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28.09.2026

Decreto legge scuola, troppo pochi i docenti di italiano per stranieri (classe A-23): in Lombardia tanti tagli

Il decreto legge scuola approvato in Consiglio dei Ministri prevede alcune novità. Tra queste il tanto discusso tetto del 30% degli alunni stranieri in classe (che non parlano la nostra lingua). Nel decreto, come ha annunciato il ministro Valditara è inserito l’obbligo per i genitori di alunni stranieri (non di seconda generazione) appena arrivati (o da poco tempo) in Italia, di imparare la nostra lingua. “Italiano strumento decisivo per l’integrazione” secondo il Governo.

Ci sono però delle criticità come la carenza di docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano (classe di concorso A-23). Come afferma la Uil Scuola Lombardia e riporta ‘Il Giorno’ nell’anno scolastico 2025/26 il Ministero aveva autorizzato 937 posti per questi docenti, ma per il 2026/27 scendono a 762. Una perdita di 28 posti solo in Lombardia. Nella Regione 1.327 sedi scolastiche su 7.729 hanno più del 30% di alunni con cittadinanza non italiana: il 17,2% del totale contro l’8,9% nazionale.

In Lombardia – afferma il sindacato – si concentra da solo il 28,5% delle sedi italiane che superano questa percentuale. Città come Mantova (30,9%), Lodi (24,8%) e Cremona (24,1%) hanno tassi elevati, mentre comuni come Corsico (72,2%) Romano di Lombardia (64,3%) e Pioltello (63,2%) arrivano a percentuali molto alte.

Genitori stranieri obbligati a imparare l’italiano ma i Cpia sono pieni (31mila adulti in lista d’attesa) e mancano gli insegnanti

Secondo i dati de ‘La Stampa’ riportati da Open, sono più di 31mila gli adulti in lista d’attesa nei 119 Cpia (su 130) censiti nell’anno scolastico 2025/26. Nel decreto scuola è però presente l’obbligo per i genitori stranieri di frequentare gratuitamente corsi di italiano, pena sanzione dai 200 ai mille euro.  

C’è già un numero di domande eccessivo riguardo la capacità di accoglienza dei Centri, spiega il presidente della rete nazionale (Ridap) alla testata. Servirebbe anche aumentare il numero degli insegnanti. Insomma secondo il presidente Emilio Porcaro, questa norma a costo zero, non può funzionare.

I Cpia peraltro si appoggiano in altre scuole e non possono organizzare i corsi quando vogliono. Le percentuali di persone in liste d’attesa sono più alte in Emilia-Romagna, Liguria e Toscana, 18.210 in tutto il Nord e 93 Cpia su 119 hanno ricevuto più domande di iscrizione dei posti disponibili.

Servirebbero anche il doppio dei docenti di quelli al momento impiegati (354). Pochi quelli specializzati (classe di concorso A023). Spesso così sono maestri o docenti di altre materie a insegnare.

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