le cui registrazioni saranno visibili solo dalle forze dell’ordine e solo dietro denuncia, attraverso l’abbinamento di due codici numerici custoditi presso un ente certificato. Nessun altro avrà la possibilità di visionare le registrazioni video, che per questa ragione non comporteranno in alcun modo problemi di violazione di privacy o dello Statuto dei lavoratori. Se pur perfettibile – e siamo pronti per questo ad un’ampia discussione in Aula – la proposta al nostro esame ha il merito di aver raccolto i diversi rilievi sollevati nel corso dell’esame del provvedimento e di aver fatto un grande sforzo per porsi in maniera equilibrata nell’ambito di tutti gli interessi contemplati. 
  La proposta approvata dalle Commissioni non trascura poi il tema della formazione del personale addetto alle strutture, delineando i principi di una delega in grado di assicurare la verifica dei requisiti che integrino l’idoneità professionale, con una valutazione attitudinale, nonché la previsione di incontri periodici con lo scopo di monitorare precocemente le eventuali criticità e le possibili soluzioni, favorendo la condivisione e la crescita professionale del personale. Dunque formazione, prevenzione e monitoraggio, ovvero tutto quanto è necessario per favorire una cultura sana ed efficace di quell’alleanza tra insegnanti e minori e tra operatore sanitario e paziente, che è fondamentale per la vita dei diretti interessati e per la serenità, ovviamente, delle famiglie coinvolte. 
  Voglio ricordare e rivendicare lo straordinario lavoro svolto dai ragazzi di Forza Italia Giovani, che dallo scorso 27 gennaio, dopo il caso di maltrattamenti a Pavullo, ha iniziato una raccolta di firme in tutta Italia, regione per regione, intercettando una specifica domanda e un grande e sempre crescente consenso tra i cittadini. Si tratta, infatti, di un provvedimento molto atteso dalle famiglie, a cui il legislatore ha il dovere di offrire delle risposte e degli strumenti, per poter contribuire a migliorare il benessere delle persone destinatarie degli interventi educativi e di cura, oltre che rafforzare ovviamente il coinvolgimento e la fiducia dei familiari nelle relazioni con il personale, a cui quotidianamente affida i propri cari. 
  Per questo Forza Italia ha già chiesto e continuerà a chiedere, attraverso la presentazione di specifici emendamenti, di provvedere anche ad uno sforzo economico da parte dello Stato, destinato all’attuazione delle disposizioni della presente proposta e, quindi, all’acquisto e all’installazione di sistemi di videosorveglianza da parte delle strutture che ne facciano richiesta. Abbiamo, infatti, chiesto con forza l’istituzione di un apposito fondo e stiamo cercando di individuare le opportune modalità, nonché le risorse per la costituzione dello stesso. Questo è necessario per offrire ancora di più concretezza alla proposta e alla grande prova di responsabilità a cui siamo chiamati, alla prova di doveri che abbiamo come legislatore nei confronti dei più deboli, perché per noi, nella contemperazione dei diversi interessi e valori coinvolti, la salute e la sicurezza delle persone più deboli è da considerarsi preminente (Applausi).