La notizia di una possibile didattica a distanza per il mese di maggio, a causa della crisi energetica dovuta alla guerra tra Stati Uniti e Iran, è stata commentata dal ministero.
Come riportano fonti del Corriere, dal Ministero arriva immediato un secco “non è una misura contemplata nel piano del governo”, quindi, per il momento le scuole resteranno aperte.
Nel corso di una recente intervista al Corriere, il ministro Crosetto non ha usato mezzi termini. Alla domanda se esista il rischio concreto che tutto si blocchi, la risposta è stata netta: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”. Il riferimento è alla tenuta delle forniture energetiche, messa a rischio dall’escalation militare nel Golfo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al termine di una missione diplomatica nella regione, aveva già avvertito che l’Italia potrebbe non disporre di riserve energetiche sufficienti. Crosetto ha difeso quel viaggio dalle critiche dell’opposizione, definendo “infantile e ridicolo” chi lo ha giudicato inutile, e ha sottolineato come i margini di manovra siano “inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme”. Nel frattempo, il ministro ha già avviato contatti con i suoi omologhi giapponese e kuwaitiano, cercando di costruire una rete di cooperazione che consenta al Paese di non farsi trovare impreparato. Il quadro, però, resta preoccupante.
È in questo contesto che si è inserito l’allarme lanciato da Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief. Pacifico non ha proposto il ritorno alla didattica a distanza, ma ha sollevato uno scenario che molti preferirebbero non considerare: “Se la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente, il Governo potrebbe essere costretto a ripescare misure già usate durante il Covid come la DAD o lo smart working per il personale scolastico per tagliare i costi di riscaldamento e trasporto”. Un avvertimento, dunque, non una proposta. Il sindacato, ha precisato lo stesso Pacifico, “non auspica l’aggravarsi della crisi, ma chiede interventi strutturali a favore di famiglie e lavoratori in difficoltà per il caro carburanti e per l’inflazione”, considerando la Dad “una misura emergenziale da confinare a scenari estremi, non certo un modello da riproporre”.