Home I lettori ci scrivono Dalla “Buona Scuola” al “Buon Senso”

Dalla “Buona Scuola” al “Buon Senso”

CONDIVIDI

“Gentile Prof. Giovanni Cappuccio, ho letto la sua lettera del 04/04/16 e voglio ringraziarla per aver riportato con tanta lucidità e sintesi le assurdità di questo concorso 2016.
Sono un’abilitata TFA II ciclo e sto imparando a convivere con i sentimenti più disumani che abbia provato in vita mia. Ho tanta rabbia in corpo, ma proprio tanta…troppa.
E questa rabbia è alimentata da tante ingiustizie, più volte raccontate sui siti dedicati alla scuola (essere già stati valutati, avere speso dei soldi, ecc).
Ma ciò che più mi offende come persona è essere stata costretta – durante la preparazione al concorso TFA e durante il corso abilitante – a rinunciare ad un diritto fondamentale come la maternità (i corsi sono a frequenza obbligatoria)  ed avere privato la mia secondogenita della mia presenza, “abbandonandola” letteralmente in mano alla baby-sitter fin dai primi mesi di vita per 8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana. Sapere che QUEL TEMPO CON LEI NON LO RECUPERERO’ MAI PIU’ mi riempie di rabbia. Mi sento derubata, umiliata, offesa.
Per me una cosa è certa: ho dato troppo per quel che sto ricevendo.
Chi mi restituisce il tempo? Mi hanno rubato il bene più prezioso che una madre possa condividere con i suoi figli.
E quanto vale aver già superato un concorso? 5 punti su 100!
E – senza nessun senso – mi stanno chiedendo ancora di trascurare i miei figli e i miei studenti per prepararmi all’ennesimo concorso! Aperto a tutti!?

E’ assurdo che più si salgano i vertici della politica più aumenti la disumanizzazione. Dietro agli “abilitati”, agli “insegnanti” ci sono persone, che hanno fatto enormi sacrifici, prima di tutto umani. In nessun altro settore lavorativo dove è prevista  l’abilitazione si viene umiliati in questo modo. In nome di che cosa?
Cosa ne pensa, chi si occupa di docimologia, della selezione per “merito” tramite un concorso?
Vorrei che qualcuno trasformasse la “Buona Scuola” nel “Buon Senso”.

Icotea