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Dal Diploma di Conservatorio alla “partita a scacchi”: lettera di una docente di potenziamento

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Gentilissimo Ministro della Pubblica Istruzione, cari genitori e colleghi,


sono un  insegnante di musica. Svolgo questo lavoro da 32 anni, ventinove dei quali vissuti da precaria ed entrata in ruolo come “potenziatrice” con la legge 107 nel 2015.

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Credo che ci sia ancora molta confusione proprio riguardo alla figura degli insegnanti di potenziamento, categoria considerata sicuramente ‘inferiore’ rispetto al corpo insegnanti tradizionale.

Nella scuola nella quale lavoro quest’anno, nel monte orario di Musica, erano disponibili alcune ore frontali, cioè da svolgere in classe, e una cattedra di potenziamento, stessa situazione per l’Inglese.

Dunque, la dirigente, a settembre, ha assegnato ai docenti di tali discipline, ore frontali e ore di potenziamento, creando cattedre miste. Nel mio caso, nonostante io fossi la prima in graduatoria di istituto, mi sono state assegnate  solo dieci ore in classe e otto di potenziamento, lasciando alcune classi scoperte che sono state affidate  ad un supplente annuale, cosa già di per se assurda… ma… veniamo al ruolo del “potenziatore”.

Pensavo che la riforma prevedesse il “potenziamento”  o approfondimento a favore di alcune discipline cioè, ad esempio, nel mio caso avrei potuto fare progetti musicali da svolgere in tutti i gradi d’istruzione dell’istituto nel quale lavoro. Pura illusione. 

Per la Musica, materia che appare all’improvviso ed esce come dal cappello di un mago nella scuola secondaria, ciclo di soli tre anni, per due ore la settimana, il potenziamento sarebbe potuto diventare una ricchezza per ogni istituto per praticare meravigliose attività al fine arricchire e formare ogni individuo.

La situazione in realtà si è rivelata molto diversa dal previsto. 

Nel mio caso le fatidiche ore di Potenziamento dovranno essere svolte  in questo modo: due ore per eventuali progetti musicali, tre ore in sala Professori nella veste di “tappabuchi” per eventuali assenze  di colleghi, tre ore contrassegnate sul mio orario con le lettere RP (recupero Italiano e Matematica).

Su questo RP ho chiesto chiarimenti allo Staff dirigenziale e tutti i dubbi si sono dissolti. 

La Dirigente pretende che io entri in classe, così come gli alti colleghi “potenziatori” durante le ore di Lettere e Matematica (a quanto pare uniche discipline considerate di categoria A) per prelevare la  metà degli alunni  e operare attività di recupero.

Questo giochetto non deve, peró, essere effettuato sempre sugli stessi gruppi di alunni ma, dopo cinque incontri con gli stessi ragazzi, l’intervento dei “potenziatori” ruota. 

Ma tutto ciò cosa c’entra con la musica?  

Non sono né laureata in Lettere tanto meno in Matematica, potrei fare anche danni… altro che recupero! 

Inoltre, sto riflettendo sulla completezza e unicità della mia adorata materia, sembra ancora che le uniche discipline che interessino ai Dirigenti dai “super poteri” siano l’italiano e matematica, stop!

Come al solito l’arte è considerata “zero”, non è cambiato nulla con la riforma!

La Dirigente, alla domanda di una collega di Inglese “potenziatrice”che ha affermato di non essere all’altezza di svolgere il programma di Matematica, ha suggerito di proporre, per il recupero, dei giochi di logica come il gioco degli scacchi”.

Se tanto mi da tanto, alla fine dell’anno tutti gli alunni scarsi in matematica si potranno iscrivere ad un torneo di scacchi con buone possibilità di classificarsi.

Non so se ridere o piangere, il mio tanto sudato diploma di Musica a Santa Cecilia, i corsi di perfezionamento, i concerti… per poi giocare a scacchi con gli alunni? Sarebbe bastato frequentare Don Matteo, della nota serie televisiva, altro che Laurea!

A questo punto, per il recupero di Italiano, potrei proporre il gioco “Nomi, frutti, città”. 

Se io fossi il genitore di quel figlio torna a casa e mi racconta “Sai mamma, durante l’ora di matematica, ho giocato a scacchi con la Professoressa di Musica!”, rimarrei, a dir poco, perplessa. 

Si parla tanto di competenze degli alunni e di quelle degli insegnanti? Come posso io improvvisarmi insegnate di un’altra disciplina? 

Mi sono confrontata con tanti colleghi musicisti con i quali ho vissuto il lungo precariato. 

Nel ruolo di “potenziatore” quasi nessuno di loro riesce ad  insegnare “Musica”, chi è costretto a sostare per 18 ore in sala professori in attesa di sostituire qualche collega assente, chi si è dovuto improvvisare “insegnante di sostegno” o, chi addirittura è utilizzato in segreteria per fare fotocopie e altro. Solo in alcuni casi i dirigenti ragionevoli, rari come mosche bianche, favoriscono attività di approfondimento e potenziamento legate alla Musica, per fortuna! 

Ma questa riforma a cosa ci ha portato, sta giovando alla scuola?

E’ vero che sono stata assunta è come me molti colleghi, ma siamo entrati di “ruolo” per non avere un “ruolo” e per essere considerati una nullità?

Sicuramente i Dirigenti e lo Stato hanno risolto il problema delle supplenze, ci siamo noi in sala Professori, pronti, disponibili a fare tutto e… tutto compreso nello stipendio, niente costi aggiuntivi. 

Sono stanca e, ancora una volta, umiliata. 

Sognavo di trascorrere, almeno gli ultimi anni della mia “carriera”, se tale si può chiamare, potendo svolgere finalmente il lavoro che adoro con tutta la mia professionalità e passione, ciò non è stato possibile da precaria e sembra  che non lo sia neanche ora con l’arrivo del “ruolo”.

Questa è l’Italia, la “buona scuola”, dirigenti dai “poteri magici” e la fine di tanti bravi insegnanti.

La partita è finita: “Scacco matto”.

di Luisa Bruno