Tetto di alunni stranieri, divieto di burqa e tanti altri provvedimenti relativi alla scuola: il decreto legge sulla scuola, annunciato nelle scorse settimane dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, non senza polemiche – è stato approvato il 24 settembre dal Consiglio dei Ministri.
Il giorno dopo l’approvazione è comparso uno striscione appeso al cancello di una scuola di Genova: “Qui nessuno è straniero”. Come riporta La Repubblica, a compiere il gesto sarebbero stati gli stessi docenti e studenti. Lo striscione è stato rimosso da poliziotti in borghese davanti a bambini e maestre due agenti, che avrebbero agito in autonomia dopo la segnalazione della Polizia Locale su un assembramento. Dopo le proteste dei genitori e le indicazioni ricevute dalla questura lo striscione è stato però restituito.
Oggi, 28 settembre, come riporta Ansa, è apparso un altro striscione: ‘La scuola che esclude è incostituzionale‘. Lo striscione è stato srotolato stamani a Genova in piazza della Meridiana vicino alla scuola. Sono centinaia i manifestanti in piazza con cartelli e striscioni.
Uno striscione simile a quello genovese, con scritto “Qui nessun* è straniero”, è apparso a Bologna, su iniziativa della Cgil, davanti un’altra scuola. Lo riporta La Repubblica.
A Torino, nel frattempo, sempre davanti un istituto scolastico, le forze dell’ordine sono intervenute per rimuovere uno striscione affisso dalla RSU. Il testo dello striscione recitava un principio fondamentale della nostra Repubblica: “La scuola è aperta a tutti” (Art. 34 della Costituzione Italiana).
“Esprimiamo piena e incondizionata solidarietà a tutte le colleghe, ai colleghi, ai docenti, al personale ATA e alla RSU. Colpire chi difende quotidianamente il diritto all’istruzione non farà tacere la voce di chi la scuola la vive e la costruisce ogni giorno.
Nessun intervento di rimozione potrà cancellare i valori dell’integrazione, della coesione e dell’uguaglianza sostanziale previsti dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione. La risposta alla presenza di alunne e alunni con background migratorio non è il contingentamento numerico o la censura, ma più tempo scuola, riduzione degli alunni per classe, organici stabili , presidi specialistici di Italiano L2 e mediazione culturale.
Rilanciamo con ancora più forza la mobilitazione in tutte le scuole del Paese: invitiamo tutte le comunità scolastiche ad esporre e moltiplicare i cartelli e gli striscioni a difesa della scuola pubblica e della Costituzione. La scuola pubblica non esclude, non separa, non divide: la scuola pubblica attua la Costituzione ogni giorno!”, così si è espressa Flc Cgil di Torino.
“Abbiamo chiesto chiarimenti in questura e la decisione di rimuovere lo striscione non è partita da loro”. Così la sindaca di Genova Silvia Salis durante l’incontro con i genitori della scuola primaria, dopo avere chiacchierato con gli alunni.
“E’ un gesto che ha spaventato i bambini – ha continuato – e sono qua per questo. Loro stessi mi hanno detto che vogliono scrivere sia al presidente del consiglio che al presidente della Repubblica perché non sono d’accordo con quello che sentono in televisione. Loro vogliono dire che la scuola deve rimanere per tutte e tutti”.
Per Salis, “dicono con le parole dei bimbi, quello che la politica non riesce a dire perché parla di un paese che non esiste, che non esiste più da anni. La realtà sono questi bambini, queste bambine con le loro differenze, loro storie diverse, la loro provenienza diversa e il fatto di far parte tutti della Repubblica italiana. Io sono andata a dire loro che in questa città non la pensiamo come il Governo”.
“Avevamo fatto questo lavoro con i bambini in più lingue. Dalla dirigenza non ne sapevano niente, la modalità è stata terribile. Come facciamo a spiegare i bambini che tutto il lavoro che abbiamo fatto, in più lingue, è stato strappato? E perché, per cosa?”, ha detto una docente.
“Non è un incidente: la repressione del dissenso è il marchio di fabbrica di questo Governo. Ma ogni volta che prova a zittire qualcuno, non fa altro che muovere indignazione. Lo abbiamo visto al Giro d’Italia, quando la polizia bussò a una casa di Putignano per far togliere una bandiera palestinese dal balcone: da lì le bandiere si sono moltiplicate lungo le strade, fino a diventare un fenomeno di massa. Oggi accadrà lo stesso: ogni scuola d’Italia che ne senta l’esigenza esponga quello striscione. Perché nessuno è straniero, e nessuno ci farà stare zitti”: lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.
La prima misura del decreto riguarda la composizione delle classi. La presenza di studenti non italofoni proveniente dall’estero in ogni aula non potrà superare, dall’anno scolastico 2027/2028, la soglia fissata al 30 per cento nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Non c’è distinzione fra cittadini dell’Unione europea ed extracomunitari. Il criterio non è infatti la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana.
La previsione varrà da subito per i nuovi arrivi. Il ministro ha precisato che questo non significa disarticolare le classi già formate: la legge interverrà sulle nuove iscrizioni in corso d’anno scolastico ma non è prevista alcuna modifica per il 2026/2027 per le sezioni già formate.
Il decreto introduce alcune eccezioni al tetto del 30% che sarà dunque flessibile. Se un alunno ha già frequentato due anni nella scuola dell’infanzia o tre negli altri gradi di istruzione (primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado) non rientra nella soglia.
Inoltre, se la scuola, in prima battuta, o l’ufficio scolastico regionale, in seconda, non riescono a individuare un istituto di prossimità, come già avviene per le iscrizioni in esubero, le nuove norme non si applicano.
Il decreto insomma va calato nella realtà, “nel rispetto del principio di prossimità e di piena effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative”.
Ecco cosa ha detto in merito: “Il tema è ricorrente, diversi ministri se ne sono occupati. Prima è stato affrontato a livello di circolare, ora diventa legge ed è cogente. La norma si riferisce a chi non conosce la nostra lingua. Con il coordimento degli Usr, per evitare inerzie. Gli Usr indirizzeranno gli studenti in scuole di prossimità”.
Per aiutare le scuole che ricadono nei casi di deroga, il decreto stanzia 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 destinati ad attivare corsi di potenziamento linguistico. La misura è legata a quella già in vigore dall’anno scolastico 2025/26, che prevede l’affiancamento di circa mille docenti L2 assunti dal ministero per il potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi in cui i non italofoni siano più del 20%.
Negli istituti scolastici scatterà il divieto di indossare il velo integrale. Il decreto vieta sia il niqab, cioè l’indumento che lascia scoperti gli occhi, sia il burqa, che copre interamente il corpo e il volto lasciando una griglia di tessuto all’altezza degli occhi.
“Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”, si legge nella bozza. E’ prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che, quando la violazione è commessa da un minore, si applica al genitore.
Ecco il commento di Valditara: “Poi c’è il mascheramento del volto, burqa, caschi, mascherine, niqab.
Nel decreto sono previsti corsi di lingua italiana rivolti ai genitori di alunni che si trovano in situazioni di ritardo educativo grave. La scuola dovrà segnalare i casi ai servizi sociali territoriali, che potranno definire un progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità, con frequenza presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) e obiettivo di conseguire una certificazione almeno di livello A2.
Sono esclusi i genitori con gravi limitazioni della capacità di apprendimento linguistico dovute all’età, a patologie o disabilità, certificate da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.