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25.09.2026

Decreto scuola, striscione di docenti e alunni di un istituto con scritto “Qui nessuno è straniero”: rimosso dalla Polizia e poi restituito

Tetto di alunni stranieri, divieto di burqa e tanti altri provvedimenti relativi alla scuola: il decreto legge sulla scuola, annunciato nelle scorse settimane dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, non senza polemiche – è stato approvato ieri pomeriggio dal Consiglio dei Ministri.

All’indomani dell’approvazione oggi, 25 settembre, è comparso uno striscione appeso al cancello di una scuola di Genova: “Qui nessuno è straniero”. Come riporta La Repubblica, a compiere il gesto sarebbero stati gli stessi docenti e studenti.

Questa mattina in orario di entrata a scuola lo striscione è stato rimosso da poliziotti in borghese davanti a bambini e maestre due agenti, che avrebbero agito in autonomia dopo la segnalazione della Polizia Locale su un assembramento.

Nella ricostruzione dei docenti, che raccontano di aver chiesto e ottenuto di “poter vedere il distintivo della Polizia di Stato da parte di chi staca rimuovendo lo striscione” ma di non aver ottenuto “altra spiegazione sui motivi della rimozione” – precisa Francesca Pastore, avvocata e presidente dell’associazione che riunisce i genitori degli alunni della scuola – il tutto sarebbe avvenuto “con modi e toni violenti, che hanno spaventato i bambini di passaggio per entrare nelle classi”.

Dopo le proteste dei genitori e le indicazioni ricevute dalla questura lo striscione è stato però restituito. Anche perché l’agente responsabile dell’operazione, che in un primo tempo aveva di fatto considerato lo striscione come un’affissione esterna, non voluta dalla scuola e dai genitori delle classi, ha compreso l’errore.

La nota ufficiale

In giornata è arrivato il comunicato della questura: “Intorno alle ore 08.30 odierne, personale dipendente impiegato nell’ordinario servizio di controllo del territorio in abiti civili, procedeva d’iniziativa alla rimozione di uno striscione appeso sulla cancellata della scuola situata nel centro storico. Lo striscione recava la frase ‘Qui nessun* è stranier*’.

“L’intervento sul posto era originato da una segnalazione proveniente dalla Sala Operativa della Polizia Locale. Accertato che lo striscione era stato collocato dai genitori degli alunni presenti sul posto, veniva subito riconsegnato. Il Questore ha avviato immediati approfondimenti interni sulle ragioni dell’intervento”.

Le parole della sindaca Salis

“Abbiamo chiesto chiarimenti in questura e la decisione di rimuovere lo striscione non è partita da loro”. Così la sindaca di Genova Silvia Salis durante l’incontro con i genitori della scuola primaria, dopo avere chiacchierato con gli alunni.

“E’ un gesto che ha spaventato i bambini – ha continuato – e sono qua per questo. Loro stessi mi hanno detto che vogliono scrivere sia al presidente del consiglio che al presidente della Repubblica perché non sono d’accordo con quello che sentono in televisione. Loro vogliono dire che la scuola deve rimanere per tutte e tutti”.

Per Salis, “dicono con le parole dei bimbi, quello che la politica non riesce a dire perché parla di un paese che non esiste, che non esiste più da anni. La realtà sono questi bambini, queste bambine con le loro differenze, loro storie diverse, la loro provenienza diversa e il fatto di far parte tutti della Repubblica italiana. Io sono andata a dire loro che in questa città non la pensiamo come il Governo”.

“Avevamo fatto questo lavoro con i bambini in più lingue. Dalla dirigenza non ne sapevano niente, la modalità è stata terribile. Come facciamo a spiegare i bambini che tutto il lavoro che abbiamo fatto, in più lingue, è stato strappato? E perché, per cosa?”, ha detto una docente.

“Non è un incidente: la repressione del dissenso è il marchio di fabbrica di questo Governo. Ma ogni volta che prova a zittire qualcuno, non fa altro che muovere indignazione. Lo abbiamo visto al Giro d’Italia, quando la polizia bussò a una casa di Putignano per far togliere una bandiera palestinese dal balcone: da lì le bandiere si sono moltiplicate lungo le strade, fino a diventare un fenomeno di massa. Oggi accadrà lo stesso: ogni scuola d’Italia che ne senta l’esigenza esponga quello striscione. Perché nessuno è straniero, e nessuno ci farà stare zitti”: lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs.

Il tetto del 30% di studenti stranieri

La prima misura del decreto riguarda la composizione delle classi. La presenza di studenti non italofoni proveniente dall’estero in ogni aula non potrà superare, dall’anno scolastico 2027/2028, la soglia fissata al 30 per cento nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Non c’è distinzione fra cittadini dell’Unione europea ed extracomunitari. Il criterio non è infatti la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana.

La previsione varrà da subito per i nuovi arrivi. Il ministro ha precisato che questo non significa disarticolare le classi già formate: la legge interverrà sulle nuove iscrizioni in corso d’anno scolastico ma non è prevista alcuna modifica per il 2026/2027 per le sezioni già formate.

Il decreto introduce alcune eccezioni al tetto del 30% che sarà dunque flessibile. Se un alunno ha già frequentato due anni nella scuola dell’infanzia o tre negli altri gradi di istruzione (primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado) non rientra nella soglia.

Inoltre, se la scuola, in prima battuta, o l’ufficio scolastico regionale, in seconda, non riescono a individuare un istituto di prossimità, come già avviene per le iscrizioni in esubero, le nuove norme non si applicano.

Il decreto insomma va calato nella realtà, “nel rispetto del principio di prossimità e di piena effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative”.

Ecco cosa ha detto in merito: “Il tema è ricorrente, diversi ministri se ne sono occupati. Prima è stato affrontato a livello di circolare, ora diventa legge ed è cogente. La norma si riferisce a chi non conosce la nostra lingua. Con il coordimento degli Usr, per evitare inerzie. Gli Usr indirizzeranno gli studenti in scuole di prossimità”.

I fondi per il potenziamento linguistico

Per aiutare le scuole che ricadono nei casi di deroga, il decreto stanzia 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 destinati ad attivare corsi di potenziamento linguistico. La misura è legata a quella già in vigore dall’anno scolastico 2025/26, che prevede l’affiancamento di circa mille docenti L2 assunti dal ministero per il potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi in cui i non italofoni siano più del 20%.

Il divieto di burqa e niqab

Negli istituti scolastici scatterà il divieto di indossare il velo integrale. Il decreto vieta sia il niqab, cioè l’indumento che lascia scoperti gli occhi, sia il burqa, che copre interamente il corpo e il volto lasciando una griglia di tessuto all’altezza degli occhi.

“Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”, si legge nella bozza. E’ prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che, quando la violazione è commessa da un minore, si applica al genitore.

Ecco il commento di Valditara: “Poi c’è il mascheramento del volto, burqa, caschi, mascherine, niqab.

I corsi di italiano per i genitori

Nel decreto sono previsti corsi di lingua italiana rivolti ai genitori di alunni che si trovano in situazioni di ritardo educativo grave. La scuola dovrà segnalare i casi ai servizi sociali territoriali, che potranno definire un progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità, con frequenza presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) e obiettivo di conseguire una certificazione almeno di livello A2.

Sono esclusi i genitori con gravi limitazioni della capacità di apprendimento linguistico dovute all’età, a patologie o disabilità, certificate da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

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