Il Consiglio dei Ministri, riunito il 24 settembre 2026, ha approvato un decreto-legge con misure urgenti per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027. Il provvedimento, proposto dalla Presidente Giorgia Meloni con il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, tocca il sostegno agli alunni con disabilità, l’integrazione degli studenti stranieri e la formazione superiore.
Il ministro Valditara, ha spiegato le ragioni del decreto su Rai 1 a ‘Porta a porta’:
“Perché c’è tanta opposizione? Perché l’opposizione ha pochi argomenti e cerca di polemizzare con delle argomentazioni ridicole. Prendiamo il caso del burqa o del niqab, ma come si può essere contro il patriarcato, rivendicare la dignità della donna e poi considerare burqa e niqab come espressioni di identità culturali. Ma anche il tema del 30%, se vado a prendere le relazioni dell’OCSE dicono che laddove la maggioranza dei ragazzi e ancor peggio la totalità o quasi siano concentrati in una classe e non conoscano la lingua italiana, gli apprendimenti peggiorano sensibilmente, sia per i ragazzi stranieri, sia per quei pochi ragazzi italiani che stanno in quella classe”.
“Abbiamo assunto questo provvedimento perché riteniamo che l’italiano sia un grande strumento di integrazione e non è un caso che noi abbiamo anche con le Indicazioni Nazionali potenziato grammatica e sintassi, abbiamo già l’anno scorso previsto il tema dei NAI (nuovi arrivati in Italia) che se superano il 20% in una classe hanno diritto ad avere un insegnante specializzato nell’insegnamento dell’italiano a chi non lo conosce. Ma abbiamo fatto Agenda Sud e Agenda Nord dove valorizziamo la partecipazione dei genitori e investiamo 600 milioni di euro nelle scuole di periferia delle grandi città”.
“Secondo i dati Invalsi le competenze di un ragazzo straniero di prima generazione ammontano a un anno in meno sull’italiano rispetto a un ragazzo italiano sulla conoscenza della lingua e per quanto riguarda la cosiddetta dispersione implicita (il raggiungimento della sufficienza nelle competenze di base, sull’italiano) la inadeguatezza nelle competenze sulla lingua italiana, 5% italiana, 10% di inadeguatezza stranieri”.
Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, potrebbe esserci in alcuni territori qualche difficoltà di tipo logistico per le iscrizioni a scuola:
“Le difficoltà possono essere di tipo logistico. È sacrosanto che se vogliamo insegnare l’italiano a chi non è italofono dev’esserci una minoranza di non italofoni immersa in una maggioranza di italofoni. Noi abbiamo in alcune zone di Milano, Roma, Prato, Monfalcone, una concentrazione residenziale di cittadini provenienti da altri Paesi. Allora è evidente che se io ho soltanto una scuola in quel contesto, se parliamo di bambini della primaria, questi non possono andare a 5 o a 10 chilometri, quindi se ci fosse un solo plesso scolastico che possa accoglierli, è ovvio che si potrebbe superare questo limite del 30%. Sdoppiare una classe è una possibilità, ma questo dipende dalle risorse che il Ministero metterà a disposizione”.
“Quando un genitore deve iscrivere un figlio a scuola, ne indica quattro e se si raggiunge il tetto di iscrizioni in quella scuola, è costretto a portare suo figlio in una delle altre – spiega il Ministro – Non sono solo le elementari, sono anche le medie e le superiori in cui ci sono numeri consistenti di ragazzi che non parlano la lingua italiana o la parlano male e che sono di origine straniera”.