In questi giorni si parla moltissimo di corsi di empatia per gli insegnanti, questione sollevata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara il giorno dell’accoltellamento, da parte di uno studente tredicenne, di una insegnante in provincia di Bergamo.
Ecco cosa ha detto il ministro lo scorso 25 marzo alla trasmissione di Rete 4 “Diario del giorno“: “C’è il tema dell’educazione al rispetto, all’empatia. Stiamo avviando anche dei percorsi di formazione dei docenti su questo coinvolgendo i ragazzi. C’è il tema dell’assistenza psicologica, per la quale abbiamo stanziato 20 milioni di euro, e poi c’è il tema della prevenzione che non può essere trascurato”.
Non è chiaro a cosa abbia fatto riferimento il ministro. Quello che è certo è che lo scorso 30 settembre il leghista Roberto Marti ha presentato al Senato un disegno di legge, (DDL 1664), intitolato “Disposizioni per la promozione della formazione del personale docente in materia di educazione al rispetto e alle relazioni”.
Il documento al momento è fermo: nel sito del Senato si legge che dal 22 ottobre 2025 risulta in corso di esame in commissione. Al momento è assegnato alla 7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica) in sede referente. Il Ddl è stato discusso per l’ultima volta lo scorso 10 marzo.
All’articolo 1 del Ddl si parla di misure “volte a promuovere una formazione mirata per il personale docente al fine di introdurre metodologie didattiche ed educative idonee ad accrescere l’empatia emotiva e affettiva, le competenze non cognitive, l’educazione al reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti, nonché la prevenzione e il contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione”.
Nell’articolo 2 c’è scritto che “a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027, il Ministero dell’istruzione e del merito si avvale dell’INDIRE per promuovere ed erogare percorsi di formazione rivolti al personale docente delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione”.
All’articolo 3 viene specificato che “le istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, promuovono e realizzano iniziative progettuali finalizzate a favorire lo sviluppo dell’intelligenza emotiva, dell’empatia e delle competenze relazionali, tenendo conto del livello di maturazione cognitiva ed emotiva di alunne e alunni, studentesse e studenti. I progetti sono realizzati nell’ambito delle attività extracurricolari e inserite nel PTOF, in coerenza con le linee guida per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, valorizzando le potenzialità educative di tutte le discipline per lo sviluppo della dimensione relazionale e valoriale delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti”.
Le parole del maestro e giornalista Alex Corlazzoli, proprio su questo, avevano fatto scalpore: “La mia vicenda personale mi ha insegnato che non servono professori ma educatori. E’ questo il nocciolo della questione. Lo provo sulla mia pelle, da maestro. Non so la storia professionale della professoressa bergamasca e non so quella umana del ragazzino, ma so che non basta più saper insegnare una disciplina: serve saper relazionarsi con questa nuova generazione, figlia di una generazione molto fragile.
Ergo, fatto salvo che l’accoltellamento è un gesto vergognoso e deprecabile, l’unico decreto utile è un investimento serio perché tutti gli insegnanti siano obbligati a frequentare corsi con educatori di strada, pedagogisti e filosofi (non ho scritto psicologi) affinché ciascun maestro e professore provi a diventare un ‘esperto di empatia’”.